Passa al Senato il Ddl per reprimere il dissenso antisionista e contro Israele
Il PD si astiene e sei suoi senatori votano a favore

Se completerà il suo iter parlamentare lo sciagurato disegno di legge che equipara antisemitismo ad antisionismo e che è stato approvato lo scorso 4 marzo al Senato, frasi quali “il pretesto dell’olocausto è stato utilizzato e manipolato per la creazione dello Stato di Israele” o “ci opponiamo fermamente all’esistenza dello Stato sionista di Israele” potranno portare chi le pronuncia o chi le scrive di fronte a un Tribunale italiano con l’infamante accusa di antisemitismo, poiché il disegno di legge equipara i due concetti, tra di loro ben distinti, di antisemitismo e di antisionismo, vietando pertanto di fatto qualsiasi critica all’entità sionista e impedendo persino che venga sollevata la questione del genocidio.
Si tengano bene a mente le due frasi sopra esposte, perché non sono state scritte a caso, e al termine di questo articolo spiegheremo sia il contesto nel quale sono state pronunciate sia chi ne è l’autore.
Il Senato, comunque, ha approvato tale mistificatorio disegno di legge con 105 voti provenienti, oltre che dalla maggioranza che sostiene il governo nero e imbroglione della Meloni, da Italia Viva, da Azione e da sei senatori del Partito Democratico (Delrio, che aveva presentato un analogo disegno di legge, Verini, Bazoli, Zampa, Sensi e Casini) mentre 24 voti contrari sono pervenuti da Avs e M5S e 21 senatori del Pd si sono astenuti. Anche in questa occasione, com'era già avvenuto per l'equiparazione del comunismo al fascismo e per la proclamazione del Giorno del ricordo, il PD è passato armi e bagagli dalla parte dei nemici del popolo e dei settori più reazionari e criminali della storia.
Ora il disegno di legge passa alla Camera, e se sarà approvato nello stesso testo anche da quest’ultima, tale librticida disegno legislativo entrerà in vigore e dispiegherà i suoi effetti.
Ricordiamo brevemente in che cosa consiste il disegno di legge approvato che, presentato lo scorso agosto dall'ex MSI-DN Gasparri e ora senatore di Forza Italia, fa entrare ufficialmente nell’ordinamento giuridico italiano la controversa definizione di antisemitismo adottata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto nel 2016, con la conseguenza diretta che contro coloro che criticano Israele o il sionismo potrà essere applicato l’articolo 604 bis del codice penale (che prevede fino a quattro e nei casi più gravi fino a sei anni di reclusione): non ci sono dubbi che qualche organizzazione o associazione legata a doppio filo con il sionismo che la foraggia – perché se Israele non aprisse i cordoni della borsa tali enti neppure esisterebbero – troverebbe il modo di rimpinguare il patrimonio dell’ente con lo strumento della denuncia e della costituzione di parte civile.
È chiaro, infatti, che il disegno di legge approvato porta il marchio dell’entità sionista che, aborrita ormai dai popoli del mondo per aver perpetrato un genocidio, gioca tutte le sue carte, compresa quella della conclamata menzogna, pur di accusare di antisemitismo persino chiunque condanni il conclamato genocidio perpetrato dai sionisti e insieme ad esso lo Stato e le forze armate che lo hanno programmato e attuato: se il regime sionista non si è fatto scrupoli di accusare di antisemitismo il segretario generale dell’Onu, António Guterres, e la relatrice speciale della stessa organizzazione internazionale, Francesca Albanese perché hanno osato condannare il sistematico sterminio di decine di migliaia di palestinesi innocenti, non c’è da stupirsi che lo stesso regime predatorio abbia pescato nel torbido parlamento italiano, attingendo a piene mani ai fiancheggiatori del sionismo affinché le istituzioni legislative italiane partorissero una simile mostruosità storica, politica e giuridica.
Equiparare coloro che compiono una legittima critica e una doverosa condanna a un’entità statuale che si è macchiata di un genocidio a coloro che ignobilmente imbrattano sinagoghe, prendono a calci nel sedere fedeli ebrei o ingiuriano rabbini (ossia gli antisemiti) è una mostruosità giuridica, ed è disonesto da parte di chicchessia inserire le critiche e le condanne al sionismo, a Israele e ai crimini compiuti nel nome sia dell’uno che dell’altro nel calderone indistinto degli atti di antisemitismo.
