Contro il governo Meloni e le guerre
In corteo a Roma 300 mila No Kings
Condivisibili le rivendicazioni, non gli obiettivi, il riformismo e il costituzionalismo. In maggioranza giovani e giovanissimi. Occupata la tangenziale. Foto a testa in giù di Meloni. Fermi preventivi. Controllo preventivo a Salis
Al potere non ci sono i re bensì i governanti neofascisti

Nell'ambito della mobilitazione globale “Contro i Re e le loro guerre” indetta il 28 marzo dal movimento Stop Rearm Europe e Rete No Kings Together per protestare “contro le derive autoritarie, la guerra e il riarmo e le politiche economiche e repressive contro i migranti” dei governi europei e occidentali, decine di milioni di manifestanti sono scesi in piazza in tutto il mondo.
Negli Stati Uniti in oltre 7 milioni hanno partecipato agli eventi organizzati in circa 3100 piazze di 50 Stati dando vita a grandi cortei e combattive manifestazioni di protesta contro l'amministrazione Trump, la guerra in Iran, l'economia di guerra, il caro vita, la brutale repressione e deportazione dei migranti. Massiccia la partecipazione ai cortei di Washington, Boston, Minneapolis, Atlanta, New York, San Francisco, San Diego, St. Paul, Dallas, Fort Worth, Philadelphia, Chicago, Atlanta, Clarkesville, Seattle, Miami e Sarasotaper.
Analoghe manifestazioni con centinaia di migliaia di manifestanti si sono svolte anche nel resto del mondo e nelle principali città europee fra cui Londra, Parigi, Berlino, Bruxelles e Madrid.
In Italia, nonostante lo schieramento di oltre mille agenti in assetto antisommossa, le perquisizioni, i controlli, le identificazioni, le intimidazioni e i “fermi preventivi” adottati per la prima volta dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi su scala nazionale con decine di autobus e mezzi privati provenienti da ogni parte del Paese, inseguiti fin dalla partenza e fermati dalla polizia lungo il tragitto e ai caselli autostradali, oltre 300mila antimperialisti, anticapitalisti, antifascisti e pacifisti sono scesi in piazza a Roma nell'ambito della manifestazione nazionale promossa dalla rete No Kings Italia e sono sfilati in corteo da Piazza Della Repubblica a Piazza San Giovanni “contro il governo Meloni e il riarmo bellico e l'aumento delle spese militari e per gli armamenti”.
I "controlli preventivi" di Mussolini in gonnella Meloni e Piantedosi hanno colpito anche l'eurodeputata di AVS Ilaria Salis che ha ricevuto la “visita” di alcuni agenti nell'hotel in cui soggiornava poche ore prima della manifestazione. Una provocazione in perfetto stile fascista che la Salis ha coraggiosamente denunciato dal palco di Piazza San Giovanni alla fine del corteo affermando fra l'altro che: "Viviamo in uno Stato di polizia dove un'eurodeputata viene controllata prima di una manifestazione pacifica. Non ci faremo intimidire dal Decreto Sicurezza".
Il corteo è partito da Piazza Della Repubblica al grido di “Giorgia Meloni eccoci”. "Siamo un paese governato da fascisti". "Vi abbiamo già cacciato una volta". “Meloni dimissioni” urlato dagli altoparlanti del carro di tesa dagli organizzatori e dai megafoni dei manifestanti.
In prima fila tantissimi giovani e giovanissimi, studentesse e studenti dei Collettivi, attivisti dei centri sociali, dei Movimenti e dell'associazionismo già protagonisti nei mesi scorsi dei grandi scioperi e manifestazioni contro il genocidio sionista in Palestina e la complicità del governo neofascista Meloni, la deportazione dei migranti e i fascistissimi decreti sicurezza.
In testa al corteo lo striscione con la parola d'ordine "Per un mondo libero dalle guerre". A seguire tante bandiere della Palestina, dell'Iran, di Cuba, del Venezuela e di associazioni come Amnesty International mescolate a quelle arcobaleno della pace, dei sindacali di base, della CGIL, dei partiti e delle associazioni, oltre 700, che hanno aderito alla manifestazione, tra cui Arci, Anpi e Amnesty International, i centri sociali Askatasuna e Leoncavallo sgomberati nei mesi scorsi a suon di manganellate, denunce e arresti. Presenti anche PRC, PAP, PCI, Carc, Alleanza Verdi Sinistra insieme a folte delegazioni di operai e lavoratori fra cui quelli della ex GKN.
