Lo scandalo Epstein ha scoperchiato il marciume e la degenerazione dell'imperialismo, del sionismo e dei loro governanti
Pedofilia, affari, corruzione, manovre politiche in combutta coi servizi segreti di mezzo mondo

Dopo aver resistito per quasi un anno, nel novembre 2025 il presidente fascioimperialista degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato costretto a firmare la “Epstein Files Transparency Act”, la legge federale che obbliga il Dipartimento di Giustizia americano a pubblicare almeno una parte dei documenti non riservati in suo possesso relativi all'inchiesta su Jeffrey Epstein (il finanziere miliardario di origine ebraica “suicidatosi” in carcere il 10 agosto 2019 mentre era in attesa di processo per traffico sessuale di minori e sfruttamento della prostituzione) e sull'attività della sua collaboratrice Ghislaine Maxwell condannata a 20 anni di reclusione nel 2022.
Lo scandalo Epstein è balzato all'attenzione della stampa internazionale con la pubblicazione della prima tranche di documenti il 19 dicembre scorso e poi il 30 gennaio 2026 quando il Dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblica una nuova sezione dell'archivio Epstein composta da quasi 300 gigabyte di nuovo materiale costituito da oltre tre milioni di documenti in gran parte semicensurati, più di 2.000 video, 180.000 immagini, email, fascicoli, deposizioni, verbali di interrogatorio e varia documentazione investigativa.
I file finora pubblicati non contengono gli atti del processo ma la loro consultazione svela uno spaccato a dir poco nauseabondo del livello di degenerazione politica e morale raggiunto a livello mondiale dall'imperialismo, dal sionismo e dai loro governanti assetati di soldi e di potere, corrotti, pervertiti e depravati fino al midollo.
Una vera e propria cupola del malaffare mondiale composta da oligarchi, capi di stato e di governo, ex presidenti e segretari di Stato, capi dei servizi segreti, ambasciatori, diplomatici, sovrani, alti prelati, padroni di colossi del web e industriali, giudici, banchieri, finanzieri, politicanti borghesi ai massimi livelli istituzionali, faccendieri, attori, professori e baroni universitari pedofili e puttanieri che hanno condiviso con Epstein la tratta di centinaia donne, di bambine e bambini poco più che adolescenti, rapiti, violentati, torturati, schiavizzati e costretti a soddisfare le loro perversioni sessuali. Si parla addirittura di orfani rapiti o venduti dopo il terremoto in Turchia.
Insieme a Trump, che con il finanziere pedofilo ha avuto una frequentazione trentennale ed è citato migliaia e migliaia di volte negli appunti di Epstein e Maxwell, con abbondanza di foto e video che lo immortalano in atteggiamenti intimi con minorenni, nella lunga lista di sodali, amici e frequentatori di Epstein figurano almeno 32 nomi di capi di Stato e di governo fra cui spiccano il criminale di guerra e genocida Bengjamin Netanyahu, le cui foto compromettenti in compagnia di Epstein sono state oscurate dal Dipartimento di giustizia americano prima della pubblicazione. Poi c'è l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, il presidente della Mongolia Cahiagijn Elbegdorž, l’ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland e l'ex presidente Usa Bill Clinton. Nell'agenda di Epstein figurano anche i nomi del fratello del Re d’Inghilterra, Andrew Mountbatten-Windsor, Bill Gates e Steve Bannon, consulente strategico di Donald Trump per la politica europea nonché ideologo della destra neofascista e neonazista americana e mondiale, insieme ai padroni del web Jeff Bezos, Elon Musk, Mark Zuckerberg e Larry Ellison, tutti e quattro in prima fila all’insediamento di Trump il 20 gennaio 2025. e poi ancora Borge Brende, ex ministro degli esteri norvegese che ora dirige il World Economic Forum e Deepak Chopra e Jack Lang, ministro della cultura francese con Mitterrand.
In compagnia di vari personaggi come Steve Bannon, Epstein ha tramato contro varie istituzioni nazionali, Vaticano e Papa Francesco inclusi. Ha sostenuto i leader della destra populista europea, come Matteo Salvini e Marine Le Pen, vedi articolo ad hoc sul n.6/2026 de “Il Bolscevico”.
Anche la rubrica di Epstein è zeppa di nomi e personaggi legati al Mossad israeliano e ai capi dei servizi segreti di mezzo mondo. Addirittura lo stesso Epstein, come emerge da vari documenti e testimonianze, pare che fosse un agente del Mossad.
