Casal del Marmo
Torture, lesioni, falsificazione di rapporti sui minori in carcere
Sotto accusa 10 agenti

Dieci appartenenti al corpo della polizia penitenziaria sono stati iscritti nel registro degli indagati a piede libero da parte della Procura della Repubblica di Roma con le infamanti e gravissime accuse, a vario titolo, di avere inferto tra febbraio e novembre 2025 torture e lesioni ai danni di minorenni reclusi nel carcere minorile romano di Casal del Marmo, e di avere successivamente falsificato i rapporti di servizio attestando che le lesioni inferte dai pestaggi erano atti di autolesionismo e che comunque non erano riconducibili all'azione criminale degli stessi appartenenti alla polizia penitenziaria.
Più precisamente, due appartenenti alla polizia penitenziaria sono indagati per tortura, cinque per lesioni e altri tre per falso ideologico in atto pubblico.
Cinque dei dieci agenti, i due accusati di tortura e tre di quelli accusati di lesioni, rischiano la sospensione dal servizio.
Le vittime di tali violenze attualmente identificate sono tredici, tutti maschi e stranieri o comunque di origine straniera di età variabile tra 15 e 19 anni: il fatto che tutte le vittime fossero di origine straniera ha fatto pensare alla Procura che vi potesse essere anche l'aggravante di odio etnico (i tredici giovani sono in gran parte di origine nordafricana), un sospetto che per il momento non è comunque supportato da adeguati elementi probatori.
L'indagine è partita da un esposto presentato nel luglio del 2025 alla Procura dall'associazione Antigone, la quale nella primavera dell'anno scorso aveva ricevuto notizie di violenze da alcune persone appartenenti al personale civile del carcere: da tale esposto la Procura è poi partita sia con strumenti di intercettazione ambientale sia con l'acquisizione di sommarie informazioni da parte del cappellano, delle suore, degli educatori, del personale sanitario.
Il quadro che è emerso è tremendo: nelle zone dell'istituto minorile non coperte dalle telecamere del carcere, ma in compenso coperte da quelle fatte installare dalla Procura, i sette agenti indagati per tortura e lesioni organizzavano pestaggi ai danni dei minori, sferravano loro pugni e schiaffi, aggredendoli anche con sedie, bastoni, perfino estintori e forbici.
I lividi e i tagli venivano fatti passare, da false attestazioni degli altri tre pubblici ufficiali appartenenti allo stesso corpo, per conseguenze derivanti da atti di autolesionismo inferti con rapidità tale da impedire agli stessi agenti un intervento per impedirli.
Spesso, è emerso, gli appartenenti alla polizia penitenziaria autori dei crimini assumevano nello stesso carcere, prima di entrare in servizio, cocaina e crack, droghe che li esaltavano e facevano perdere loro ogni freno inibitore. Particolarmente violento era uno dei due accusati di tortura che, pugile dilettante, sferrava spesso ai giovani un pugno sull'addome all'improvviso e senza un motivo, provocando un intenso dolore, mentre l'altro è accusato di aver intenzionalmente ferito un minorenne a un testicolo con le forbici.
Ovviamente i minori erano minacciati, persino di morte, qualora avessero detto ai medici la verità: comunque qualche sanitario, escusso dai magistrati, ha affermato di avere avuto dei dubbi sulla versione ufficiale della polizia penitenziaria, che comunque veniva sempre convalidata dalle ammissioni forzate dei giovani detenuti minacciati. Ai magistrati anche altri dipendenti civili del carcere hanno confermato di aver assistito a violenze perpetrate dai sette accusati di reati violenti.
Non è la prima volta che nelle carceri italiane appartenenti alla polizia penitenziaria vengono sorpresi a seviziare i detenuti, perché non dobbiamo dimenticarci che numerosi agenti di tale corpo sono già stati condannati per il reato di tortura perpetrata negli istituti per maggiorenni di Ferrara, San Gimignano e Torino, mentre per analoghi fatti avvenuti negli istituti, sempre per maggiorenni, di Santa Maria Capua Vetere e di Monza i relativi processi sono ancora in corso.
Ma se nelle carceri per maggiorenni le violenze sono inaccettabili, per quelle per minorenni esse sono abominevoli e raccapriccianti, e sono in corso procedimenti penali nei confronti di appartenenti alla polizia penitenziaria per violenze perpetrate contro i giovani detenuti sia nel carcere minorile Beccaria di Milano sia in quello di Casal del Marmo di Roma, del quale ci stiamo occupando: poiché gli istituti carcerari minorili sono soprattutto uno strumento di educazione nei confronti di giovani che hanno sbagliato e che spesso pagano, cresciuti in realtà degradate, per responsabilità che sono in realtà soprattutto della società, essi non soltanto non traggono dal carcere spunti educativi ma certamente, sottoposti a tali bestiali violenze, usciranno dal carcere con un senso di odio, di risentimento e di rivalsa ancora più radicati contro una società che anziché porgere loro una mano educatrice li riempie di cazzotti micidiali, come quelli sferrati repentinamente contro l'addome dei giovani da quel delinquente che è in forza presso il corpo di polizia penitenziaria.
 
1 aprile 2026