Sull'assemblea internazionale di Milano contro la leva e la militarizzazione
Condannato l'imperialismo occidentale, ignorato l'imperialismo dell'Est
Sabato 21 marzo si è svolta a Milano una assemblea “internazionale e internazionalista” (così l'hanno definita le varie organizzazioni giovanili che l'hanno promossa) sul tema del riarmo bellicista dell'Europa e sulla lotta contro la reintroduzione della leva obbligatoria e la militarizzazione. I primi promotori sono stati: Cambiare Rotta–Organizzazione Giovanile Comunista, OSA – Opposizione Studentesca di Alternativa, In Station degente Arieggi un Antimilitarista (Gera.), Young Struggle (Ger, Fra) Jeunesse Communiste (Fra), Gatze Koordinadora Sozialista (Paesi Baschi).
Per l'Italia erano presenti anche altre organizzazioni, che assieme ai collettivi studenteschi Cambiare Rotta (universitari) e OSA (istituti superiori) già da tempo condividono alcune battaglie e sono in qualche modo legate tra loro, ovvero Potere al Popolo, sindacato Usb, il Coordinamento portuali di Genova Calp, l'Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università, Donne contro guerra e genocidio. In totale hanno aderito una quindicina di gruppi che si dichiarano antifascisti, anticapitalisti e antimperialisti, mentre qualcuno si definisce comunista.
Possiamo dire che questa assemblea, svoltasi all'università di Milano-Bicocca, è stato il naturale proseguimento e sviluppo della Giornata Internazionale di sensibilizzazione per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione del 5 marzo, dove migliaia di studentesse e studenti sono scesi in piazza in varie città italiane per protestare contro la reintroduzione della leva obbligatoria e in solidarietà con lo sciopero delle studentesse e gli studenti tedeschi che dal 5 dicembre si sono mobilitati contro il ripristino dell'arruolamento militare obbligatorio. Il 21 marzo a Milano è nato un coordinamento internazionale affinché si sviluppi stabilmente un movimento in grado di contrastare la politica guerrafondaia della UE e dei singoli paesi che la compongono, Italia compresa.
La presenza di molte organizzazioni giovanili e studentesche non è un caso, perché è proprio sulla scuola che i governi hanno concentrato i loro sforzi nel tentativo di rendere la leva “più attrattiva” e superare l'istintiva avversione delle masse giovanili e popolari italiane ed europee alla leva militare. D'altra parte la Risoluzione del parlamento europeo del 2 aprile 2025: “Invita l’UE e i suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate”;
e inoltre chiede di “mettere a punto programmi di formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili”.
Il governo di Mussolini in gonnella si stava già muovendo ancor prima della Risoluzione della UE, che tra l'altro coincide perfettamente con le aspirazioni e gli appetiti dell'imperialismo italiano. La militarizzazione della scuola e delle Università, portata avanti da Meloni e dal Ministro dell'Istruzione Valditara, assieme a quello della difesa Crosetto, è iniziata fin dall'insediamento di questo esecutivo. Da una parte con la repressione di qualsiasi dissenso e con la schedatura degli studenti che occupano e manifestano, dall'altra con l'indottrinamento delle scuole di ogni ordine e grado alle pratiche militari attraverso la promozione di decine e decine di corsi e iniziative di propaganda bellicistica e guerrafondaia che ogni anni vengono organizzate e tenute dai vari corpi militari nelle scuole e negli atenei.
Questo non avviene soltanto da noi anzi, per certi versi l'Italia è partita in ritardo rispetto ad altri paesi, come dimostra l'inchiesta presentata all'Assemblea di Milano come base di dibattito da Serena Tusini, dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. E questo indipendentemente se alla guida di un determinato Paese vi sia la destra o la “sinistra” borghese, come dimostrano i casi dei Paesi Scandinavi, di quelli Baltici, di Polonia e Germania, oltre che dell'Italia, presi in esame dalla ricerca dell'Osservatorio. In tutti questi paesi si sta reintroducendo l'obbligo di leva. O meglio, all'arruolamento volontario si sta sostituendo, con varia intensità, un modello “ibrido”.
Non una leva obbligatoria pura per tutti, ma parziale. In ogni caso tutti i giovani sono obbligati a compilare dei questionari, in pratica una schedatura utile per l'arruolamento. Obblighi di partecipare a corsi periodici di “formazione” sulla “difesa” e/o a iniziative cerimoniali militari. Il coinvolgimento delle donne, presentato come una conquista di genere, quando in realtà è un modo per estendere la base di reclutamento. Alla retorica nazionalista e militaresca si affiancano metodi più subdoli per attirare i giovani, come stipendi più alti, o assegnando punteggi che fanno curriculum per future attività lavorative.