Epstein ha cominciato la sua carriera assunto senza qualifiche alla prestigiosa Dalton High School di New York, già diretta dall’ufficiale dei servizi Segreti Usa Donald Barr. Donald Barr è il padre di William Barr, procuratore generale di Trump, a capo delle carceri la notte in cui Epstein si è “suicidato”, guarda caso mentre il compagno di cella era stato appena trasferito e le telecamere di video sorveglianza erano “guaste”.
Secondo un rapporto dell’Fbi del 2020, pare che il finanziere pedofilo fosse stato addestrato dal Mossad e avesse legami coi servizi di intelligence statunitensi e alleati tramite il suo avvocato personale Alan Dershowitz, professore di legge ad Harvard e notoriamente filo sionista.
I legami fra Epstein e il Mossad sono confermati anche dai finanziamenti che il finanziere pedofilo ha elargito a favore delle startup Reporty Homeland Security, guidata dallo stesso Barak e legata al Mossad, che si occupava di video streaming e poi utilizzata anche in operazioni internazionali.
Inoltre, visto che Barak frequentava regolarmente la residenza di Epstein a New York, tra il 2013 e il 2017 lo Stato di Israele aveva installato sistemi di sicurezza per proteggere l’ex premier durante i suoi soggiorni americani.
I legami di Epstein con i sionisti israeliani sono confermati anche da documenti fiscali e rapporti dell’Fbi inerenti le donazioni che il finanziere pedofilo ha elargito tra il 2005 e il 2006 tramite la sua fondazione Couq a favore di organizzazioni sioniste fra cui: 25mila dollari al Jewish National Fund (JNF) e all’organizzazione Friends of the Israeli Defence Forces (FIDF), che si occupa del benessere dei soldati dell’esercito israeliano. Tant'è, che qualche anno dopo, nel 2008, Epstein su invito dei massimi vertici dell'Idf ha visitato alcune basi militari israeliane accompagnato dall’allora presidente della FIDF, Benny Shabtai.
A sostenere che Epstein fosse collegato ai servizi israeliani, c'è anche la testimonianza di Ari Ben-Menashe, consulente e uomo d’affari israeliano-canadese, nato in Iran, che ha lavorato nell’intelligence militare israeliana tra il 1977 e il 1987. Ben-Menashe ha sostenuto per anni che Epstein fosse una risorsa del Mossad, coinvolto in una vasta operazione di “honey trap” (trappola del miele) per ricattare figure influenti. Queste affermazioni confermano che la cupola imperialista di Epstein non è solo un’impresa criminale, ma uno strumento per raccogliere materiale compromettente su capi di stato, ministri, politici, uomini d’affari e celebrità dello spettacolo fra cui figurano anche Woody Allen e l'anarco-trotzkista ebreo Noam Chomsky da ricattare a beneficio dei servizi israeliani.
Non a caso Ben-Menashe collega l’attività di Epstein a quella di Robert Maxwell (padre di Ghislaine tra i più potenti magnati dell’editoria del XX secolo), anch’egli considerato un agente segreto del Mossad e del MI6 prima della sua misteriosa morte nel 1991 nelle acque delle Canarie. In Israele, dove è sepolto, ricevette un funerale di Stato alla presenza di primi ministri e capi dell’intelligence, dove fu definito un uomo che aveva fatto per Israele “più di quanto si possa dire oggi” dal primo ministro israeliano Yitzhak Shamir al funerale.
Epstein risulta essere in buoni rapporti anche con i servizi segreti americani visto che il nome dell’ex direttore della Cia John Brennan – a capo dell’agenzia dall’8 marzo 2013 al 20 gennaio 2017 – è emerso in diversi contesti correlati a Epstein.
Epstein era in buoni rapporti anche con i servizi segreti russi tramite il suo amico Thorbjørn Jagland, ex segretario generale del Consiglio d’Europa, ex primo ministro norvegese, che gli faceva da intermediario con il Cremlino. Thorbjørn andava spesso a Mosca a incontrare Putin, Lavrov e Medvedev, e poi dormiva a casa di Epstein a Parigi. È accusato di “corruzione aggravata” e recentemente il Consiglio d’Europa gli ha revocato l’immunità su richiesta della polizia norvegese che conduce le indagini sui suoi loschi legami con Epstein.
