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Dopo il Ko di Meloni sulla giustizia aprire una nuova fase di lotta contro il governo neofascista
di Antonio - Napoli
Ora bisogna trasformare la vittoria del NO in una mobilitazione di massa contro il governo neofascista, il decreto sicurezza e il premierato.
Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 ha inflitto una sconfitta politica pesante al governo Meloni. Il NO ha prevalso con il 53,56% contro il 46,44% del Sì, mentre l’affluenza si è avvicinata al 59%. Non si è trattato di un incidente marginale: è stata una bocciatura nazionale della controriforma della giustizia voluta dal governo. Questa sconfitta non è caduta dal cielo. È il frutto anche della campagna politica condotta dal PMLI, che ha chiamato a votare NO per affossare quella che ha definito una controriforma piduista e fascista della giustizia. Nei materiali del Partito e nelle pagine de Il Bolscevico
il referendum è stato giustamente inquadrato come una battaglia politica contro il progetto autoritario del governo, non come un semplice passaggio tecnico-istituzionale.
Ma sarebbe un grave errore leggere il risultato come un punto d’arrivo. Meloni ha dichiarato di “rispettare la decisione degli italiani” ma anche di voler andare avanti. E infatti il resto del suo programma reazionario è ancora lì: il premierato resta sul tavolo politico e il decreto sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio e poi incardinato in parlamento, continua il suo cammino con misure repressive sui cortei, sui migranti e sull’ordine pubblico.
Ecco perché il dopo referendum è il terreno decisivo. Se la vittoria del NO viene assorbita dalle opposizioni borghesi, dai calcoli parlamentari e dalle manovre di palazzo, sarà sterilizzata. Se invece viene trasformata in iniziativa politica nelle fabbriche, nei quartieri popolari, nelle scuole, nelle università e nelle piazze, allora può aprire una fase nuova di lotta contro il governo neofascista, contro il suo Stato di polizia e contro il suo progetto di verticalizzazione autoritaria del potere.
La lezione è chiara. Il governo Meloni non è invincibile. Può essere colpito, battuto, respinto. Il voto del 22 e 23 marzo ha mostrato che quando una parte significativa delle masse comprende la posta in gioco, il progetto del regime può incrinarsi. Proprio per questo il compito dei marxisti-leninisti non è celebrare una vittoria elettorale in sé, ma usarla per far avanzare la coscienza di classe, l’organizzazione e la mobilitazione popolare.
Ora bisogna alzare il livello dello scontro politico e sociale. Bisogna collegare la sconfitta referendaria di Meloni alla battaglia contro il carovita, la precarietà, la disoccupazione, la repressione, il razzismo di Stato, il riarmo, il sostegno all’imperialismo e ogni attacco ai diritti democratici e sociali. Bisogna unire l’antifascismo militante, la difesa delle libertà democratiche e la lotta di classe in un’unica offensiva di massa.
Perciò la parola d’ordine giusta non è fermarsi al referendum. La parola d’ordine giusta è questa:
Mandare a casa il governo Meloni.
Affossare il decreto sicurezza.
Spezzare il progetto del premierato.
Rafforzare il PMLI tra le masse.
Far avanzare la lotta di classe e la prospettiva del socialismo.
Il referendum è finito. La battaglia politica comincia adesso.
1 aprile 2026