L'Italia nega Sigonella a due bombardieri Usa diretti in Iran
Meloni: “I rapporti con gli Stati Uniti sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”
Chiudere le basi Usa e Nato in Italia
Il 31 marzo, sul sito del Corriere della Sera
, è comparsa la notizia che l'Italia ha negato il permesso di atterrare alla base di Sigonella a due cacciabombardieri americani provenienti da una base scozzese e diretti presumibilmente in Medio Oriente per una missione di guerra nell'ambito dell'aggressione Usa-Israele all'Iran. Confermato ufficialmente da fonti del ministero della Difesa e da Palazzo Chigi, l'episodio era avvenuto nella serata del 27, quando il ministro Crosetto è stato informato dalle autorità militari che dai loro piani di volo risultava che i due bombardieri si stavano apprestando ad atterrare nella base siciliana, presumibilmente per fare rifornimento, senza averne chiesto l'autorizzazione. Secondo la ricostruzione del Corriere
e quelle successive degli altri giornali, il ministro si è consultato con la premier Meloni e, “mancando il tempo per chiedere il parere del parlamento, come sarebbe richiesto per un uso della base diverso dalle sole attività tecniche, logistiche e di intelligence consentite dai trattati”, hanno deciso di vietare l'atterraggio. Della decisione presa, tramite il ministero degli Esteri, hanno poi informato Washington e l'ambasciata americana, mentre non ci sono conferme di una telefonata diretta tra Meloni e Trump.
Crosetto: “Le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”
Per la sua eccezionalità la vicenda è stata paragonata, sotto la voce “difesa della sovranità nazionale”, alla crisi di Sigonella del 1985, quando Craxi si oppose con la forza all'intervento delle truppe speciali americane, che allo scopo di catturarli avevano dirottato sulla base siciliana l'aereo con i palestinesi responsabili del dirottamento della nave da crociera Achille Lauro. Interpretazione avvalorata anche da un comunicato dell'ambasciata iraniana a Roma, secondo cui “impedire l’atterraggio dei caccia statunitensi a Sigonella è una scelta intelligente, fondata sul diritto internazionale e sulla tutela degli interessi e dell’indipendenza dell’Italia”. “Nessun 'accordo tecnico' o vecchio trattato - sottolineavano infatti gli iraniani - può giustificare il facilitare crimini contro l’umanità di matrice americano-sionista nel bombardamento di scuole, ospedali, università e della popolazione iraniana”.
In realtà qui non c'è stata nessuna crisi nei rapporti tra Roma e Washington, neanche di pochi giorni come fu quella tra Craxi e Reagan, visto che entrambe le parti si sono affrettate a negare che l'episodio possa essere interpretato come un cambiamento nell'atteggiamento del governo italiano verso gli Usa, e tanto meno un precedente per un uso più restrittivo delle basi in Italia: “Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”, recitava infatti con enfasi una nota di Palazzo Chigi emessa a seguito della notizia rivelata dal Corriere.
E quella stessa serata un funzionario del Pentagono, cioè del ministero della Guerra americano, ribadiva all’agenzia Lapresse
che “l'Italia garantisce sostegno, garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi”; quasi negando l'incidente, o almeno declassandolo ad episodio sporadico e senza eccessiva importanza.
D'altra parte lo stesso Crosetto, con un lungo post su X gli andava dietro di concerto, sentenziando con tono infastidito: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”. E per coprire l'operato del governo neofascista dalle critiche dell'opposizione che chiedeva chiarimenti, aggiungeva che “il governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i governi italiani”, in linea con gli “impegni presi in parlamento” e come ribadito in Consiglio Supremo di Difesa, “in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni”. “In ultimo – concludeva il ministro rinforzando la nota della premier – voglio ribadire che non c'è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”.
