Decretato dal parlamento nazisionista di Israele
Pena di morte per i palestinesi
Impiccagione e nessuna possibilità di appello

A metà marzo in Cisgiordania i soldati sionisti avevano sparato senza alcuna motivazione su un'auto e ucciso i due genitori e due dei quattro figli a bordo; un massacro che un deputato del partito del ministro Ben Gvir aveva commentato con le vergognose parole “non mi importa, non ci sono civili innocenti, non ci sono bambini innocenti tra loro”, sottinteso tra i palestinesi. Lo stesso intento criminale mirato sui palestinesi sta nello spirito e nella lettera della nuova legge sulla pena di morte approvata il 30 maggio dal parlamento nazisionista.
La legge sull'"esecuzione per impiccagione dei prigionieri palestinesi", così l'ha ribattezzata Hamas, è stata approvata dalla Knesset con 62 voti favorevoli e 48 contrari, ossia con i voti della maggioranza del governo del criminale Netanyahu e di alcuni dell'opposizione. Questa legge, denunciava Hamas, prevede, nelle sue disposizioni fondamentali, l'imposizione "obbligatoria" della pena di morte ai prigionieri che l'occupazione accusa di aver compiuto operazioni contro i suoi obiettivi, da attuare entro 90 giorni dalla pronuncia della sentenza e quindi senza possibilità di ricorsi, e priva il prigioniero di qualsiasi possibilità di clemenza o riduzione della pena; i tribunali sionisti diventano meri strumenti per emettere condanne a morte per omicidio a sangue freddo.
La legge prevede infatti la pena di morte per chiunque abbia l'intento di minare l'esistenza dello Stato; la valutazione se questo sia messo in pratica con un “atto terroristico” è affidata in Cisgiordania ai tribunali militari. Evidente il doppio standard fra i palestinesi, che sono “tutti colpevoli”, bambini compresi, e i coloni sionisti che già di fatto, come i soldati, hanno il via libera agli assassini.
Suhad Bishara, direttrice dell'unità legale del Centro Adalah per i Diritti Umani della Minoranza Araba in Israele, denunciava che l'approvazione della legge “rappresenta la legittimazione di un omicidio premeditato e a sangue freddo in circostanze in cui il condannato non costituisce un pericolo reale. L'applicazione della legge israeliana ai residenti della Cisgiordania costituisce anche una flagrante violazione del diritto internazionale, poiché la Knesset, secondo la Convenzione dell'Aia, non ha l'autorità di legiferare per la popolazione sotto occupazione". E concludeva “questa legislazione si basa sulla discriminazione etnica, viola direttamente il principio di uguaglianza, si fonda su classificazioni che riflettono percezioni razziste e costituisce una discriminazione razziale vietata”.
Trentuno organizzazioni internazionali per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, denunciavano la natura discriminatoria della legge concepita per colpire i palestinesi e la mancanza di garanzie di un giusto processo, che a loro avviso costituiscono una violazione del diritto alla vita e del diritto internazionale umanitario, tra cui la Quarta Convenzione di Ginevra, il Regolamento dell'Aia, il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione contro la tortura. E chiedevano all'UE di intervenire con urgenza contro la legge in particolare con la sospensione dell'accordo di partenariato commerciale con Israele. La Ue come al solito non andava oltre una formale denuncia della legge razzista ma si guardava bene dal fare la pur minima azione, da complice dei criminali nazisionisti nel genocidio palestinese. Così come i ministri degli Esteri di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Indonesia, Giordania e Pakistan che in una dichiarazione congiunta definivano la nuova legislazione una "grave escalation", in particolare per la sua natura discriminatoria nell'applicare la pena di morte solo ai palestinesi, che poteva alimentare le tensioni esistenti. Arrivavano persino a paventare il pericolo che queste politiche del governo sionista “contribuiscono a consolidare una realtà più simile a un regime di apartheid, basato sulla negazione dei diritti fondamentali del popolo palestinese”. Poi tornavano a occupare i loro posti nel Board for peace del criminale Trump, accanto a quello occupato dal ministro Tajani per conto del governo della neofascista Meloni, e il genocidio sionista a Gaza e in Cisgiordania poteva continaure impunito. Stesso percorso ininfluente da parte dell'Anp del collaborazionista Abu Mazen e del suo governo fantoccio per Gaza, appendice del Board for peace e che da mesi aspetta il permesso sionista di entrare nella Striscia.
La Casa Bianca esprimeva il sostegno a quello che definiva "il diritto sovrano di Israele di emanare le proprie leggi". Nessun problema con l'alleato del criminale Netanyahu e con l'entità sionista che dopo questa legge sarebbe ancora “l'unica democrazia del Medioriente”.
Hamas ha denunciato che l'adozione di questa legge riflette la natura dell'occupazione, basata sull'omicidio e sul terrorismo sottolineando che essa crea un pericoloso precedente che minaccia la vita di migliaia di prigionieri nelle carceri. Sono oltre 9.500 prigionieri palestinesi, tra cui 350 minori e 73 donne, attualmente detenuti nelle carceri dell'occupazione, già vittime di torture, fame e negligenza medica che ha già causato la morte di diversi di loro durante la detenzione.
Hossam Badran, membro dell'Ufficio Politico di Hamas, lanciava un appello per una mobilitazione nazionale generale e l'attivazione della resistenza contro la legge, chiedeva la formazione di un fronte giuridico arabo e internazionale per contrastare l'occupazione e la presentazione di una denuncia formale alla Corte penale internazionale contro i legislatori, i giudici e i leader politici sionisti per incitamento all'omicidio sistematico e alla commissione di crimini contro l'umanità. Al momento all'appello rispondevano solo le masse popolari, dalla Palestina a molti paesi arabi, e dal movimento di solidarietà alla causa palestinese in varie parti del mondo a partire da quelle del 2 aprile in Marocco e Tunisia e a Londra.
Il 31 marzo la città di Gaza era teatro di una grande manifestazione popolare organizzata dalle famiglie dei prigionieri, con la partecipazione di ex detenuti e rappresentanti della società civile palestinese, che si è svolta davanti alla sede del Comitato Internazionale della Croce Rossa. I partecipanti avevano foto di prigionieri e bandiere palestinesi, cartelli con slogan che denunciavano la "legge fascista" come prova dell'assenza di giustizia e che sfidavano l'occupazione, "avete decretato la pena di morte? Il sangue ha decretato la liberazione" della Palestina.
L'1 aprile uno sciopero generale indetto dalle organizzazioni palestinesi, compreso il movimento Fatah, paralizzava città e aree della Cisgiordania occupata dove scuole e università rimanevano completamente chiuse, fermi i trasporti pubblici, chiusi uffici pubblici, banche e le attività commerciali. Manifestazioni erano organizzate nelle principali città, da Ramallah a Hebron, Jenin e Nablus.

8 aprile 2026