Fuori alla sede della municipalità di Bagnoli
Manganellate sul corteo contro l’America’s Cup
La giunta napoletana del neopodestà “meloniano” Manfredi indossa la camicia nera
Redazione di Napoli
Si è tolto completamente la maschera del “bravo sindaco” Gaetano Manfredi con le manganellate di martedì 3 marzo nella manifestazione chiamata dai sindacati di base, con in testa l’USB regionale, e i Comitati territoriali della zona Ovest di Napoli. Proprio sulla questione Bagnoli, che dall’inizio degli anni Novanta le giunte di “centro-sinistra” non sono riuscite a risolvere, di fallimento in fallimento fino all’attuale, si risponde con la repressione contro i manifestanti che evidenziano i progetti inutili, che danneggiano il quartiere e le masse popolari, che non risolve la problematica della bonifica dell’intera area.
Convocata per le 13:30 e diretta verso il consiglio municipale, la manifestazione attraversava il quartiere di Bagnoli per contestare la colmata di cemento per le strutture dell’America’s Cup - ribattezzata dai partecipanti “America’s Pacco” - della prossima estate. Di fronte alle richieste dei comitati cittadini e delle realtà di attivisti, la giunta Manfredi ha risposto con un Consiglio comunale a porte chiuse e con le vie d’accesso per il palazzo della municipalità di Bagnoli totalmente blindate dalle “forze dell’ordine” del ministro Piantedosi, impedendo l’accesso non solo ai manifestanti, ma anche agli abitanti del quartiere, inclusi pensionati e operai che sono stati scaraventati a terra dagli agenti in tenuta antisommossa.
Non ha tardato ad arrivare la “risposta” mediatica da parte del regime neofascista e della giunta antipopolare che ha ormai definitivamente indossato la camicia nera, che è arrivata a parlare di presunti scontri iniziati dai manifestanti e di agenti feriti, nonostante video e foto condivisi su Internet mostrino una realtà totalmente opposta, ovverosia manifestanti pacifici attaccati e posti in stato di fermo senza aver posto alcun contatto fisico o di altro tipo con le “forze dell’ordine”, limitandosi soltanto a scavalcare le transenne per cercare di accedere al Consiglio comunale.
Il consiglio, a dispetto di quanto dichiarato dal neopodestà e barone Manfredi, non era affatto aperto a tutti, con un accesso limitato soltanto a partiti e associazioni in rappresentanza dei privati che hanno tutto l’interesse a cementificare un’area storica della città di Napoli, che andrebbe invece bonificata e adibita a parco pubblico e spiaggia libera.
Importanti le dichiarazioni in merito del CSOA di Villa Medusa di Bagnoli, di cui riportiamo gli spezzoni più significativi: “la 'partecipazione' millantata dal sindaco e dalla struttura commissariale era in realtà una convention tra partiti, con inviti a privati e organizzazioni costituite ad hoc. Di concerto con le forze dell’ordine i devastatori organizzati di Bagnoli hanno fatto ancora di peggio: blindato e transennato tutte strade di accesso alla municipalità, camionette di traverso per controllare gli accessi, pattugliamenti di funzionari di polizia in tutto il quartiere, centinaia di poliziotti mobilitati contro gli abitanti. Questa è la partecipazione del sindaco Manfredi, una partecipazione 'meloniana', rappresentazione perfetta del partito unico che vuole sventrare Bagnoli per affari privati e speculativi”.
Gli organizzatori hanno denunciato che un abitante è stato posto in stato di fermo e portato in questura, mentre altri sono stati feriti, il tutto a protezione di una riunione fatta solo da consiglieri comunali e municipali: “Specifichiamo - hanno continuato gli organizzatori - che le solite menzogne su presunti agenti feriti stanno già circolando: è tutto falso, perché nessun contatto c’è stato se non l’aggressione della polizia. La lotta in ogni caso non si ferma, nonostante questo ennesimo attacco”.
Sottoscriviamo tutto ciò, invitando tutte le realtà del territorio partenopeo, a proseguire la lotta contro una giunta i cui interessi sono ben lontani da quelli del proletariato e delle masse popolari, un’amministrazione incapace di far fronte alle problematiche del territorio, lavoro e casa su tutte, ma anche la lotta alla criminalità organizzata, l’inefficienza dei trasporti, i tagli alla spesa pubblica e ai servizi sanitari, preoccupata soltanto di turistificare e gentrificare il centro storico di Napoli a scapito del diritto all’abitare ed infine pienamente favorevole alla militarizzazione del territorio, alle “zone rosse” e ai “pacchetti sicurezza” di Mussolini in gonnella.
11 marzo 2026