Una “crisi” strumentale per rilanciare Meloni
Ma a che scopo, allora, far filtrare prima la notizia alla stampa “amica” del governo, per poi correre a minimizzarne il significato e le conseguenze per i rapporti con l'alleato di ferro d'oltreoceano? È evidente che lo scopo era quello di far sapere al Paese che la premier tiene fede all'impegno proclamato in parlamento di non far partecipare l'Italia alla guerra contro l'Iran, e di essere “capace di dire anche dei no a Trump”, come ha detto dopo pochi giorni prima di volare a Gedda; e allo stesso tempo badando bene a non irritare troppo il dittatore fascioimperialista, rimarcando la piena collaborazione con gli Usa per l'uso delle loro basi in Italia. Al contrario della Spagna di Sanchez, unico Paese europeo ad averlo vietato, e perfino della Francia di Macron, attaccata ultimamente da Trump (“me ne ricorderò”, ha minacciato via social), per non aver concesso il suo spazio aereo ad un carico di armamenti diretti a Israele. “Ogni Stato ha le sue regole e le sue dinamiche politiche — sottolineava infatti con zelo la nota di Palazzo Chigi — ma la nostra decisione non ha nulla a che vedere con quanto avvenuto in Spagna”.
Questa sceneggiata ad uso mediatico è un'altra conseguenza del terremoto politico provocato dalla vittoria del No al referendum, con la quale Mussolini in gonnella cerca di prendere un po' le distanze da Trump e rifarsi politicamente il look. Sia sul piano interno, atteso che la scoppola referendaria le è arrivata soprattutto dal voto giovanile, anche in conseguenza della sua complicità nel genocidio nazisionista a Gaza e la sua posizione vergognosamente opportunista sull'attacco all'Iran, da lei “non condiviso né condannato”. Sia sul piano internazionale, stante il suo appiattimento su Trump, per cercare di uscire dall'isolamento dal gruppo di leader europei che contano: non tanto da Sanchez, dalle cui posizioni si tiene invece ben distante come si è visto, ma anche dai più cauti Macron e Merz, e perfino da Starmer, tanto che ultimamente non era stata neanche invitata alle riunioni del cosiddetto formato E4 (Francia, Germania, Italia, UK), diventato di fatto un E3.
Anche per questo la Meloni ha disdetto la prevista partecipazione alla kermesse Cpac dei seguaci MAGA di Trump svoltasi a Dallas, inviando solo una delegazione di rango minore del suo partito . Una presa di distanza, questa dal capo dell'internazionale nera, rimarcata anche da Crosetto, nell'intervista pubblicata dal Corriere
del 7 aprile, lo stesso giorno della sua informativa al parlamento sull'episodio di Sigonella; intervista in cui - anche per lanciare un segnale all'opposizione invitata a “collaborare per affrontare una crisi che non ha precedenti”- ha detto che “uno dei problemi di questa presidenza (Trump, ndr) è che nessuno osa contraddire il Capo […] io rivendico che l’Italia abbia preso una posizione importante e seria quando ha detto di non condividere questa guerra cercando di limitare al massimo i danni”.
Il ruolo delle basi Usa in Italia nella guerra all'Iran
Ma la difesa strumentale “una tantum” della sovranità nazionale, accampata da Meloni e Crosetto, rendendo pubblico il loro diniego all'atterraggio dei due bombardieri a Sigonella, serve anche a nascondere il via vai silenzioso e quotidiano di aerei, droni ed elicotteri americani, confermato anche dalle popolazioni locali, che avviene in questa e altre basi americane in Italia dall'inizio dell'aggressione all'Iran e anche nelle settimane precedenti, col tacito assenso del governo italiano che fa finta rientrino tutte nelle normali operazioni “logistiche” consentite dai trattati.
Del resto, riguardo ai voli americani dalle basi in Italia, come ha spiegato al Corriere
l'ex capo di stato maggiore dell'aeronautica, Leonardo Tricarico, “se sono in ambito Nato non c’è bisogno di avere ulteriori permessi, altrimenti sì. Ma allo stesso tempo bisogna anche dire che è impensabile che governo e Parlamento diano autorizzazioni quotidiane su ogni singolo volo”. Anche per il Wall Street Journal
, l'Italia di Meloni è tra i Paesi che stanno fornendo più assistenza alla guerra degli Stati Uniti e Israele all'Iran: “Sebbene molti leader europei abbiano pubblicamente condannato gli attacchi Usa all’Iran – ha scritto il giornale vicino agli ambienti repubblicani – dietro le quinte, le loro basi stanno facilitando una delle operazioni logisticamente più complesse in cui gli Stati Uniti sono coinvolti da decenni. Nelle settimane recenti, bombardieri, droni e navi americane sono state rifornite, armate e mandate a combattere dalle basi militari presenti nel Regno Unito, in Germania, Portogallo, Italia, Francia e Grecia”.