Oppure con la creazione di Riserve ausiliare da utilizzare “in tempo di guerra, grave crisi internazionale... di cooperazione civile-militare e di presidio del territorio”, con funzione operativa in ambito bellico, come avvenuto in Italia, con la proposta del governo di creare un effettivo di riserva di 10mila unità, che andrebbe a coinvolgere anche chi sceglie il servizio civile, che non diventa più una alternativa o una opposizione a quello militare ma, come denunciato nell'assemblea di Milano, finirebbe sotto il controllo e al servizio di quest'ultimo. Tutto questo in funzione di un ampliamento degli eserciti non solo in armamenti ma anche in soldati e della militarizzazione della società, che deve essere preparata alla guerra imperialista.
L'iniziativa di Milano è importante perché porta la mobilitazione contro la guerra dentro le scuole e le università, principale terreno di propaganda militarista del governo, dove si trova la potenziale carne da cannone, ma al tempo stesso chi più di tutti si oppone al ritorno della leva obbligatoria e al militarismo, ovvero le masse giovanili. Un tema che la sinistra parlamentare non ha mai impugnato veramente anzi, i partiti dell'opposizione, seppur con toni diversi, hanno sempre sostenuto le ambizioni e il riarmo dell'imperialismo italiano.
Inoltre rappresenta un tentativo di declinare in senso antimperialista l'opposizione alla guerra, a cui si stanno preparando anche i governi europei e italiano, andando oltre il semplice e imbelle pacifismo senza principi, non violento e interclassista, che pure è affiorato in alcuni interventi all'Assemblea di Milano. Si tratta in ogni caso di un antimperialismo a metà, sintetizzato in questa frase: “Sono i paesi dell’Unione Europea e gli Stati Uniti a scatenare guerre in tutto il mondo e a voler accelerare ulteriormente la corsa verso una guerra generalizzata a livello globale”. In nessun atto dell'Assemblea di Milano, nemmeno nella risoluzione finale e nei suoi 7 punti, vengono citati l'imperialismo russo e il socialimperialismo cinese.
Siamo d'accordo sul fatto che ciascun organizzazione e individuo antimperialista deve mettere nel mirino anzitutto il “proprio” imperialismo, come ci hanno insegnato Lenin e i bolscevichi russi. Quindi è abbastanza normale che le analisi, lo spazio, gli appelli alla lotta, siano stati rivolti verso l'UE e l'Italia. Ma quando si fa un analisi, seppur molto concisa, della situazione internazionale, senza citare nemmeno una volta l'aggressione all'Ucraina, viene il sospetto che nell'assemblea milanese abbiano prevalso le tesi del mondo “multipolare”, una visione che non vede due imperialismi che si fronteggiano, quello dell'Ovest e quello dell'Est, ma di Cina e Russia che vogliono contrastare il regno unipolare a guida Usa in nome di un mondo meno squilibrato e “più giusto” (ma in realtà è solo una spartizione in zone d'influenza come ai tempi del colonialismo). E questo è inaccettabile.
In questo momento gli Usa e l'Occidente (compreso Israele) sono i più aggressivi, ma non dimentichiamoci quanto sta succedendo in Ucraina e i piani di restaurazione dell'impero zarista di Putin, che a tale scopo destina il 35% del bilancio totale alle spese militari. O della Cina, principale avversario strategico degli Usa, che al momento estende la sua egemonia sopratutto con i mezzi economici, ma che in 10 anni ha raddoppiato i suoi investimenti bellici e si prepara a costruire nuove portaerei, mezzi di proiezione militare offensiva per eccellenza.
Vedremo se questo movimento nel suo sviluppo riuscirà a dispiegare una coerente linea antimperialista, che non faccia sconti agli imperialismi, dell'Est e dell'Ovest. Intanto appoggiamo la decisione dell'Assemblea per l’8 maggio: “Giornata dell’Europa per l’UE e la borghesia transnazionale, Giornata della Vittoria sovietica sul nazismo per noi, è stata scelta come data di mobilitazione giovanile internazionale contro la leva e la guerra”.
Non è autentico antimperialismo quello che condanna solo l'imperialismo dell'Ovest e tace e copre l'imperialismo dell'Est.
25 marzo 2026