Commenti al Documento del CC del PMLI Vota NO al referendum
Serve il NO per la sconfitta politica del governo Meloni e impedire la controriforma della giustizia
di Antonio - Napoli
La riforma voluta dal governo Meloni non mira a rendere più giusta o più efficiente la giustizia, ma a indebolire l’autonomia della magistratura, rafforzare l’esecutivo e spingere ancora più avanti la torsione autoritaria e sfascia-Costituzione del regime. Per questo il NO deve diventare una risposta politica netta, antifascista e militante.
Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo non è un appuntamento secondario, né una consultazione da leggere in chiave meramente tecnica. Esso rappresenta invece un passaggio politico di primaria importanza, perché mette direttamente in discussione il rapporto tra i poteri dello Stato, il senso delle garanzie costituzionali e il grado di autonomia che la magistratura può ancora esercitare di fronte all’arbitrio crescente del potere esecutivo.
La controriforma della giustizia voluta dal governo Meloni si inserisce pienamente nel progetto politico della destra neofascista oggi al potere: un progetto che punta a concentrare l’autorità nelle mani dell’esecutivo, a svuotare gli organi di garanzia, a ridurre il parlamento a pura cinghia di trasmissione del governo e a colpire ogni spazio di autonomia istituzionale e democratica. Non siamo di fronte a una riforma di sistema volta a risolvere i problemi della giustizia nell’interesse del popolo.
Siamo di fronte a una operazione politica di segno reazionario, concepita per piegare uno dei poteri dello Stato alle esigenze del comando governativo.
La separazione delle carriere, lo sdoppiamento del CSM, il sorteggio come strumento di indebolimento della rappresentanza togata, la costruzione di nuovi organismi più deboli e più manovrabili: tutto concorre nella stessa direzione. Non si vuole una giustizia più indipendente, ma una magistratura più fragile. Non si vuole equilibrio tra i poteri, ma subordinazione crescente del giudiziario all’esecutivo. Non si vuole efficienza, ma controllo politico.
Il governo Meloni e i suoi gregari, con Nordio in prima fila, tentano di presentare questa controriforma come un passo avanti, come una modernizzazione attesa da tempo, come un intervento di razionalizzazione. Ma questa narrazione è falsa. Dietro le formule istituzionali e il lessico apparentemente tecnico si nasconde una precisa volontà politica: colpire l’unità della magistratura, indebolire il suo autogoverno, rendere più agevole la pressione dell’esecutivo sulle dinamiche della giustizia. È il vecchio sogno della destra autoritaria, del berlusconismo, della P2, di tutti coloro che hanno sempre guardato con ostilità a una magistratura non completamente allineata agli interessi del potere dominante.
Il PMLI coglie il nucleo di questa offensiva quando denuncia il carattere di classe della controriforma. In effetti, il problema non riguarda solo un assetto tecnico-istituzionale, ma il modello di Stato che si va consolidando. Quando il potere borghese entra in una fase di crisi, quando crescono le contraddizioni sociali, la precarietà, la rabbia popolare e la sfiducia nelle istituzioni, esso tende sempre più a blindarsi. Riduce gli spazi democratici, rafforza gli apparati repressivi, accentra il comando e prova a sbarazzarsi perfino di quei limiti formali che in altre fasi era disposto a tollerare.
È esattamente in questo quadro che si colloca la controriforma della giustizia del governo Meloni.
Questo governo ha già mostrato la propria natura. È un governo antioperaio, antipopolare, repressivo, liberticida, che ha fatto del decisionismo autoritario, della propaganda nazionalista e del disprezzo per il dissenso una cifra costante della propria azione. Ha già colpito i diritti, ha già criminalizzato la protesta, ha già svuotato il ruolo del parlamento, ha già cercato di occupare ogni spazio istituzionale utile al consolidamento del proprio blocco di potere. Ora vuole compiere un passo ulteriore, colpendo l’autonomia della magistratura per assicurarsi un controllo ancora più penetrante sull’intero assetto dello Stato.
