Lettere

Vorrei incontrare il PMLI in Umbria
Sono un giovane comunista o per meglio dire un qualcuno che sta cercando di studiare al meglio questa ideologia poiché ne sono molto affascinato, volevo sapere se era possibile avere qualche informazione in generale sul PMLI e soprattutto su possibili incontri qui in regione Umbria.
Samuele - Umbria

Giorgia Mussolini in gonnella e la copertura delle violenze nelle carceri minorili
Sfogliando le cronache romane, non ho potuto non soffermarmi su quanto sia accaduto nell'Istituto Penitenziario Minorile di Casal del Marmo: diversi minori di origini straniere e di età compresa tra i 15 ei 18 anni sono stati pestati e minacciati con oggetti contundenti dalle guardie fasciste del carcere. Inutile sottolineare la codardia dei suddetti servi del governo, i quali hanno avanzato violenze in aree "off-radar", non coperte da alcuna videocamera di sorveglianza.
A fare ancora più scalpore sono state soprattutto le risposte del nostro governo fascista: infatti, nonostante non sia la prima volta che episodi simili accadono, la giustizia e i ministri corrotti non si sono ancora adoperati concretamente; l'unica proposta fallace di Giorgia Mussolini in gonnella Meloni è stata quella di promuovere, insieme al suo consiglio fascista, il decreto Caivano per cercare di ridurre l'affluenza minorile nei penitenziari. Inutile dire che la stessa legge non è stato altro che l'ennesimo tentativo di insabbiare le atrocità commesse dai suoi pupilli fascisti nelle carceri italiane, luoghi nei quali dovrebbe vigere la sorveglianza e la sicurezza, non un'alternanza perpetua di delitti e castighi.
Alessio - Genzano (Roma)

L'antipolitica tribale di Storace
Vengo a sapere di un fatto tanto ridicolo quanto pericoloso; Francesco Storace, ex ministro della Salute, senatore e presidente della Regione Lazio, su uno dei suoi ultimi post di X scrive “#CasaPound mi ha invitato per domani sera a parlare del #referendum sulla giustizia. E io ci andrò volentieri sperando che la #Schelin non faccia fare un altro manifesto fake dal Pd. Mi piace che si cominci con una mobilitazione capillare per il Sì al referendum”.
Se uno dei suoi piani era quello di fare "scalpore" tra i media, beh, ci è riuscito, soprattutto citando direttamente "#CasaPound" alla prima riga del suo post. Se uno dei suoi piani era invece quello di fare un post genuino in un cui voleva esprimere le sue idee, allora ha sbagliato completamente: non solo la partecipazione alla riunione del gruppo neofascista per antonomasia è ridicola, ipocrita, soprattutto per il suo passato, facilmente criticabile, da senatore e ministro della Repubblica italiana, Repubblica dichiaratamente antifascista e contro ogni gruppo antipolitico quale Casapound, ma i l messaggio finale che vuole trasmettere, “mobilitazione capillare per il Sì al referendum” è proprio il motivo della degenerazione della politica odierna. Mobilitare capillarmente un "pensiero" iniettando retorica velenosa in un gruppo (debole e mancante di spirito critico), anziché avere un'idea personale, è il motivo per cui non si ha più la sana competizione del dibattito, ma solo uno scontro tribale.
Storace addirittura, con tono ironico, spera che nessun altro "fake manifesto" (chissà che cosa volesse intendere) venga fatto dal PD quando è in realtà proprio l'ala destra la prima a creare manifesti e volantini, con il faccione di Meloni alla Zio Sam, che usano le vittime di stupro per racimolare i Sì.
Sotto il post si denuncia giustamente la vuota dichiarazione di Storace, il quale si prende il tempo di rispondere laconicamente (uso forse un eufemismo, di sicuro gli spartani avevano più dignità di lui) ad ogni commento, giocando come uno zuzzurellone sulla situazione, scrive un commentatore: “Giusto CasaPound ti può invitare... fattele due domande”. Risponde Storace, “Sai, sono gentili”, sì... rinomati proprio per la gentilezza e l'onestà. Se vede come "politica" quello che ha scritto, allora vorrei sapere se vede come "edificio in regola" la sede occupata di Casapound. Tutto si parla, fuorché di politica e giustizia.
Paolo - Roma

Montagna, il nuovo elenco divide la Toscana: esclusi Comuni con alta fragilità
La nuova classificazione dei Comuni montani continua a sollevare dubbi e richieste di revisione. Dopo l’entrata in vigore della legge 131/2025, il governo è già intervenuto con una serie di correzioni, segno di un impianto che non ha ancora trovato un equilibrio pienamente convincente.
Anche in Toscana la situazione resta critica. Dei 149 Comuni storicamente considerati montani, il Dpcm 2025 ne aveva confermati soltanto 82. Con il Dpcm 2026 il perimetro è stato in parte ampliato: oggi i Comuni montani risultano 113, tra enti confermati e nuovi ingressi. Un’estensione che corregge parzialmente l’elenco iniziale, ma che continua a lasciare fuori numerosi territori.
Come osserva il sindaco di San Marcello Piteglio, Luca Marmo, il problema nasce dalla sovrapposizione di due concetti diversi: “La montanità, legata tradizionalmente a parametri fisici come altitudine e pendenza, e l’internalità, che riguarda invece distanza dai servizi, accessibilità, divari socio-economici e condizioni reali di marginalità territoriale”.
È proprio su questo punto che si concentra la critica più forte, con ASMEL tra le prime realtà a evidenziare le criticità dei criteri adottati e a richiamare l’attenzione sulle preoccupazioni di centinaia di sindaci impegnati ogni giorno ad affrontare le difficoltà dei territori. Tra i casi più evidenti, fa notare ASMEL, figurano Monterotondo Marittimo, classificato come periferico e con indice di fragilità pari a 10 nella scala Istat, e Pomarance, con indice 9. A questi si aggiunge il caso di Cinigliano, escluso nonostante un’altimetria superiore ai mille metri.
Le conseguenze dell’esclusione di centinaia di Comuni montani in tutta Italia sono tutt’altro che marginali. “La nuova legge sulla montagna prevede strumenti di sostegno che finanziano prevalentemente investimenti, con una dotazione di circa 200 milioni di euro l’anno a livello nazionale, ripartita tra le Regioni e destinata ai Comuni rientranti nella classificazione”, sottolinea Marmo. “Restare fuori significa, di fatto, non poter accedere a queste risorse. Lo stesso vale per altre misure mirate, pensate per sostenere la presenza delle professioni sanitarie, del personale scolastico e di nuove iniziative imprenditoriali nei territori montani”.
Per ASMEL questo scenario contraddice l’obiettivo di semplificazione dichiarato dalla legge 131/2025. La montagna, infatti, non può essere ridotta a una media altimetrica, ma rappresenta una condizione strutturale fatta di isolamento, fragilità e difficoltà di accesso ai servizi.
“Servirebbe un modello capace di tenere insieme montanità e internalità”, conclude Marmo, “la legge invece è stata costruita quasi esclusivamente sulla base di altitudine e pendenza, lasciando fuori comuni che non risultano rigorosamente montani secondo questi parametri ma che vivono comunque condizioni di forte difficoltà”.
ASMEL (Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti locali)
 
18 marzo 2026