Tutti uniti per dire No alla guerra e al governo Meloni declinato in modo creativo e in varie forme dai manifestanti nei tantissimi striscioni, slogan e cartelli con parole d'ordine contro il riarmo, l'aumento delle spese militari, i decreti sicurezza fra cui "Contro i Re e le loro guerre", "È finita l’era dei Re, comincia quella della libertà", "No Kings, No War". Contro la "svolta autoritaria del governo Meloni servo di Trump e dei sionisti, dimissioni” e “in difesa della Costituzione, della democrazia e dell'indipendenza della magistratura. La Costituzione non si tocca".
Tanti anche gli slogan contro la precarietà e per i diritti civili e sociali, il salario minimo, il diritto al lavoro, alla salute, alla casa e allo studio.
Lungo il percorso, nei pressi di Santa Maria Maggiore, alcuni manifestanti hanno esposto le foto della premier Giorgia Meloni, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro della Giustizia Carlo Nordio a testa in giù con accanto una ghigliottina mentre il corteo intonava lo slogan "Giorgia Meloni devi andartene, vattene" e tanti altri manifestanti sventolavano la bandiera di Israele "insanguinata" e con una svastica disegnata sulla stella di David. Più avanti risuona lo slogan “no all’Italia peggiore” vergato anche sul volto dell’ex ministra Daniela Santanché riprodotto su un manifesto.
Le attiviste di Non una di meno hanno organizzato un folto e colorato spezzone con alla testa lo striscione “Il consenso è sexy! Fermiamo il ddl Bongiorno” per denunciare il ddl firmato da Giulia Bongiorno, ministro della Pubblica Amministrazione, sulla violenza sessuale, che elimina la parola consenso e introduce il tema del dissenso spostando così l'onere della prova sulle donne, rendendo i processi per stupro ancora più difficili e umilianti.
Al corteo hanno preso parte anche alcuni parlamentari del Pd e del M5S.
La grande partecipazione popolare ha costretto la questura ad autorizzare la prosecuzione del corteo ben oltre Piazza San Giovanni, lungo Porta Maggiore, San Lorenzo, Piazzale Del Verano fino alla Tangenziale Est dove i manifestanti al grido “Blocchiamo tutto” hanno occupato lo svincolo autostradale per l’Abruzzo chiedendo a gran voce “Meloni dimissioni”.
Nei comizi finali dal palco di Piazza San Giovanni nessuno degli intervenuti ha chiesto le dimissioni del governo. Il segretario generale della CGIL Maurizio Landini ha detto che questa mobilitazione segna "l'inizio di nuova primavera democratica" ma, ha aggiunto subito dopo, a scanso di equivoci: "Noi siamo contro qualsiasi forma di violenza, l'abbiamo sempre combattuta. Io continuo a pensare che per difendere la democrazia c'è solo una strada, quella di praticarla applicando la Costituzione... la vittoria del NO al referendum sulla giustizia impone la necessità di un cambio di rotta sociale... Non vogliamo re, vogliamo diritti, salario minimo e una sanità che funzioni”.
Walter Massa (ARCI) ha sottolineato la dimensione internazionale della protesta, spiegando che “il movimento No Kings è la risposta dei cittadini alla deriva autoritaria globale che accomuna leader come Trump e le destre europee”.
Gli organizzatori della “Rete Together" hanno invitato PD e M5S di uscire dalle "logiche di potere" e seguire le rivendicazioni della piazza che chiede lo stop al riarmo e investimenti nel sociale.
Mentre a margine del corteo Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, ha chiarito che: “Noi vogliamo un'altra Italia, perché un'altra Italia è possibile, così come un altro mondo è possibile: senza i signori delle armi e senza i signori della guerra. Ecco perché oggi c'è questa straordinaria manifestazione di tantissimi giovani che chiedono un cambiamento".