Per questa ragione il referendum ha un valore che supera di gran lunga il merito giuridico del quesito. Se dovesse prevalere il Sì, Meloni lo userebbe come una legittimazione plebiscitaria dell’intero proprio progetto politico. Lo trasformerebbe in un’investitura utile a rafforzare ulteriormente la sua offensiva autoritaria, a proseguire l’opera di svuotamento costituzionale, a rilanciare il premierato e a imprimere nuova velocità alla fascistizzazione strisciante dello Stato.
Ecco perché il NO deve essere chiaro, netto, politicamente consapevole. Non un NO timido o notarile, ma un NO di opposizione, un NO antifascista, un NO militante contro la deriva autoritaria del governo e contro il suo programma sfascia-Costituzione. Difendere l’autonomia della magistratura, oggi, non significa coltivare illusioni sulla neutralità dello Stato borghese, ma impedire che il potere esecutivo completi un altro decisivo passo avanti nella demolizione di ogni residuo contrappeso istituzionale.
Il PMLI insiste giustamente anche su un altro punto decisivo: in questo referendum costituzionale non c’è quorum. Ciò significa che l’astensione non colpisce il sistema, ma rischia di favorire concretamente il fronte del Sì. Perciò anche coloro che abitualmente, e con ragioni politiche comprensibili, rifiutano il rituale elettorale borghese, in questa circostanza sono chiamati a compiere una scelta diversa: usare il voto come strumento tattico per ostacolare un’avanzata reazionaria del governo. Non si tratta di legittimare le istituzioni del regime, ma di impedire che l’esecutivo ottenga un successo politico capace di aggravare ulteriormente la situazione.
Tuttavia, il voto da solo non basta. Occorre una mobilitazione politica reale. Occorre fare propaganda, spiegare, organizzare, parlare con le masse popolari, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università. Occorre smascherare la menzogna della “modernizzazione”, denunciare la natura classista e autoritaria della controriforma, costruire un fronte ampio di opposizione capace di colpire il governo sul terreno politico e sociale. Il NO deve diventare non solo un’indicazione elettorale, ma una parola d’ordine di lotta.
La scelta è dunque netta. Da una parte c’è il progetto del governo Meloni: più autoritarismo, più centralizzazione, più repressione, meno controlli, meno autonomia, meno Costituzione. Dall’altra c’è la necessità di opporsi, di fermare questa offensiva, di respingere una controriforma che rappresenta un ulteriore passo avanti del disegno neofascista di ristrutturazione dello Stato.
Votare NO significa colpire il governo Meloni, respingere l’arroganza dei suoi gregari, difendere l’autonomia della magistratura e impedire che la destra trasformi il referendum in un plebiscito a sostegno del proprio progetto reazionario.
Chi non vuole piegarsi al governo sfascia-Costituzione deve andare ai seggi e votare NO.
Nessuna illusione, nessuna passività, nessuna resa: il 22 e 23 marzo il NO deve diventare una sconfitta politica per il governo neofascista di Meloni e per la sua controriforma autoritaria della giustizia.
Analisi lucida, seria e veritiera della controriforma sulla giustizia
di Francesco - Fano (Pesaro Urbino)
Il documento del PMLI sul referendum del 22 e 23 marzo compie un’analisi lucida, seria e veritiera sulla riforma voluta e portata avanti dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Una riforma che non nasce a caso ma che, insieme all’autonomia differenziata della Lega e il premierato di matrice missina voluta da Fratelli d’Italia, rappresenta uno dei tre pilastri fondamentali su cui si regge il governo neofascista di Giorgia Meloni.
La riforma non affronta i problemi reali della giustizia italiana. Non c’è nessun accenno infatti all’accorciamento dei tempi dei processi, non prevede l’assunzione di nuovi magistrati, l’assunzione di nuovo personale né tanto meno la stabilizzazione del personale precario già presente. Il disegno è molto chiaro. Oltre al deturpamento della Costituzione e delle garanzie borghesi, c’è la netta e conclamata volontà di realizzare il “piano di rinascita democratica” della Loggia P2 di Licio Gelli. La separazione delle carriere, infatti, era uno dei punti salienti del piano piduista assoggettando il potere giurisdizionale al potere politico fino ad arrivare alla completa abolizione dell’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, sancito dall’art. 112, così da ridurre il perseguimento dei reati (in particolare quelli di mafia) ad una pura e mera discrezionalità del PM salvaguardando la classe politica coinvolta. Tutto questo non rappresenta una novità se si pensa che la riforma è portata avanti da Forza Italia, un partito azienda fondato da Silvio Berlusconi tessera n. 1816 della P2 e Marcello dell’Utri condannato in maniera definitiva a 9 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.
