Corteo transfemminista a Cesena
Contro la violenza e le discriminazioni di genere, e il governo Meloni
Dal corrispondente del PMLI per l'Emilia-Romagna
Sabato 14 marzo alcune centinaia di manifestanti sono scesi in piazza per il corteo indetto dal movimento transfemminista che, partendo dal piazzale della stazione ferroviaria di Cesena, ha attraversato il centro sino a Piazza del Popolo, sostando ripetutamente lungo il percorso per approfondire i temi sollevati dall’iniziativa.
In particolare nel mirino è finito il governo neofascista di Mussolini in gonnella Meloni, in relazione al quale “nell’ultimo anno abbiamo assistito a una grave deriva autoritaria tanto contro le donne, quanto contro le persone della comunità LGBTQIA+, le attiviste e soprattutto contro le soggettività marginalizzate. Sentiamo l’urgente necessità di portare in strada la nostra voce e quella delle persone che non possono esporsi e che non hanno alcuno spazio nel dibattito politico, nonostante le politiche di governo si giochino sulla loro pelle. Sentiamo la necessità di farlo anche per le nostre sorelle in Iran e in Palestina, per tutti i popoli oppressi da politiche imperialiste, coloniali e guerrafondaie nel mondo, portate avanti da uomini come Trump e Netanyahu, simboli di un potere patriarcale corrotto e decadente, che cerca di sopprimere ogni tentativo di autodeterminazione e liberazione delle popolazioni coinvolte”.
Nel corso della manifestazione indetta dallo Spazio Caracol di Cesena (“spazio culturale antifascista, antirazzista e intersezionale”) e dallo “Stramurga” di Bologna, sono stati criticati il Ddl Valditara “che limita la possibilità di portare avanti progetti legati all’educazione sesso-affettiva nelle scuole primarie, mentre per quelle secondarie è necessaria una liberatoria da parte delle famiglie per far partecipare i ragazzi a progetti di questo genere”, il ddl Bongiorno “che alimenta la vittimizzazione secondaria spostando l’attenzione su chi subisce violenza, anziché su chi la compie”, ma l’accento è stato posto anche sulla cronica emergenza abitativa, criticando sia le politiche comunali che governative, e sulle discriminazioni di genere, contro le “donne, le persone queer, gli immigrati o ai disabili”.
Una manifestazione importante che ha denunciato alcuni dei punti antipopolari principali che caratterizzano il governo neofascista Meloni, e alla quale è forse mancata proprio solo la denuncia del carattere neofascista del governo, e non si tratta solo di affibbiare definizioni e riferimenti storici, ma è fondamentale per prendere coscienza che, in quanto tale, per cacciarlo è necessario creare un grande fronte unito per mobilitare le masse popolari.
25 marzo 2026