Insomma una grandiosa giornata di lotta che sicuramente ha fatto tremare Palazzo Chigi con rivendicazioni condivisibili ma purtroppo limitate a un orizzonte strategico tutto interno al sistema capitalista che al massimo punta alle dimissioni del governo Meloni ma non si pone l'obbiettivo ineludibile della conquista del potere politico da parte del proletariato per cambiare davvero l'Italia con l'instaurazione della dittatura del proletariato e l'edificazione di una nuova società socialista.
Se si riflette attentamente sulle parole d'ordine, la linea politica e soprattutto sugli obbiettivi che la Rete No Kings Together intende perseguire, ci si rende conto che in fondo il grande cambiamento auspicato da tutti i partiti, i sindacati e da tutte le altre realtà politiche e sociali che ne fanno parte e in qualche modo cercano di egemonizzarlo si riduce a un semplice avvicendamento alla guida della macchina statale borghese fra un governo apertamente fascista e un governo progressista di “centro-sinistra” o del cosiddetto campo largo che sicuramente per opportunismo politico e convenienza elettorale sarebbe poi “costretto” a venire incontro alle rivendicazioni del Movimento con l'obbiettivo di disinnescare la sua carica oggettivamente anticapitalista e antimperialista, di sostituire la lotta di classe col pacifismo e il movimentismo interclassista per affogarlo nelle pastoie del riformismo, del costituzionalismo, del parlamentarismo e dell'elettoralismo borghesi impedendogli di elevare il livello di lotta e di coscienza politica e di sviluppare una conseguente strategia rivoluzionaria che metta al centro la conquista del potere politico da parte del proletariato che è la madre di tutte le questioni se davvero si punta a cambiare l'Italia e il mondo intero.
Un'altra Italia è sicuramente possibile ma ciò non potrà mai avvenire attraverso l'insediamento di un nuovo governo “democraticamente eletto” che “finalmente applichi la Costituzione” e con la classe operaia sfruttata e oppressa che “partecipa alle scelte importanti della politica” del sistema capitalista e collabora con la classe dominante borghese che invece detiene tutto il potere economico, politico e finanziario del Paese.
Anche perché le Costituzioni declinano semplicemente i principi fondativi di uno Stato e non sono un elenco di leggi da applicare. E la Costituzione italiana, tra l''altro ampiamente controriformata in senso neofascista nel corso degli ultimi decenni, essendo una costituzione borghese, declina i principi fondanti su cui si basa lo sfruttamento dei lavoratori da parte dei padroni, garantisce loro il “giusto profitto” e sancisce il dominio assoluto della classe dominante borghese sul proletariato.
Mentre alle masse popolari questa Costituzione non è riuscita a garantire nemmeno i diritti elementari al lavoro, alla casa, alla salute, all'istruzione e a una “vita dignitosa” tradendo fin da subito perfino le pregiudiziali antifasciste e antimonarchiche permettendo al fucilatore di partigiani Almirante e alla sua squadraccia di fascisti del Movimento sociale italiano (MSI) di essere eletti in parlamento fin dalle prime politiche del 18 aprile 1948 e di godere di tutti i “diritti democratici” e nel 2022 ha permesso alla Mussolini in gonnella Meloni di concludere la marcia su Roma elettorale con la conquista di Palazzo Chigi.
Nonostante l'articolo 11 lo vieti espressamente, questa Costituzione non ha nemmeno impedito all'Italia di prendere parte attiva nelle guerre che nel corso degli ultimi decenni hanno devastato l'Iraq, l'Afganistan e l'ex Jugoslavia, tanto per citare i casi più drammatici, aggressioni imperialiste che sono state appoggiate sia dai governi di centro destra che addirittura dai governi di “centro-sinistra” con alla testa D'Alema che da Palazzo Chigi ha ordinato il bombardamento in Bosnia senza nemmeno informare il parlamento.
Questa Costituzione non è riuscita a impedire nemmeno l'aumento fino al 5% del Pil delle spese militari per gli armamenti, l'attacco alla Corte dei Conti e all'indipendenza della magistratura, sventato grazie proprio al voto dei giovani astensionisti al referendum, la criminalizzazione del diritto di sciopero, non ha “abolito la povertà”, il precariato, i morti sul lavoro, non ha impedito i licenziamenti di massa, le privatizzazioni dei servizi pubblici essenziali e soprattutto ha permesso la promulgazione dei fascistissimi decreti sicurezza, la deportazione dei migranti il “fermo preventivo” deli oppositori del governo neofascista Meloni e la repressione violenta, politica e giudiziaria delle manifestazioni.
