La Cassazione conferma: “No all’espulsione dell’imam di Torino”

Il 15 dicembre scorso la Corte d’appello aveva già liberato l'Imam di Torino Mohamed Shahin. Per il giudice incaricato del riesame sul trattenimento, le nuove prove presentate dalla difesa furono sufficienti ad escludere "la sussistenza di una concreta e attuale pericolosità" per la sicurezza nazionale, sgretolando pezzo per pezzo l'accusa alla base del decreto di espulsione del Viminale che il 24 novembre scorso portò le forze dell'ordine neofascista a prelevare Shahin dalla sua abitazione.
Animata da un travaso di bile mussoliniano, nella conferenza stampa di inizio anno quando il tema della giustizia era già in battaglia referendaria, Mussolini in gonnella aveva citato il caso dell’imam torinese come esempio della magistratura politicizzata che invaderebbe il campo del governo e non consentirebbe di garantire la sicurezza dei cittadini.
A distanza di poche settimane però anche la Corte di Cassazione dà ragione a quei giudici che avevano annullato il trattenimento dell'Imam in un Cpr di Caltanissetta, ritenendolo una misura abnorme e immotivata. La Corte in questo modo mette sotto scacco anche le accuse di Meloni di ingerenza, affermando che la sentenza della Corte d'Appello “in definitiva è una valutazione esaustiva e completa, condotta senza alcun sconfinamento giurisdizionale”.
Shahin era stato infatti oggetto di un’espulsione lampo su iniziativa del ministro dell’interno Matteo Piantedosi, seguita a un’interrogazione della capogruppo alla Camera di Fratelli d’italia, Augusta Montaruli di Fratelli d'Italia, che nonostante la condanna definitiva per Rimborsopoli resta una persona di grande fiducia di Meloni, e molto influente nella destra torinese.
Anche per la Cassazione dunque sono legittime, a prescindere dal fatto che si possano condividere o meno, le affermazioni dell'Imam secondo il quale il 7 ottobre non sarebbe stata “una violenza” da parte di Hamas, ma una “reazione” ad anni di occupazione. Affermazioni che non consentono pertanto di giustificare alcun un giudizio di pericolosità come sostenuto dal Governo, “quantomeno in uno Stato di diritto”. Questa precisazione è molto importante poiché afferma, di fatto, che l'approccio “al di sopra di ogni garanzia processuale” del governo neofascista Meloni, non lo è.
Il Viminale aveva impugnato la decisione in Cassazione, contestando alla Corte d’appello lo “sconfinamento” in un atto amministrativo, poiché la valutazione di “pericolosità”, secondo il ministero, spetterebbe “solo al questore”. Ma anche questa tesi è bocciata dalla Cassazione che l'ha liquidata col semplice riferimanto all'art.13 della Costituzione del '48, il quale “sotto la garanzia della riserva assoluta di legge e di giurisdizione, tutela la libertà personale a beneficio di chiunque, a prescindere dalla nazionalità, e, a livello convenzionale, nell’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.
I giudici della Suprema Corte, Giuseppe De Marzo e Aldo Natalini, ricordano poi nella sentenza un pronunciamento della Corte europea secondo il quale ogni volontà di privazione della libertà sia effettuata secondo le vie legali, e che qualsiasi arresto o detenzione abbia una base legale nel diritto interno. Su questo aspetto, di fondamentale importanza ma arbitrariamente disatteso dal governo Meloni, la Cassazione ha ribadito “la necessità di un controllo pieno da parte del giudice ordinario del trattenimento, sull’adeguatezza e sulla necessità della misura”.
Ecco dunque che in estrema sintesi la Suprema Corte ha confermato la “motivazione inesistente o meramente apparente del provvedimento” del ministero, già evidenziata in precedenza dai giudici torinesi. Una vittoria su tutta la linea per l’Imam, e una sonora sconfitta per il ministro dell'ordine Piantedosi e di tutto il governo neofascista Meloni.
Se mesi fa Meloni ringhiava "Qualcuno mi può spiegare come facciamo a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa viene annullata da alcuni giudici?", Salvini parlava "dell’ennesima invasione di campo di certa magistratura ideologizzata e politicizzata che si vorrebbe sostituire alla politica", Gasparri di “toghe irresponsabili”, e Calenda di rimpatrio dell’imam in Egitto come “misura corretta e prudente”, nel momento in cui scriviamo, l'unica nota di commento da parte di Fratelli d’Italia è affidata a Sara Kelany, responsabile del dipartimento Immigrazione del partito.
“Con la decisione della Cassazione sull’annullamento del trattenimento dell’imam di Torino, Mohamed Shahin, - afferma la deputata neofascista - ancora una volta viene sovvertito nelle aule di tribunale un provvedimento assunto dal governo Meloni per tutelare la sicurezza nazionale. (…) I giudici, invece, hanno ritenuto di liberarlo (…). C’è ancora una volta l’impressione che su certi temi la volontà di sovrapporsi alle valutazioni della politica prevalga sull’applicazione del diritto”. Una bella faccia tosta.
In conclusione, stavolta la Cassazione quale organo di Garanzia dell'ordine borghese, ha assestato due sonori schiaffi alla prepotenza fascista del governo Meloni. Certo è che con la vittoria del SI al referendum di marzo un esito come questo sarebbe stato impensabile. Del resto il caso Shahin potrebbe essere esteso, seppur con diverse connotazioni, a tutti gli oppositori di governo, italiano o immigrati che siano, attribuendo “pericolosità” a ogni tipo di affermazione o di critica ritenuta strumentale al provvedimento che si vorrebbe applicare.

1 aprile 2026