In Sicilia mazzette e mafia
Indagato l'ex europarlamentare FI Iacolino
È accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Arrestato il boss Vetro

Mafia, massoneria e sanità: l’inchiesta sul manager Iacolino vicino a Schifani travolge la giunta regionale siciliana. L'indagine della Procura di Palermo svela pesanti intrecci tra politici, boss mafiosi e dirigenti sanitari, mentre crescono le pressioni sulla giunta del governatore Schifani di FI e sulle nomine nelle aziende pubbliche.
Il Gip Filippo Serio: “un sistema che crea grave allarme sociale e suscita sfiducia verso l’operato delle istituzioni”. Le intermediazioni di Iacolino nel mondo della Sanità erano a favore di Carmelo Vetro, uomo d’onore di Favara, scarcerato nel 2019 dopo una detenzione di 9 anni per mafia. Ma non c’è solo Cosa nostra: “Oltre alla pesante dote mafiosa di cui è portatore alla luce dei trascorsi criminali già accertati (nonché quelli del padre, già mafioso di vertice della provincia di Agrigento), ha messo a frutto consolidati, variegati e allarmanti rapporti derivanti dalla risalente e attuale appartenenza alla massoneria, vero e proprio collante tra le più diverse componenti della società”, così scrivono i magistrati palermitani.
Mafia e massoneria, appalti pubblici e sanità, da Favara passando da Palermo, per
arrivare all’Asp di Messina e al Policlinico. L’inchiesta della procura di Palermo porta le lancette dell’orologio indietro nel tempo e restituisce una Sanità pubblica pesantemente investita da interessi privati e pressioni illecite.
L’inchiesta, non a caso, è già un terremoto politico in Sicilia, dove piovono le richieste di dimissioni nei confronti di Schifani. La procura di Palermo accusa Iacolino di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione per i rapporti col boss di Favara Carmelo Vetro, arrestato il 10 marzo.
L’inchiesta di Sisco Palermo, Squadra mobile Trapani e Dia porta in carcere anche il dirigente regionale Giancarlo Teresi per alcune mazzette. Indagato pure un altro funzionario, che consentì un subappalto al cugino di Messina Denaro.
Carmelo Vetro, imprenditore e massone, figlio del boss di Favara, pure lui condannato per associazione mafiosa, era in ottimi rapporti con Salvatore Iacolino, suo compaesano: insieme parlavano di tante questioni. Secondo la procura di Palermo diretta da Maurizio de Lucia si sarebbero scambiati numerosi favori: con la mediazione di Iacolino, il boss Vetro sarebbe arrivato a parlare al telefono persino con la vice presidente della commissione regionale antimafia Bernardette Grasso, a cui avrebbe offerto dei posti di lavoro. Il mafioso avrebbe interloquito pure con il capo della protezione civile Salvatore Cocina per altre questioni.
Adesso Iacolino, neodirettore generale dell’azienda Policlinico di Messina, è indagato a piede libero per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione mentre Vetro è stato arrestato nell’ambito di un altro filone d’indagine: gli investigatori della Sisco di Palermo, della Squadra mobile di Trapani e della Dia hanno notificato a Iacolino un avviso a comparire, per essere interrogato e sono scattate perquisizioni nelle sue abitazioni e nei suoi uffici, anche all’assessorato regionale alla Salute, dove Iacolino ha lavorato a lungo, in una posizione di rilievo. Nell’abitazione del manager sono stati trovati 90 mila euro in contanti.
Il pool coordinato dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio ha scoperto pesanti infiltrazioni di mafia all’interno della Regione siciliana. L’imprenditore boss Carmelo Vetro era di casa pure all’assessorato regionale alle Infrastrutture al punto di corrompere un dirigente. Per quanto riguarda il secondo filone dell’inchiesta, che fa luce su alcuni casi di corruzione alla Regione, insieme a Vetro è finito in manette anche l’ingegnere Giancarlo Teresi, dirigente del Servizio Infrastrutture e portuali dell’assessorato regionale Infrastrutture. Vetro avrebbe corrisposto al dirigente delle mazzette per l’assegnazione di alcuni lavori al porto di Marinella di Selinunte e al porto di Donnalucata. In questo filone dell’inchiesta, sono indagati a piede libero, anche loro per corruzione, il cognato di Vetro, Antonio Lombardo, il funzionario regionale Francesco Mangiapane e l’imprenditore Giovanni Aveni per l’appalto di Castelvetrano, in cui è spuntato come subappaltatore il cugino di Messina Denaro, Giovanni Filardo.