Secondo un'inchiesta de Il Fatto Quotidiano
, pochi giorni dopo l'attacco c'è stata un'impennata dei voli di cargo C-130T da Sigonella verso la base cretese di Souda, principale porto avanzato di appoggio delle portaerei Usa che operano in Medio Oriente, nonché di voli di droni e aerei pattugliatori. Anche dalla base di Aviano, in Friuli, sono partiti almeno cinque voli dei giganteschi aerei da trasporto truppe e materiali C-5M Super Galaxy, da una settimana prima dell'attacco fino al 3 marzo scorso. Sempre il WSJ
, in un articolo del 23 marzo, non smentito, ha scritto: “La base aerea di Aviano, in Italia, è un’importante struttura dell’Us Air Force che ospita velivoli di rifornimento, i quali facilitano le missioni di bombardamento a lungo raggio contro l’Iran”.
Tutto ciò suona un inquietante campanello d'allarme che rafforza e rende sempre più urgente la chiusura di tutte le basi Usa e Nato in Italia, se non vogliamo che il nostro Paese venga trascinato volente o nolente in questa nuova guerra imperialista di Trump, che sommandosi alla guerra criminale di Putin all'Ucraina, può facilmente innescare la guerra mondiale imperialista tra le superpotenze dell'Ovest e dell'Est per l'egemonia globale. In una tale eventualità il PMLI chiamerà il proletariato e tutto il popolo italiano alla guerra civile per impedire che l'Italia vi partecipi.
Cresce il coinvolgimento dell'Italia nel conflitto
Checché ne dica Mussolini in gonnella, che il 9 aprile andrà in parlamento a spiegare i programmi del suo governo neofascista per l'ultimo anno di legislatura”, l'Italia è già coinvolta, anche se non ancora in maniera diretta, nelle operazioni belliche contro l'Iran: con l'uso delle basi americane e Nato, ma anche in altri modi, come dimostra ad esempio il “rafforzamento” delle missioni aeronavali europee Unavfor Aspides operante dal 2024 nel Mar Rosso e Unavfor Atalanta operante intorno al Corno d'Africa. Cioè con l'invio di altre navi e con l'estensione a tutta la penisola arabica, deciso alla chetichella dal Consiglio europeo e diretto specificamente contro gli Houthi dello Yemen che combattono al fianco dell'Iran.
Ma lo dimostra anche e soprattutto l'improvviso viaggio di Meloni nei Paesi del Golfo, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar (il Kuwait è stato escluso per ragioni di sicurezza). “Paesi amici e affidabili — ha detto al compiacente Tg1 — che aiutiamo a difendersi dagli attacchi iraniani”. Una missione anche economica, ha aggiunto, per gli “approvvigionamenti energetici a tutela degli interessi nazionali”, cioè con la promessa di nuove forniture di armamenti “difensivi” alle corrotte petro-monarchie arabe, alleate di fatto a Tel Aviv e Washington nella guerra all'Iran, e dell'impegno a spingere la costruenda coalizione militare internazionale per forzare la riapertura dello stretti di Hormuz pretesa da Trump; ciò in cambio di lucrosi investimenti in quell’area per l’Eni e di garanzie per le forniture di gas e petrolio all'Italia, che al momento sono del tutto futuristiche.
Un'operazione che evidentemente mira anche a rilanciarla politicamente dopo la batosta referendaria, e anche in vista del suo annunciato intervento in parlamento, per dare l'impressione di essere ancora saldamente in sella nel governo del Paese di fronte alle disastrose conseguenze energetiche ed economiche provocate dalla criminale guerra scatenata da Trump e Netanyahu e di ben curare gli interessi imperialistici dell'Italia, ma che ci espone ulteriormente ad un coinvolgimento nel pericolosissimo conflitto in corso.
8 aprile 2026