Compito doveroso di tutti gli autentici democratici ed antifascisti è quello di fare propaganda e votare un secco NO alla riforma Nordio per respingere in maniera categorica un disegno neofascista per dare una spallata al governo neofascista e piduista di Giorgia Meloni che con la sua politica vicina a quella del presidente neofascista Trump sta rischiando di trascinare il nostro Paese nel baratro della Terza guerra mondiale.
Sosteniamo con forza le motivazioni del Partito a votare NO
di Ema - provincia di Salerno
Ho letto e come sempre apprezzato infinitamente il documento del CC del PMLI sul referendum sulla giustizia, e non posso non fare a meno di sostenere con tutte le forze gli argomenti stabiliti dal medesimo. Con lucidità, il CC ha delineato perfettamente la situazione attuale in cui giustamente questo referendum vuole portare a separare e sottomettere il potere dei magistrati al governo, esattamente come nella dittatura fascista.
Con tutte le forze il nostro Partito ha delineato e sottolineato l'importanza di dire "NO" nella risposta a questo referendum. Mai come adesso bisogna sostenere con tutto il nostro amore il PMLI, perché attraverso la luce dei suoi insegnamenti possiamo sicuramente migliorare i tempi bui in cui viviamo, tempi resi aspri dal governo neofascista istituto, che il nostro PMLI combatte con tutte le forze, mettendo alla base della nostra battaglia gli insegnamenti dei Maestri.
Ascoltiamo dunque l'invito del Partito a votare NO a questo referendum affinché possa essere affossato, e affinché non si sottometta la giustizia al potere nefasto del governo. Ricordiamoci che con i Maestri e col nostro Partito vinceremo.
La “riforma” del governo Meloni tentativo fascista di controllare il sistema giudiziario
di Leo, studente medio fiorentino - Firenze
Dopo aver letto il documento del CC sul referendum sono rimasto molto convinto della giustezza della nostra battaglia. La riforma della giustizia del governo Meloni non è altro che un tentativo fascista di controllare il sistema giudiziario, rovinando l’indipendenza della magistratura. Questo non serve al popolo, ma solo ai potenti e ai capi della destra. Come dice Mao: “La gente è chiara nel vedere: chi è amico, chi è nemico, non si può confondere”
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Anche se non posso votare nel referendum perché sono minorenne, la mia solidarietà è piena con tutti i compagni e le compagne che lottano per bloccare questa controriforma.
Votare uniti NO per mandare un segnale
di Davide - Milano
Trovo molto indicato il documento del CC del PMLI sul referendum: sinteticamente presenta il succo della riforma.
Esprimerò il mio NO a questa riforma spacciata come traguardo storico per snellire i tempi della giustizia e impedire alle correnti dei togati di fare politica dalle aule dei tribunali. Già di primo acchito appare evidente che separare le carriere dei magistrati e istituire due organi di autogoverno porterà a maggiore lentezza anziché alla velocizzazione dei procedimenti, inoltre il nemmeno nascosto intento di cancellare le toghe "politicizzate", una volta attuato, porterà la giustizia all'impotenza nei confronti dei governi. I media, asserviti al potere, cercano di fare passare i Sì come modernizzazione e i NO come oscurantismo, non facciamoci ingannare!
Votiamo uniti il NO e mandiamo un segnale!
Documento ineccepibilmente corretto
di Giulio - Padova
Per quanto riguarda il documento del CC del PMLI non trovo nulla da dire, ineccepibilmente corretto, condivido senza riserve ogni punto (d'altronde penso siano punti su cui anche magari avendo visioni differenti del/sul socialismo sia veramente difficile non essere d'accordo).
Vi ringrazio davvero moltissimo.
18 marzo 2026