Insomma si tratta di una potentissima lobby imperialista, crocevia fra potere economico, potere finanziario, potere politico e criminalità organizzata. Un'associazione a delinquere in combutta col Mossad israeliano e i servizi segreti di vari Paesi che trama alle spalle dei popoli e delle masse popolari sfruttate e oppresse di tutto il mondo per accentrare su di sé il potere del mondo.
Un network di delatori e ricattatori in grado di corrompere e condizionare a suon di finanziamenti occulti, campagne di dossieraggio, ricatti politici, attacchi morali e personali la carriera politica e il successo elettorale di presidenti e leader politici a livello mondiale.
Una potente macchina del fango finalizzata a distruggere la reputazione di chi dissente e osa ostacolare le loro politiche eversive, golpiste, guerrafondaia e razziste delegittimandolo, aggredendolo con campagne diffamatorie e rivelazioni a volte false e distorte inerenti la vita privata della “vittima” di turno col chiaro intento di sviare l'attenzione dalla contraddizione principale dando ampio sfogo alla delazione e alle vicende giudiziarie e personali.
Si tratta, con le dovute proporzioni, del famigerato “metodo Boffo” inaugurato in Italia da Berlusconi tra il 2009 e il 2011 e utilizzato per mettere a tacere fra gli altri il direttore del quotidiano della CEI “Avvenire” Dino Boffo e l'ex presidente della Camera Fini. Boffo fu messo alla gogna mediatica da una falsa velina “anonima” confezionata ad arte e pubblicata dal quotidiano “Il Giornale” di proprietà di Berlusconi e diretto da Vittorio Feltri che lo accusavano di molestie sessuali e fu costretto alle dimissioni per aver criticato il “bunga bunga” di Berlusconi. Fini invece fu impallinato dalla pubblicazione su tutti i mass media berlusconiani di alcuni documenti compromettenti e coperti dal segreto istruttorio inerenti all'inchiesta sulla compravendita della casa di Montecarlo, lo scandalo immobiliare che segnò la fine della sua carriera politica.
I fascicoli pubblicati dal dipartimento di Giustizia americano hanno innescato inchieste penali in vari Paesi e provocato dimissioni a catena fra cui quelle di Kathy Ruemmler, ex funzionaria della Casa Bianca di Obama costretta a lasciare la poltrona di capo dell’ufficio legale della banca d'affari Goldman Sachs. Ruemmler consulente, confidente e amica di Epstein tanto da chiamarlo “tesoro”, o “zio Jeffrey”, ricevette anche un’importante onorificenza dalla Cia proprio da Brennan. Epstein, a sua volta, ha fornito Ruemmler consigli di carriera per il suo passaggio a Goldman, l’ha presentata a noti imprenditori e l’ha ricoperta di regali. Ruemmler è stata menzionata in oltre 10mila documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia a riprova degli stretti rapporti che intratteneva con Epstein.
Per i loro loschi rapporti con Epstein sono stati costretti a dimettersi anche Peter Attia, direttore scientifico di un noto marchio di integratori proteici; Bin Sulayem, presidente della Dp World, una delle più grandi aziende di logistica al mondo negli Emirati arabi, definito in un’email da Epstein “uno dei miei amici più fidati nel vero senso della parola”; Mona Juul ambasciatrice norvegese in Giordania e Iraq e Terje Rød-Larsen, suo compagno di vita, ex diplomatico, entrambi indagati per corruzione dalla polizia norvegese dopo che alcuni media hanno riportato che Epstein, nel testamento, ha lasciato alla coppia qualche milione di dollari.
A causa dei suoi rapporti con Epstein, in Slovacchia si è dimesso Miroslav Lajcák, ex presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni unite e consigliere per la sicurezza nazionale. La stessa sorte è toccata anche all’ex ambasciatore britannico negli Usa Peter Mandelson, deputato laburista alla Camera dei Lord, dopo che il Financial Times ha pubblicato una tranche dei files che svelano un finanziamento in suo favore da parte di Epstein per circa 75.000 dollari.
Nella rete di contatti e frequentazioni di Epstein figurano anche Peter Thiel, capo della potente società Palantir, Larry Summers, ex ministro del Tesoro di Bill Clinton, Bill Burns (Cia), Gordon Brown (ex primo ministro inglese) e il suo affezionato cliente Leon Black.

1 aprile 2026