Volantinaggi del PMLI per il NO a Milano presso le stazioni Metro di Udine e Lima
Discussioni con lavoratori, pensionati e giovani professionisti sui pericoli della controriforma piduista e fascista della giustizia

Dal corrispondente della Cellula "Mao'' di Milano
La Squadra milanese di propaganda marxista-leninista per il NO al referendum continua la sua opera presso le principali stazioni della metropolitana milanese come quelle di Piazzale Udine (9 marzo) e di Piazza Lima (12 marzo). I nostri compagni non si sono limitati a diffondere centinaia di copie del volantino ma hanno anche spiegato nel dettaglio le motivazioni delle nostre indicazioni di voto.
Tra chi si è fermato a discutere vi è stato un giovane lavoratore precario di un call center che ha raccontato le condizioni di sfruttamento e l’insicurezza permanente in cui è costretto a vivere, tra contratti a termine e salari insufficienti. Il giovane ha colto con interesse anche il legame tra questa riforma e la nuova legge elettorale supermaggioritaria proposta dal governo neofascista.
Significative anche altre conversazioni. Una coppia di pensionati, che ricordavano gli ultimi anni del regime fascista vissuti durante la loro giovinezza, si è soffermata per ricordare come il tentativo di subordinare la magistratura all’esecutivo richiami direttamente i meccanismi di controllo politico della giustizia tipici del regime mussoliniano e già delineati nel “piano di rinascita democratica” della P2; essi hanno riconosciuto con preoccupazione che, tra controriforma della giustizia, legge elettorale truccata e progetto di premierato, si delinea un assetto istituzionale sempre più simile al ventennio mussoliniano. Un operaio addetto alla manutenzione degli ascensori ha invece discusso soprattutto della situazione internazionale e della guerra in Medio Oriente: partendo dalla posizione del PMLI contro l’aggressione imperialista all’Iran e contro l’utilizzo delle basi USA in Italia, si è ragionato su come il governo della ducessa Meloni trascini il Paese nelle avventure militari imperialiste e cerchi contemporaneamente di rafforzare all’interno un apparato statale più repressivo e centralizzato, nel quale la giustizia subordinata all’esecutivo diventerebbe uno strumento per colpire ogni opposizione alla guerra e alle politiche antipopolari. Infine una giovane avvocatessa, già critica verso la controriforma, ha concordato con i compagni sulle gravissime conseguenze che deriverebbero dall’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, osservando come ciò aprirebbe la strada a una selezione politica dei procedimenti giudiziari.
Anche in questa circostanza non sono mancati coloro che hanno affermato di aver già scelto di votare NO e quindi abbiamo chiarito che le ragioni del PMLI non coincidono in modo totale con quelle dei promotori del referendum. In particolare, esse divergono sulla “difesa” della Costituzione borghese del 1948, ormai svuotata di significato, ridotta a carta straccia e più volte controriformata in senso reazionario nei decenni da tutti i governi di “centro-destra” e di “centro-sinistra”.
Ciò che oggi risulta decisivo è stringere le file e marciare uniti per conquistare la vittoria nella battaglia referendaria, allo scopo di affondare la controriforma piduista e fascista della giustizia e delegittimare il governo neofascista Meloni. Si tratta di un governo che dev'essere rovesciato con la lotta di piazza prima che riesca a portare a compimento il regime capitalista neofascista.
L’esperienza di questi ultimi volantinaggi a Milano ci consegna un bilancio positivo e incoraggiante.

18 marzo 2026