Per la loro partecipazione allo sciopero generale per Gaza a Milano
Misure cautelari a 14 pro Pal
Gli indagati sono in tutto 27
Il 18 marzo scorso 6 attivisti milanesi del movimento pro Pal sono stati contemporaneamente raggiunti da un'ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano che ha inflitto loro misure cautelari per i fatti accaduti il 22 settembre scorso alla stazione ferroviaria di Milano Centrale al termine del corteo per lo sciopero generale per Gaza indetto dal sindacato di base Usb.
Altri 8 attivisti hanno ricevuto, per gli stessi fatti, altrettante misure il 30 marzo, a seguito dell'interrogatorio svoltosi il 25 marzo presso la polizia giudiziaria su delega della Procura della Repubblica di Milano.
Nell'indagine per quei fatti gli indagati sono in totale 27, di età compresa tra i 20 e i 69 anni e in gran parte militanti dei centri sociali milanesi Lambretta, Gaza FreeStyle, Zam, Leoncavallo e Bulk: sono tutti accusati di aver partecipato alle prime fasi degli scontri.
Nessuna delle quattordici misure cautelari irrogate è di tipo detentivo, consistendo esse in obbligo di dimora nel comune di residenza, obbligo di firma in occasione di manifestazioni e divieto di uscire di casa tra le 21 e le 7. Per gli altri 13 indagati, infine, non sono stati chieste misure cautelari né è stato fissato l'interrogatorio preventivo.
I reati contestati ai 27 indagati sono di resistenza a pubblico ufficiale, oltraggio a pubblico ufficiale, lesioni, interruzione di pubblico servizio, porto abusivo di armi (che consistevano in ombrelli e in aste di bandiera non metalliche) e rapina (in quanto alcuni manifestanti, per proteggersi dalle botte, riuscirono a togliere dalle mani degli agenti uno scudo e un manganello).
È opportuno ricordare cosa effettivamente accadde alla stazione di Milano Centrale il 22 settembre 2025 in occasione dello sciopero generale per Gaza. Al termine della manifestazione si verificarono scontri prolungati tra i manifestanti che volevano simbolicamente occupare la stazione ferroviaria – come del resto stava accadendo in quelle stesse ore in altre città italiane – e la polizia che si interpose con l'ordine preciso di non far passare nessuno. Al primo tentativo dei manifestanti di entrare nella Galleria delle Carrozze, ossia nell’androne esterno della stazione ferroviaria, partirono manganellate e inseguimenti nei corridoi della metropolitana: in tale frangente due gruppi di manifestanti rimasero bloccati sulle scale mobili con il rischio di cadere schiacciati dalla folla, che spingeva dal basso, e di essere manganellati dalla polizia in alto, all’uscita delle scale mobili. Alcune centinaia di giovani quel giorno scelsero di restare in piazza fino a sera con la parola d'ordine 'blocchiamo tutto'.
Dai numerosi filmati effettuati e pubblicati anche in rete risulta evidente che i manifestanti che si trovavano nella Galleria delle Carrozze si sono semplicemente difesi dalle cariche della polizia, e comunque la mobilitazione di quei giorni costituiva un dovere sociale imprescindibile di ogni cittadino democratico, in quanto era diretta a contestare un genocidio che allora si stava perpetrando, e che si sarebbe poi effettivamente perpetrato, a Gaza: le centinaia di migliaia di manifestanti che in tutta l'Italia si sono mobilitati contro il genocidio di Gaza sfidando la polizia, e tra essi certamente quelli della Galleria delle Carrozze, non hanno fatto altro che contrastare quella stessa, identica indifferenza di cui si legge al Binario 21 della stessa stazione di Milano Centrale, a meno di trecento metri dal luogo dove sono avvenuti gli scontri dei manifestanti con la polizia.
Il Partito Marxista Leninista Italiano e il suo organo, il settimanale Il Bolscevico,
esprimono la loro totale, incondizionata e irremovibile solidarietà militante a tutti gli indagati nell'ambito di questa ignominiosa indagine promossa dalla magistratura e dalla polizia giudiziaria dello Stato borghese, e ciò che è ancora più ripugnante e intollerabile è che una simile rappresaglia giudiziaria nei confronti di tali attivisti – giusti tra i giusti - provenga da istituzioni – magistratura e corpi di polizia – che, svendendo ogni forma di giustizia, fornirono al regime fascista mussoliniano l'abominevole manovalanza per concretizzare, tra le altre nefandezze, le leggi razziali, anticamera italiana del genocidio di ieri: in relazione a tali ignobili norme, giustamente, la lapide del Binario 21 smaschera l'indifferenza che ci fu contro il genocidio che si perpetrò ieri, così come alla Galleria delle Carrozze, a brevissima distanza, non una fredda lapide ma la coscienza viva e attuale di centinaia di attivisti antifascisti ha smascherato in tempo reale l'indifferenza criminale che c'era e ancora c'è nelle istituzioni dello Stato borghese nei confronti di un genocidio che era in corso il 22 settembre 2025 e che si sta perpetrando ancora oggi, per cui la lotta dei giusti tra i giusti – gli attivisti per la Palestina libera - deve continuare con intensità ancora maggiore.
1 aprile 2026