Bloccare subito l'aumento di energia e carburanti
Per adesso dal governo solo chiacchiere, mentre le compagnie energetiche e petrolifere ingrassano e le masse popolari pagano il prezzo della guerra imperialista

La corsa al rialzo dei prezzi dell'energia, che prosegue senza sosta da alcuni anni, ha subito un'ulteriore impennata. A provocarla, la criminale aggressione imperialista di Usa e Israele alla Repubblica Islamica dell'Iran, calpestando le più elementari regole del diritto internazionale. Missili a lunga gittata, bombe sganciate su città (scuole comprese), terminali petroliferi e raffinerie, assassinii di rappresentanti istituzionali e militari, oltre a causare migliaia di morti, colpendo stati sovrani che non si piegano ai loro diktat, hanno creato scompiglio e innalzato la tensione in tutta l'area Mediorientale.
Un'area, come ben sappiamo, dove si concentrano una larga fetta delle risorse petrolifere mondiali e da cui circola un intenso traffico commerciale verso le rotte asiatiche ed europee. Sono bastati pochi giorni di bombardamenti degli americani e dei nazisionisti per avere le prime ricadute sul prezzo della benzina e del gasolio. In particolare il prezzo del diesel ha sfondato quota 2 euro al litro, mentre la benzina ha superato abbondantemente un euro e 80 centesimi al litro. Il prezzo del greggio in pochissimo tempo è raddoppiato, passando dai 60 ai 120 dollari al barile, per poi rientrare intorno a quota 100.
“Aumenti inauditi, spropositati”, li ha definiti Federconsumatori. In effetti il rialzo era iniziato ancor prima dell'inizio dell'aggressione, e poi proseguito su carichi di greggio già consegnato, evidenziando la corsa alla speculazione da parte delle grandi compagnie petrolifere. Ma le previsioni sono perfino peggiori. L’allargamento del conflitto e dei Paesi coinvolti, con l'Iran che risponde colpendo chi ospita basi americane e supporta l'aggressione, mentre Israele invade il Libano, la chiusura dello stretto di Hormuz, sono tutti fattori che avranno un impatto sui prezzi che potrebbe essere ancora più significativo.
Gli aumenti per i sovrapprezzi sui carburanti si vedono già alla pompa. Il prezzo del gasolio è balzato di oltre il 14 per cento, portando un pieno a costare 12,3 euro in più rispetto a fine febbraio, con una maggiore spesa di 296 euro all’anno, se si considera una media di due pieni al mese. La benzina al self service è salita di circa il 7 per cento, cioè più 5,8 euro a pieno, quasi 140 euro in più in un anno. Si devono considerare altri 111 euro a famiglia per gli aumenti indiretti sui prezzi dei beni di largo consumo, dovuti al trasporto delle merci su gomma.
Poi ci sono le bollette del gas e della luce. A causa della guerra, si prevede un aumento del 15 per cento sulle bollette del gas dal primo aprile, e un aumento dell'8–10 per cento sulle bollette elettriche degli utenti vulnerabili nel secondo trimestre. Le stime sono di Nomisma Energia. Secondo le stime di Facile.it, nei prossimi dodici mesi le famiglie potrebbero pagare fino a 540 euro in più: mediamente 304 euro per il gas e 98 per l’energia elettrica. Complessivamente il 17 per cento in più rispetto a quanto previsto per il 2026 prima dell'aggressione all'Iran, un conto salatissimo. Se i rincari dovessero durare a lungo, il rischio è una nuova spirale inflazionistica, simile a quella vista durante la pandemia e le prime fasi della guerra in Ucraina, con un ulteriore colpo al potere d’acquisto delle famiglie.
Per ora, dal governo nessuna risposta concreta. Sui carburanti si è parlato per alcuni giorni di accise mobili, poi è calato il più assoluto silenzio. Un meccanismo, previsto fin dal 2008 e modificato nel 2023, che consente di restituire sotto forma di taglio delle accise la maggiore Iva incassata dallo Stato quando i prezzi del carburante salgono. Un palliativo perché la misura interviene solo sul costo industriale, circa il 40% del totale, che tradotto in euro compenserebbe l'aumento di circa 10 centesimi. Certamente poco, ma nemmeno questo è stato fatto dalla Meloni e dal suo governo neofascista e affamatore delle masse popolari, rimandando la decisione al prossimo Consiglio dei Ministri.
Sulle bollette la situazione è ancora peggiore. Al di là delle chiacchiere, non c'è all'orizzonte il benché minimo intervento atto a salvaguardare le famiglie. Su questo il governo si vanta di “avere già dato”. Il riferimento è al “decreto bollette” varato un mese fa e di cui ci siamo già occupati su il Bolscevico . Un bonus sulle bollette elettriche che si è rivelato una vera e propria truffa, in quanto ha rinnovato provvedimenti già esistenti ma in misura minore e per un numero più ristretto di utenti. Interventi inefficaci appena varati, e che con la nuova escalation dei prezzi appaiono come una vera e propria presa in giro.
Eppure i margini di manovra ci sarebbero. I produttori e distributori di energia, Enel in testa, stanno accumulando profitti impressionanti dal rincaro del petrolio e del gas, che in tre anni ammontano a 70 miliardi di euro. Ma anziché tassarle si preferisce lasciare campo libero alla speculazione. Per fare degli esempio Enel, che ha una quota di proprietà statale e il cui Amministratore delegato è Flavio Cattaneo, vicino a Lega e Fratelli d'Italia, carica sulle bollette costi fissi altissimi, aumentandoli di pari passo con quelli della materia prima. Intanto i nuovi contratti di luce e gas vengono fatti quasi esclusivamente a tariffa variabile, scaricando i rischi della fluttuazione dei prezzi sulle famiglie. Tutto questo senza che il governo muova un dito.
Insomma, come per le banche, anche per le compagnie energetiche si sono spese frasi ad effetto intrise di demagogia che sembravano presagire chissà quale tassazione sugli utili, poi rivelatesi delle vere e proprie bufale. Perfino le blande misure prese nel 2022 dal governo Draghi sugli extraprofitti sono state lasciate decadere da questo esecutivo. La propaganda di Meloni, Salvini e Tajani evoca contributi straordinari da parte di chi sta ricavando lauti profitti, ma in realtà queste aziende continuano a riempire i loro forzieri e il prezzo della guerra viene pagato dalle masse popolari.
Le tariffe delle bollette di luce e gas, così come il prezzo del carburante, devono essere immediatamente bloccati. I sindacati più grandi e influenti, e anche quei partiti che dovrebbero fare “opposizione intransigente e senza sconti”, devono darsi una smossa e incalzare il governo Meloni anche su questo tema, perché gli effetti dell'aumento del greggio, e della speculazione che ne segue per gas, elettricità e qualsiasi fonte energetica, stanno già avendo i suoi effetti nelle tasche delle famiglie, specie quelle di lavoratori, precari e pensionati.


18 marzo 2026