A Genova vince col 63,94% il NO

Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Un primo dato che emerge nella città di Genova è quello dell’afflusso alle urne che si è attestato al 61,7%. Il secondo dato, fondamentale, è l’affermazione del NO, che ha ottenuto il 63,94% contro il fronte del Sì, che si è fermato al 36,06%.
Il rigetto dei quesiti del referendum costituzionale della controriforma della giustizia promossa dal guardasigilli Carlo Nordio, e fortemente voluta dal governo neofascista e piduista della ducessa Meloni, ha avuto il merito di impedire lo smantellamento di quei residui di garantismo “democratico” che, seppur interni a un sistema borghese capitalistico, esercitano un argine alla prepotenza di classe del potere politico-economico. Il successo del NO scongiura per cui una “giustizia di classe” ancora più sbilanciata, dove la rimozione dei vincoli ai magistrati o il cambio delle regole sulla custodia cautelare avrebbero colpito sproporzionalmente le masse popolari, i proletari che conducono le lotte in difesa del posto di lavoro, dei propri diritti e tutti quei movimenti di opposizione sociale che dalla difesa dell’ambiente, al diritto di manifestare, battagliano nell’intero Paese. Tuttavia, questa vittoria non deve alimentare facili illusioni; la magistratura resta un apparato ideologico dello Stato borghese dedito alla conservazione dei rapporti di proprietà.
Tuttavia, se c’è un vincitore (il NO) esiste un vero perdente, che non è solo, e banalmente, il Sì, ma l’intero governo di Giorgia Meloni, gli eredi di Almirante, di Licio Gelli e del noto pregiudicato Silvio Berlusconi. Sconfitta politica, perché è tale, che la Mussolini in gonnella dovrebbe farsi carico dimettendosi. Ma c’è, appunto, un vincitore. Chi ha vinto è quel popolo che ha lottato, che ha bloccato tutto per arrestare il genocidio del popolo palestinese, per contestare la complice collaborazione del governo Meloni con lo Stato nazi-sionista di Israele, e con il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump.
Tra i vincitori c’è anche il PMLI. La sua lungimiranza di un richiamo all’unità degli antifascisti a formare Squadre di propaganda per il No, per proporre un fronte unito a difesa di quei pochi diritti che ancora garantisce la Costituzione italiana, e poi di tutti i suoi militanti e simpatizzanti attivi che hanno diffuso il materiale del Partito, che hanno discusso e spiegato ciò di reazionario che custodiva la controriforma della giustizia.
Ora però deve intervenire la piazza. Perché il governo Meloni potrà pure dimettersi o rifiutarsi di farlo. Ma la piazza lo deve e lo dovrà pretendere.
 

25 marzo 2026