La procura contesta a Iacolino di aver messo a disposizione di Vetro "l’influenza, la rete di relazioni e i poteri pubblicisti derivanti dalla sua posizione di dirigente generale del Dipartimento pianificazione strategica dell’assessorato regionale della Salute, nonché dalla sua precedente esperienza politica, in tal modo contribuendo al mantenimento ed al rafforzamento di Cosa nostra". Iacolino inoltre avrebbe "sostenuto gli interessi economici di Vetro o di persone da lui segnalate". Un sostegno per accreditare una società messinese che si occupa di riabilitazione (la Arcobaleno srl riconducibile ad Aveni) presso l’assessorato alla Salute. Al contempo sempre tramite Iacolino, Vetro stava cercando di fare revocare l’accreditamento a una società concorrente.
Per realizzare questo progetto, Iacolino avrebbe fatto anche pressioni al direttore generale e amministrativo di Messina. Sono pesanti le contestazioni mosse dai sostituti procuratori Gianluca De Leo, Bruno Bucoli e Maria Pia Ticino. Il boss Vetro avrebbe finanziato la campagna elettorale di Iacolino, nel 2009, e più di recente avrebbe messo a disposizione del dirigente regionale la possibilità di assumere alcune persone in un’azienda del Messinese: Iacolino avrebbe girato tale opportunità alla vice presidente della commissione antimafia Bernardette Grasso, che è anche sindaca del Comune di Capri Leone: la procura contesta che il boss e l’esponente politico avrebbero poi interloquito direttamente per l’indicazione delle persone da assumere.
Secondo la procura di Palermo, l’imprenditore boss Carmelo Vetro era il gestore di fatto della società “An.Sa.”, che si occupa della gestione di rifiuti. Le intercettazioni hanno svelato le attenzioni particolari del dirigente regionale Teresi nei confronti di Vetro: la società del mafioso favarese avrebbe avuto un trattamento di favore per l’assegnazione degli incarichi. Per ricompensa Teresi avrebbe ricevuto laute mazzette, che i poliziotti sono riusciti a documentare installando una telecamera nascosta all’interno degli uffici regionali.
Seguendo Vetro, i poliziotti della Sisco e i colleghi della Mobile di Trapani si sono imbattuti nel cugino di Matteo Messina Denaro, Giovanni Filardo, anche lui finito in carcere negli anni scorsi per aver sostenuto la latitanza della primula rossa di Cosa nostra. Nonostante la condanna gestiva di fatto la società intestata al fratello Matteo, già colpita da interdittiva antimafia: con un escavatore riuscì ad aggiudicarsi i lavori per portare in discarica le alghe del porticciolo di Selinunte stoccate nell’area del Polo tecnologico di Castelvetrano.
Dalla Cgil Alfio Mannino ripercorre le tante denunce fatte in questi anni: "Iacolino è uno dei protagonisti dello sfascio della sanità siciliana e delle commistioni con la politica. Come Cgil la nostra posizione e le nostre denunce sulla sua inadeguatezza sono sempre state chiare e puntuali, ma dal governo regionale non abbiamo mai avuto risposte. Ora che emergono ipotesi di reato di estrema gravità, è proprio il caso che il presidente della Regione lo sospenda da tutti gli incarichi". Per Mannino, sul "quadro inquietante" che emerge "gli allarmi non sono mai cessati, senza che dalla politica fossero mai venuti provvedimenti per far da barriera a corruzione e infiltrazioni che puntualmente vengono alla luce grazie alle indagini della magistratura, coinvolgendo figure di primo piano".
Iacolino è stato prima uomo di Angelino Alfano, col quale inizia la sua attività politica ad Agrigento.
Sebbene molto contestato e addirittura licenziato dall’Asp di Siracusa, prima dei suoi ultimi ruoli alla Regione, dove da ultimo era dirigente generale alla Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute. Accusato anche di non avere fatto nulla nel caso del ritardo per gli esami istologici dell’Asp di Trapani, dopo avere ricevuto l’alert del dg di Trapani, Ferdinando Croce.
È stato eurodeputato del PdL. Alla Sanità Iacolino aspirava al ruolo di dirigente generale, ma le rivolte interne al centrodestra hanno sbarrato la strada alle sue ambizioni alla guida del dipartimento più scottante della Regione siciliana. Così il manager si è dovuto accontentare di andare a guidare l’azienda ospedaliera del Policlinico di Messina.
Ennesimo scandalo che travolge la giunta regionale siciliana borghese, neofascista e filomafiosa del governatore Schifani che farebbe bene a dimettersi immediatamente ed ennesimo spaccato dello strapotere della mafia, della massoneria e dei colletti bianchi in Sicilia che controllano anche il settore della sanità, mentre il diritto alla salute è sempre più negato alle martoriate masse siciliane.
Anche questa inchiesta mostra quanto sia importante votare NO alla riforma piduista e fascista della giustizia al referendum del 22 e 23 marzo prossimi, simili inchieste infatti potrebbero essere insabbiate nel caso della sottomissione del potere giudiziario all'esecutivo come prevede la riforma del nero governo Meloni, Mussolini in gonnella.

1 aprile 2026