Solo per fare un esempio infatti, la stragrande maggioranza delle fattispecie riportate come atti di antisemitismo nelle 88 pagine del Rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia 2025 (edito dal Centro di documentazione ebraica contemporanea, una fondazione con scopi di ricerca storica e scientifica), lungi dall’essere inquadrabili come atti direttamente perpetrati ai danni degli ebrei in quanto appartenenti a quella comunità religiosa, riguardano in realtà condanne e critiche, da parte di tantissimi antimperialsti compresi tantissimi ebrei, nei confronti di Israele, del suo regime, delle sue istituzioni e delle sue forze armate, nei confronti dell’ideologia sionista e dei suoi caporioni israeliani e mondiali nonché dei suoi fiancheggiatori italiani, la condanna di un genocidio e l’accusa nei confronti dell’entità sionista che lo ha perpetrato e dei fiancheggiatori che lo hanno permesso e giustificato. Nel rapporto citato la parola ‘Israele’ compare infatti 78 volte, ‘israeliane’ 9 volte ‘israeliani’ 8 volte, ‘israeliano’ 6 volte, ‘israeliana’ 5 volte, ‘sionisti’ 38 volte, ‘sionista’ 25 volte, ‘sionismo’ 21 volte, ‘sioniste’ 4 volte, ‘Netanyahu’ 2 volte, e da ciò appare evidente che per ben 196 volte il rapporto prende in esame fattispecie legate solo ed esclusivamente alla questione politica mediorientale, per cui non vi sono dubbi che si riferisca all'antisionismo e non già all'antisemitismo. D’altra parte nello stesso rapporto il termine ‘comunità ebraiche’ compare 17 volte, ‘comunità ebraica’ 10 volte, ‘rabbino’ 4 volte, ‘rabbini’ 1 volta, ‘sinagoga’ 4 volte, ‘sinagoghe’ 3 volte, ‘stella di David’ 6 volte, ‘kippah’ 3 volte, ‘kippà’ 1 volta, ‘kosher’ 1 volta, e da ciò appare evidente che solo 50 volte il rapporto menziona fattispecie inequivocabilmente e univocamente collegate alla vita religiosa, liturgica e culturale del mondo ebraico italiano, per cui entra in gioco l’antisemitismo. È evidente quindi, e lo afferma implicitamente lo stesso rapporto nella statistica dei concetti e delle parole usate, che la stragrande maggioranza degli episodi che vengono bollati come atti di antisemitismo sono in realtà critiche al sionismo, a Israele e riguardano lil mondo della politica e non quello della discriminazione religiosa antigiudaica.
I democratici e gli antimperialisti non ci stanno a questa trappola linguistica, semantica e legislativa, e il 14 marzo a Roma alle ore 14 in piazza della Repubblica manifesteranno e protestaranno, tra l’altro, contro questa ignominiosa equiparazione tra antisemitismo e antisionismo, e il PMLI insieme al suo organo Il Bolscevico invitano tutti i sinceri democratici, tutti i progressisti, tutti coloro ai quali sta a cuore la verità e che odiano la mistificazione a partecipare per far sentire la propria presenza e la propria voce.
Ora però, giunti alla fine di questo articolo, è venuto il momento di rivelare chi è l’autore delle due frasi citate all’inizio di questo articolo, un autore che ovviamente la miopia del legislatore italiano bollerebbe come antisemita e magari lo chiamerebbe a rispondere, non senza imbarazzo, di tale infamante accusa di fronte a un Tribunale: i giudici sarebbero imbarazzati eccome, perché si tratta del rabbino statunitense Israele Davide Weiss, portavoce del movimento ebraico ortodosso Neturei Karta, noto esegeta biblico e teologo. Egli ha affermato in un’intervista rilasciata il 24 aprile 2013 all’Associazione Islamica Imam Mahdi a margine della Conferenza di Ginebra dell’ONU contro il razzismo e la discriminazione (la frase riportata all’inizio dell’articolo è evidenziata in grassetto): “noi non neghiamo l’olocausto. I miei nonni sono morti ad Auschwitz. Comunque il pretesto dell’olocausto è stato utilizzato e manipolato per la creazione dello Stato di Israele e questo è inammissibile. È stato molto doloroso aver perso i miei nonni nei campi di concentramento ma ancor più doloroso è stato vederli usati per la fondazione di un’entità illegittima e criminale come quella di Israele” (l’intervista integrale si può leggere su https://islamshia.org/intervista-al-rabbino-dovid-weiss-naturei-karta/?doing_wp_cron=1772894412.8601748943328857421875).
