Mentre il nazisionista Netanyahu amplia l'aggressione al Libano
Il criminale di guerra Trump parla di negoziati ma continua gli attacchi e l'Iran risponde
Hezbollah contrasta l'occupazione sionista del Libano meridionale

L'aggressore imperialista Trump ha iniziato il secondo mese di guerra sostenendo il 29 marzo che le trattative “dirette e indirette” con l'Iran stavano andando avanti in maniera positiva e che il governo di Teheran avrebbe acconsentito a far passare 20 navi dallo stretto di Hormuz in segno di “tributo e di rispetto” nei suoi confronti. Nella sua intervista che usciva contemporaneamente sul Financial Times ripeteva che grazie all'arrivo nel Golfo di diverse migliaia di marines, e di altre migliaia che sono in viaggio, potrebbe prendere il controllo del petrolio iraniano occupando il principale terminale di esportazione del greggio dell'isola di Kharg o di altre postazioni difensive iraniane presso lo stretto di Hormuz per proteggere il passaggio delle navi oppure puntare a attacchi terrestri e dare la caccia alle riserve di uranio. Intanto l'ultimatum lanciato il 21 marzo che dava 48 ore di tempo all'Iran di cedere il controllo dello stretto e già prolungato di una settimana in seguito ai colloqui "molto buoni e produttivi” lo spostava al 6 aprile con la minaccia di scatenare l'inferno in caso di risposta negativa, “facendo saltare in aria e cancellando completamente tutti i loro impianti di generazione elettrica, i pozzi petroliferi e l'isola di Kharg (e forse tutti gli impianti di dissalazione!), che di proposito non abbiamo ancora 'toccato'”, scriveva sul suo social.
Questa la cronaca di una guerra raccontata dagli aggressori imperialisti Usa mentre missili americani e caccia sionisti continuano a colpire obiettivi in varie parti dell'Iran, scuole e sedi televisive comprese, durante la tregua proclamata. L'Iran ripondeva con una serie di attacchi missilistici che colpivano vari bersagli dalle basi degli aggressori nel Golfo alla raffineria di Haifa.
I Guardiani della rivoluzione annunciavano di avere colpito diversi obbiettivi militari americani e una nave israeliana nell'88esima ondata di attacchi scatenata la mattina del 31 marzo. "In questo raid fulmineo, una nave portacontainer appartenente al regime sionista, denominata Express Halfong, è stata colpita da missili balistici delle forze navali dell'Irgc nelle acque centrali del Golfo Persico", si sosteneva in una nota diffusa alla televisione di Stato, “nella seconda operazione combinata, è stato colpito con precisione da droni kamikaze il punto di raccolta sulla costa degli Emirati Arabi Uniti dei marines americani, che si nascondevano in un luogo segreto fuori da una base militare”; Droni hanno "distrutto il sistema anti-drone (Hawk) della Quinta Flotta dei terroristi americani, schierato fuori dalla base e intorno all'aeroporto di Manama in Bahrein" e infine "sono stati colpiti da droni due radar avanzati di difesa aerea e di allerta precoce nella base kuwaitiana di Jaber Al-Ahmad dei terroristi americani".
Le due portacontainer cinesi che il 30 marzo passavano da Hormuz, assieme alle petroliere transitate nei giorni precedenti non erano affatto un successo delle pressioni imperialiste americane quanto frutto di accordi dell'Iran coi paesi che non partecipano all'aggressione scatenata il 28 febbraio dai criminali Trump e Netanyahu. Anche il premier thailandese Anutin Charnvirakul annunciava di aver raggiunto un accordo con l'Iran per garantire un passaggio sicuro alle sue petroliere nello Stretto di Hormuz; il Giappone sta ancora trattando.