Perciò, chi dopo quasi 80 anni ancora afferma che “bisogna attuare la Costituzione per cambiare l'Italia” o invita a “costruire l'alternativa al sistema” senza però specificare come, con chi è con quale altro sistema deve avvenire questo cambiamento, è un riformista, un controrivoluzionario, un moderno principe di Salina e come tale il suo scopo è quello di ingannare il Movimento e in particolare le giovani generazioni di astensionisti, anticapitalisti e antimperialisti per ricondurli all'ovile della borghesia turlupinandoli con l'idiozia di “cambiare tutto” in modo “pacifico e democratico” senza abbattere il capitalismo e con la classe dominante borghese sempre al potere.
In particolare i segretari della CGIL, del Prc e di tutti gli altri cosiddetti partiti di opposizione confermano di essere degli incalliti riformisti quando “invitano il popolo antifascista che ha votato NO al referendum a chiedere che finalmente si applichi la Costituzione a partire dal ripudio della guerra e dall’affermazione dei diritti sociali... ad abolire tutte le guerre, a ricostruire una società più giusta fondata sulla solidarietà, sull’uguaglianza, sulla partecipazione democratica, su un'economia di pace, sulla tutela dei diritti umani universali, del lavoro, dell'ambiente e dei Beni Comuni”. Perché essi sanno benissimo che se non si abbatte il capitalismo e l'imperialismo che sono la causa di tutti i mali e delle guerre che affliggono l'Italia e l'umanità intera e non si punta alla conquista del potere politico da parte del proletariato, non è possibile cambiare un bel niente.
A spargere a piene mani nuovi inganni e illusioni parlamentariste e elettoraliste c'è purtroppo anche il Rettore dell'Università per stranieri di Siena, il sincero antifascista Tomaso Montanari, il quale cita don Milani, Cristo e il Vangelo per annunciare che “Il progetto politico c’è: si chiama Costituzione che va applicata riportando gli astensionisti a votare”. Un progetto interclassista incentrato sulla collaborazione fra sfruttati e sfruttatori che sembra mutuato dal successo di Giovanotti “penso positivo” che già nel 1993 cantava "Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa, che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa; passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano, da Che Guevara a madre teresa di Calcutta”.
Chi attualmente cerca di tirare le fila del “Movimento Together” è ben consapevole del suo ruolo e per questo avita accuratamente di dire la verità sull'attuale situazione politica ed economica dell'Italia, dell'Europa e del Mondo. Evita di dire che Trump, Netanyahu, Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen, Putin, Xi Jin Ping, Bezos e Musk, non sono i nuovi “Re e Regine” ma dittatori fascisti espressione dei regimi capitalisti neofascisti, la cui caduta non risolve nessuno dei mali che affliggono l'umanità e tanto meno le guerre perché essi sono semplicemente i principali agenti del capitalismo e dell'imperialismo che devono cadere assieme al sistema che li esprime e li sostiene, se davvero immaginiamo di costruire un “mondo nuovo” di giustizia sociale e di libertà reale per le masse popolari sfruttate ed oppresse. Il nemico contro il quale dobbiamo far convergere tutta la forza popolare, antifascista ed anticapitalista delle masse e in particolare di quelle giovanili, è proprio il sistema economico capitalista e imperialista che per sua natura non può essere riformato e va spazzato via con la rivoluzione proletaria in ogni sua struttura e apparato.
In nessun passaggio dell'appello alla mobilitazione lanciato dal Movimento No Kings Together Italia si parla mai della madre di tutte le questioni, cioè quella del potere politico, né del sistema economico che ne è alla base. Eppure l'esperienza del movimento operaio italiano e internazionale ci insegna che il riformismo è la tomba di tutte le lotte sociali e politiche e sono destinate alla sconfitta se non seguono la vittoriosa via dell'Ottobre.
Solo con il proletariato al potere e con il socialismo è possibile costruire davvero quella nuova società alla quale aspirano le masse popolari sfruttate e le nuove generazioni, stanche degli sfaceli sociali del capitalismo e dei suoi governi.

1 aprile 2026