Lo stesso autorevole rabbino il 12 marzo 2006 aveva rilasciato all’emittente televisiva iraniana YNetNews un’altra intervista, nella quale affermava (anche stavolta la frase riportata all’inizio dell’articolo è evidenziata in grassetto): “vogliamo che il mondo sappia che ciò che si sta perpetrando contro il popolo palestinese – l’oppressione, la sottomissione, le terribili crudeltà – non è compiuto in nome della nostra religione, non in nome della stella di David, non in nome del popolo ebraico nel mondo, il quale è fedele alla religione ebraica. Ed è proprio perché siamo ebrei e fedeli alla nostra religione che ci opponiamo fermamente all’esistenza dello Stato sionista di Israele . Lo definisco Stato sionista perché è sionista, e non ebraico. Il giudaismo nella Torah vieta agli ebrei di avere una propria sovranità, una entità ebraica a partire dalla distruzione dei templi e qualsiasi ebreo fedele alla Torah non aspira alla creazione di uno Stato ebraico. È anche fatto divieto di uccidere o rubare. L’intero concetto di derubare questa terra al popolo palestinese è completamente antitetico e contraddittorio rispetto alla nostra religione, il giudaismo” (l’intervista integrale si può leggere su https://www.infopal.it/la-posizione-dei-neturei-karta-yisroel-dovid-weiss-come-ebrei-abbiamo-il-dovere-di-sostenere-la-causa-palestinese/).
Tale visione è condivida da milioni di ebrei democratici nel mondo, basti pensare al milione di ebrei ortodossi che vivono per motivi religiosi entro i confini israeliani, soprattutto a Gerusalemme, e che si rifiutano sia gli uomini sia le donne, sin dalla fondazione dello Stato di Israele nel 1948, di svolgere il servizio militare nell’entità sionista semplicemente perché non riconoscono alcuna legittimità a quello Stato che reputano indegno di esistere. I loro padri, nonni e bisnonni ebrei ortodossi non ebbero problemi ad arruolarsi a centinaia di migliaia nell’Armata Rossa di Stalin o nelle Forze Armate degli Stati Uniti di Roosevelt durante la seconda guerra mondiale perché allora essi ritenevano, da ebrei ortodossi, di dover combattere una battaglia giusta, ma evidentemente non la pensano allo stesso modo a proposito di Israele e delle sue forze armate genocide.
È importante, sempre per marcare la differenza che esiste tra sionismo ed ebraismo (e quindi tra antisionismo e antisemitismo) anche il punto di vista di un altro studioso dell’ebraismo di fama mondiale, il rabbino Giacobbe Shapiro di New York, il quale ha affermato in un’intervista resa al podcast The Palestine Pod il 9 agosto 2023: “conoscete questa assurdità secondo cui l'antisionismo è antisemitismo? Il motivo per cui hanno inventato, hanno inventato questa cosa, Benjamin Netanyahu lo scrive nel suo libro e Israele lo pubblica sul suo sito web, è un'equazione: ‘il Giappone è per i giapponesi quello che la Francia è per i francesi, quello che Israele è per gli ebrei’. Ed ecco la seconda metà della formula: ’E proprio come non puoi essere contro l'esistenza della Francia e dire: ‘Voglio ancora che il popolo francese esista', non puoi essere contro l'esistenza del Giappone e dire: 'Voglio che il popolo giapponese esista'. Non puoi dire, allo stesso modo, 'Sono contro l'esistenza di Israele e voglio che il popolo ebraico esista'’. Vedete, è tutto questo furto d'identità. Volete sapere qual è la mia soluzione? La mia soluzione è negare il sionismo, invece di investire tutte le energie e le risorse nel discutere... Soluzione a uno stato/soluzione a due stati. Queste discussioni non portano da nessuna parte. Dobbiamo recidere il legame tra Israele e gli ebrei. Quel legame si chiama sionismo” (l’intervista integrale si può leggere, con link al video integrale, su https://media-mondo.com/en/videos-en/interview-rabbi-yaakov-shapiro-the-palestine-pod).
Posizioni simili di condanna inappellabile nei confronti del sionismo e dello Stato di Israele sono state sostenute in passato da importantissime personalità dell’ebraismo ortodosso a livello mondiale quali il rabbino ungherese di lingua yiddish Gioele Teitelbaum (1887-1979) fondatore del movimento Satmar, il rabbino capo dell’Iran Giuseppe Hamadani Cohen (1916-2014) che già ai tempi dello Scià definiva Israele “Stato antiebraico” e il rabbino ungherese di lingua yiddish Mosé Dov Beck (1934-2021), uno dei più importanti esponenti del movimento Neturei Karta, una posizione che oggi viene proseguita da milioni di ebrei in tutto il mondo, anche dentro i confini di Israele.
Chiarita quindi, per bocca di studiosi che non possono essere accusati di antisemitismo - semplicemente perché sono essi stessi ebrei, anzi eminenti esponenti della cultura ebraica internazionale – l’abissale differenza che intercorre tra l’ebraismo (che è una religione) e il sionismo (che è una dottrina politica) e quindi tra antisemitismo (che è un abominevole atto di discriminazione) e antisionismo (che è una posizione critica nell’ambito della politica), il contenuto del disegno di legge appena approvato deve essere rigettato nel modo più fermo e rigoroso.
 

11 marzo 2026