"Teheran ha ricevuto messaggi tramite alcuni intermediari, tra cui il Pakistan, che indicano la disponibilità degli Stati Uniti e la richiesta di avviare negoziati", sosteneva il 30 marzo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, che respingeva le proposte degli Usa, veicolate tramite intermediari e articolate in 15 punti, definendole "eccessive e irragionevoli". Nel corso della sua conferenza stampa settimanale, Baqaei definiva positivo il fatto che i Paesi della regione si preoccupino di porre fine alla guerra e evidenziava che anzitutto deve essere riconosciuto chi è l'aggressore che ha dato inizio alla guerra, non l'Iran che è stato attaccato e ha tutto il diritto di difendersi. E ribadiva che le affermazioni americane non sono credibili, ricordando che l'Iran ha già subito in prima persona precedenti tradimenti durante i negoziati che a giugno 2025 e nel febbraio scorso hanno fatto da copertura al lancio dell'aggressione imperialista e sionista.
"Il nostro messaggio è che questa guerra non è la nostra guerra. È una guerra che ci è stata imposta. Stavamo negoziando con gli Stati Uniti quando hanno deciso di attaccarci. Si è trattato chiaramente di un atto di aggressione; un atto illegale, immotivato e non provocato. Ciò che stiamo facendo è semplicemente difenderci. Continueremo a difenderci per tutto il tempo necessario e finché sarà necessario. Pertanto, speriamo che il mondo intero si unisca con una sola voce contro questa aggressione, l'aggressione di Stati Uniti e Israele, e li costringa a fermarla", ripeteva il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi nei colloqui col ministro degli esteri turco e il segretario Onu Guterres del 27 marzo.

Aggressione sionista al Libano
Il 29 marzo il criminale Netanyahu dichiarava di aver ordinato all'esercito di ampliare ulteriormente la zona di sicurezza esistente nel sud del Libano per “neutralizzare definitivamente la minaccia di invasione e di tenere il fuoco dei missili anticarro lontano dal confine", con una ricostruzione fantasiosa di eventi bellici che è reale solo nella parte che riguarda la resistenza libanese di Hezbollah che riesce a colpire un numero sempre maggiore dei carri armati Merkava dell'invasore sionista. I bersagli privilegiati dell'offensiva di terra del criminale Netanyahu sono, come a Gaza, la popolazione costretta a fuggire dalle proprie case, gli operatori sanitari che soccorrono i feriti e i giornalisti che documentano l'invasione. In seguito all'ultima offensiva sionista, secondo una nota del ministero della Salute libanese del 30 marzo, ci sono stati 1.238 morti, tra cui 124 bambini, e oltre un milione di sfollati, un quinto della popolazione libanese. La sera del 29 marzo l'Agenzia nazionale di stampa libanese dava conto di un bombardamento sionista sul quartier generale del contingente Unifil a Adchit Al Qusayr, nel sud del Libano, e l'uccisione di un soldato indonesiano; poco dopo nel mirino degli aggressori sionisti finivano per la prima volta anche postazioni dell'esercito libanese.
In un messaggio diffuso dal canale libanese Al Mayadeen il 25 marzo, Il Segretario generale di Hezbollah, lo sceicco Naim Qassem, ha denunciato la continua aggressione israelo-americana, e ha esortato il Libano all'unità, alla resistenza e alla prontezza nella difesa della sovranità. Ha ribadito che non è più possibile ignorare il pericoloso progetto sionista della cosiddetta "Grande Israele", basato sull'occupazione e sull'espansione territoriale dall'Eufrate al Nilo, includendo il Libano. “È ormai chiaro che ci troviamo di fronte a due scelte”, ha sottolineato “o arrenderci, rinunciando alla nostra terra, alla nostra dignità, alla nostra sovranità e al futuro delle generazioni a venire, oppure affrontare questa realtà e resistere all'occupazione per impedirle di raggiungere i suoi obiettivi”.
Ha respinto la definizione della guerra in corso come una guerra per procura sul suolo libanese, “questa non è una guerra per conto di altri sul suolo libanese, ma una guerra condotta da Israele e dagli Stati Uniti contro il Libano, a cui hanno risposto la Resistenza, il popolo, l'esercito e tutti coloro che si sono precipitati in sua difesa. Siamo impegnati in una battaglia difensiva per il Libano e il suo popolo” e ha invocato l'unità nazionale nel contrastare l'aggressione, la priorità di questa fase.
