Accusato di caporalato e di sfruttamento di lavoratori il patron di Paul&Shark
Indagato Andrea Dini, cognato del governatore della Lombardia Fontana

Il 17 marzo sono finite sotto controllo giudiziario, su richiesta dei pm Daniela Bertolucci e Paolo Storari, la società Alberto Aspesi spa e la Dama spa per sfruttamento del lavoro e caporalato. La prima azienda, famosa per la produzione di piumini di lusso, ha un fatturato di 40 milioni di euro. La seconda, con sede a Varese, 122 milioni di euro di fatturato annuo, smercia maglieria griffata Paul&Shark ed è controllata per il 90% da Andrea Dini, cognato di Attilio Fontana, il presidente leghista della regione Lombardia (la cui moglie detiene il 10% delle quote).
I magistrati mettono nero su bianco che lo sfruttamento dei lavoratori sarebbe stato fatto in maniera consapevole anche dai vertici dei marchi di alta moda. L’accusa rivolta ad Andrea Dini e 3 cittadini cinesi è che si sarebbe "adottata una politica imprenditoriale finalizzata al contenimento dei costi attraverso il sistematico ricorso a manodopera sfruttata". Nelle carte dell’inchiesta si evidenzia come "pare francamente difficile escludere il dolo delle figure apicali" delle due società, che andavano nell’opificio a controllare la fattura dei prodotti periodicamente, "generalmente il lunedì, mercoledì e giovedì" e quindi non potevano non vedere le condizioni in cui i lavoratori erano costretti. Sono accusati di caporalato gli amministratori delegati delle società Francesco Umile Chiappetta e Andrea Dini e i tre titolari cinesi dell'opificio a cui sono stati subappaltati i lavori.
Nel capannone di Garbagnate Milanese, a nord di Milano, che per i lavoratori sfruttati era il luogo di lavoro, si trovavano cucina, bagno e camera da letto, tutto insieme, in pochi metri quadri. Dalle testimonianze dei lavoratori si evince che venivano di fatto schiavizzati sfruttando la loro condizione di fragilità (molti senza permesso di soggiorno) e costretti a lavorare anche per 14 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno (domenica e festivi compresi) per una paga oraria di 5 euro, senza nemmeno sapere il nome della società per cui lavoravano. Altri hanno raccontato di essere stati pagati a cottimo, in base alla "quantità dei capi lavorati" e minacciati di licenziamento e altri soprusi se avessero raccontato la realtà. A questo si aggiungono violazioni delle norme sulla sicurezza e sistemi di videosorveglianza installati senza autorizzazione, con un controllo costante sugli operai. Ora è arrivato il controllo giudiziario richiesto con urgenza dai magistrati, perché "la situazione di sfruttamento dello stato di bisogno è ancora in atto" e "deve essere al più presto interrotta, visto che pare andare avanti da anni". Sono stati nominati due amministratori giudiziari con il compito di vigilare sul rispetto delle norme, regolarizzare i lavoratori e rimuovere quelle "situazioni tossiche" che si sono create con due ditte fornitrici dello stesso imprenditore cinese fra il 2020 e il 2025. Lo sfruttamento della manodopera avrebbe garantito margini di guadagno che "vanno dal 95% all’87%" sui capi a marchio Paul&Shark. Come si legge nell'atto, che dovrà essere convalidato dal gip, l'indagine "trae origine da accertamenti di polizia giudiziaria dove è stato 'fotografato' un fenomeno dove due mondi, quello del lusso da una parte e quello di laboratori cinesi dall'altra, entrano in connessione per un unico obiettivo: abbattimento dei costi e massimizzazione dei profitti attraverso elusione di norme penali giuslavoristiche".
Non è un episodio isolato, Dama e Aspesi sono soltanto le ultime aziende del settore a essere coinvolte in indagini sullo sfruttamento del lavoro. Negli ultimi mesi vicende simili hanno riguardato anche marchi come Tod’s, Dolce & Gabbana, Gucci e Prada. Cambiano i marchi, cambiano i fornitori, ma il meccanismo resta lo stesso: esternalizzazione spinta, frammentazione della produzione, scarico dei costi sul lavoro.
Nel 2020 Andrea Dini fu indagato in quella che giornalisticamente si ricorda ancora come la "vicenda dei camici". Ovvero: una fornitura di 75mila camici per medici e infermieri, 513mila euro di commessa, ordinata il 16 aprile 2020 in piena pandemia dalla centrale di Acquisti della Regione - la piattaforma Aria - senza gara, alla società Dama spa che produce proprio il marchio di abbigliamento Paul & Shark e appartiene per il 10 per cento, tramite la società Divadue srl, alla moglie del governatore Fontana, Roberta Dini, mentre il resto delle quote fa appunto riferimento, tramite una fiduciaria svizzera, ad Andrea Dini.
Ennesimo spaccato del supersfruttamento della manodopera e della negazione dei più elementari diritti, con paghe da fame, per i lavoratori italiani e stranieri nel nostro Paese. Tutto questo è un effetto della legge fondamentale del capitalismo arrivato al suo stato ultimo, monopolistico e in putrefazione ossia l'imperialismo: la legge del massimo profitto. Occorre fare fuoco e fiamme per il lavoro stabile, a tempo pieno a salario intero, sindacalmente tutelato, da svolgersi in condizioni di massima sicurezza per tutti i lavoratori e i disoccupati, migranti inclusi, inchiodando alle loro responsabilità i politicanti borghesi locali e nazionali della destra e della ''sinistra'' borghese che di fatto essendo al servizio del capitalismo avallano e coprono il bestiale sfruttamento della manodopera, cominciando con il buttare giù da sinistra e dalla Piazza il nero governo Meloni, Mussolini in gonnella.
Il conflitto tra il capitale e il lavoro, su cui si fonda il capitalismo, e quindi lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, potranno essere liquidati e distrutti solo col socialismo e la conquista del potere politico da parte del proletariato sulla Via dell'Ottobre, che è poi la madre di tutte le questioni.

1 aprile 2026