Le basi Usa in Italia ci rendono complici dell'aggressione all'Iran
Con l'esclusione delle basi della Nato presenti nel nostro Paese, i presidi militari gestiti direttamente dagli Stati Uniti nel territorio italiano congiuntamente con le autorità militari italiane sono circa 120, tra i quali sono particolarmente importanti tre aeroporti militari ad uso dell'aeronautica (Aviano in Friuli Venezia Giulia, Sigonella in Sicilia e Ghedi in Lombardia), due basi navali ad uso della marina (Napoli in Campania e Gaeta nel Lazio), due basi terrestri ad uso dell'esercito (Camp Darby in Toscana, dove si trova il più grande deposito di armi, munizioni e mezzi militari statunitensi al mondo al di fuori degli stessi Stati Uniti, e Camp Ederle in Veneto) e il Muos (Mobile user objective system) installato a Niscemi, in Sicilia, una gigantesca installazione utilizzata da tutte le forze armate statunitensi per le comunicazioni. Gli altri presidi militari statunitensi sul nostro territorio consistono in siti strategici, presidi per la custodia di armi nucleari, polveriere, depositi, antenne, ospedali e strutture ricreative.
In tali luoghi, la cui giurisdizione in base ai trattati del 1951, 1954 e 1995 è dello Stato italiano e la cui responsabilità è delle forze armate italiane, operano complessivamente 34 mila militari dei quali 21 mila in servizio nella VI Flotta statunitense fra Napoli e Gaeta, dove operano una quarantina di navi con 175 aerei da combattimento e trasporto, e circa 13 mila nelle altre basi.
Per ciò che riguarda il regime giuridico di tali presidi militari statunitensi in territorio italiano che operano al di fuori della Nato, i terreni sono demaniali e appartengono all'Italia, così come sono di proprietà italiana gli edifici e ogni presidio è posto sotto la giurisdizione di un ufficiale italiano che garantisce la sovranità e ha accesso alle installazioni, ma il controllo operativo sulle operazioni statunitensi è degli Stati Uniti, i quali possono utilizzare tali presidi per operazioni non ordinarie solo con l'autorizzazione del governo italiano.
In queste settimane, nelle quali gli Stati Uniti di Trump hanno proditoriamente attaccato la Repubblica Islamica dell'Iran insieme alle forze armate genocide dell'entità sionista, il governo italiano, per bocca della stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha affermato che l'Italia non è in guerra contro l'Iran e che non intende partecipare alle operazioni militari, tanto che anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è stato costretto ad ammettere il carattere illegale dell'operazione attuata da Stati Uniti in combutta con il regime genocida sionista, mentre per ciò che riguarda l'utilizzo delle basi americane in Italia da parte degli stessi Stati Uniti la questione resta più complessa e tutt'altro che chiara.
Infatti lo scorso 11 marzo alla Camera la stessa Meloni ha dichiarato a proposito dei presidi militari statunitensi in Italia: “sulle basi ci sono precisi accordi dal '56. Nel caso dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell'utilizzo spetterebbe al governo. Ma in quel caso, per noi spetterebbe al parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso”.
Particolarmente importante in questo contesto è il trattato del 1954 che regola l’uso delle basi militari concesse agli Stati Uniti in Italia, un trattato che da una parte stabilisce cosa possono o non possono fare gli Stati Uniti con le loro basi italiane, ma che dall'altra è secretato e non è mai stato pubblicato, per cui non si conoscono i dettagli.
Si sa soltanto che Stati Uniti che hanno l’obbligo giuridico di informare in anticipo il comandante italiano del presidio militare circa le attività di rilievo che il governo americano intende mettere in atto.
La stessa distinzione tra operazioni statunitensi ordinarie e straordinarie non è per nulla chiara, quantomeno non è dato sapere quali operazioni militari debbano essere considerate ordinarie o meno.
Per ragioni di sicurezza non è possibile conoscere con chiarezza le prassi procedurali seguite nei rapporti tra le autorità italiane e i responsabili statunitensi dell’operatività delle basi.
Né si può escludere che la recente riunione del Consiglio supremo di difesa del 13 marzo scorso abbia trattato anche dell'utilizzo degli americani delle loro basi in territorio italiano.
Da una parte, quindi, il governo italiano della Meloni pubblicamente sembrerebbe affermare che gli americani finora non avrebbero utilizzato le loro basi in territorio italiano per il loro intervento contro l'Iran, ma ci sono due fatti preoccupanti che potrebbero essere interpretati come vere e proprie rappresaglie contro l'Italia: il drone sparato da un gruppo armato iracheno sciita contro la base italiana di Camp Singara vicino a Erbil, in Iraq, la mattina del 12 marzo e il bombardamento, stavolta operato dalle forze armate iraniane, nel pomeriggio del 15 marzo su un'altra base dove operano anche militari italiani, quella di Al Salem che si trova in Kuwait.
Le milizie sciite irachene e le forze armate regolari iraniane certamente sapevano che in tali strutture c'erano anche militari italiani così come ai servizi segreti iraniani difficilmente sfuggirebbe il fatto che le basi militari americane in Italia venissero utilizzate dagli Stati Uniti per portare attacchi contro il loro Paese, quindi i bombardamenti contro Camp Singara e Al Salem possono essere interpretati come atti di rappresaglia contro l'Italia per aver permesso l'attività militare degli Stati Uniti ai danni dell'Iran sul proprio territorio.
Il governo italiano afferma che finora nessuna autorizzazione è stata richiesta dagli Stati Uniti al governo italiano sull'uso delle installazioni militari, ma ciò può anche significare che gli americani agiscono di fatto senza chiedere autorizzazioni, del resto l'azione proditoria e criminale di Trump contro la Repubblica Islamica dell'Iran mentre quest'ultima stava trattando sul nucleare, l'assassinio deliberato di un capo di Stato, la complicità con un'entità statuale, quella sionista, responsabile insieme alle sue forze armate di un genocidio, tutto ciò dimostra che gli Stati Uniti retti da Trump se ne fregano totalmente di quel diritto internazionale che presidia, tra l'altro, anche gli sciagurati trattati stipulati con l'Italia per la concessione delle basi, che rischiano di trascinare quest'ultima e il suo popolo in una ripugnante guerra imperialista di aggressione al fianco di un'entità statuale genocida come quella sionista.
18 marzo 2026