Il 28 marzo un portavoce degli Houthi dello Yemen annunciava il primo lancio di un razzo verso Israele e avvertiva che continueranno nel "sostegno diretto alla Repubblica islamica dell'Iran e ai fronti di resistenza in Libano, Iraq e Palestina, finchè l'aggressione non si fermerà su tutti i fronti di resistenza".
Il 29 marzo i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito adottavano una dichiarazione congiunta per esprimere la propria preoccupazione rispetto alla possibile approvazione di un disegno di legge in Israele che comporterebbe un ampliamento del ricorso alla pena di morte, esortando "i decisori israeliani alla Knesset e al Governo ad abbandonare questi piani". L'ennesima operazione di facciata dei paesi imperialisti che appoggiano il genocidio palestinese del criminale Netanyahu. Come quella del tutto simile delle “vibranti” condanne durate neanche due giorni contro il grave divieto sionista al cardinale Pierbattista Pizzaballa di celebrare la messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro a Gerusalemme che aveva il sapore della rappresaglia contro le ripetute dichiarazioni del cardinale contro il macello dei palestinesi.
Il 30 marzo la Spagna chiudeva il suo spazio aereo ai voli degli aerei che partecipano alla guerra all'Iran, non solo i velivoli direttamente impegnati nei bombardamenti ma anche quelli di supporto come gli aerei cisterna sia a quelli provenienti dagli Usa che a quelli dislocati in Paesi terzi. Anche l'Italia avrebbe negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella per uno scalo di bombardieri diretti verso il Medio Oriente lo scorso 27 marzo di cui nessuno aveva chiesto alcuna autorizzazione come previsto. Che sia addirittura un “segnale di svolta” o solo una operazione di facciata nei rapporti tra Usa e Italia, o meglio fra Trump e la neofascista Meloni, lo dimostreranno i fatti.
Già nel G7 del 17 marzo Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada e Italia da sole avevano firmato una dichiarazione nella quale i leader si dicevano “profondamente preoccupati per l’escalation di violenza in Libano” e reclamavano “un’immediata de-escalation e un impegno concreto da parte dei rappresentanti israeliani e libanesi per negoziare una soluzione politica sostenibile”. Aria fritta ma inaccettabile per gli Usa che però riuscivano solo a bloccare la firma del Giappone ma non a buttare subito nel cestino la dichiarazione. Tanto pr confrontare le posizioni registriamo quella della Spagna “quanto sta accadendo in Libano - sosteneva il ministro degli Esteri - è una vergogna. Una violazione sistematica della sovranità e del diritto umanitario”. Il G7 del 21 marzo recuperava la piena sintonia fra i partner imperialisti con la vergognosa condanna dell'Iran, una condanna "con la massima fermezza degli irresponsabili attacchi del regime contro i civili e le infrastrutture civili, incluse le infrastrutture energetiche, in Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Iraq, in linea con la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite".
Un recupero che non è detto li salvi dagli attacchi di Trump, come nel caso dell'alleato saudita Mohammed bin Salman che secondo il New York Times avrebbe premuto sul presidente americano per continuare la guerra contro l’Iran. Riad ha smentito la notizia dichiarando di sostenere “una soluzione pacifica”. Trump a un evento pubblico a Miami del 28 marzo commentava che il principe bin Salman “non pensava che sarebbe successa una cosa del genere, che avrebbe dovuto baciarmi il c... Non lo pensava proprio. Pensava che sarei stato un altro presidente americano perdente, un presidente di un Paese in declino. Ma ora deve essere gentile con me. Ditegli di essere gentile". Ricordiamo che il principe saudita è il secondo alleato degli Usa nella regione dopo il criminale Netanyahu.

1 aprile 2026