Caso Delmastro
Riciclati i soldi del clan nel ristorante

La Bisteccheria d'Italia di cui era socio Andrea Delmastro serviva a riciclare i soldi del clan Senese. Ne sono convinti i pm romani i cui sospetti sono arrivati anche alla Procura di Torino, che indaga per intestazione fittizia di beni intorno alla società “Le 5 Forchette srl” di cui era socio l'ex sottosegretario di FdI del governo Meloni.
Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese e detenuto per reati di stampo mafioso e la figlia Miriam sono stati sentiti in Procura a Roma il primo aprile per chiarire le spese legate all’attività della società, tra cui l’affitto mensile da circa 2.000 euro e l’investimento di circa 40.000 euro per la sistemazione del ristorante Bisteccheria d’Italia, sito in Roma in via Tuscolana. (vedi "Il Bolscevico" N13/2026)
Un flusso di denaro oggetto di analisi da parte degli inquirenti: per i pm che indagano Mauro e Miriam Caroccia, indagati per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, anche “in fase di avviamento” della Srl, hanno “trasferito e reinvestito” i proventi “delle attività illecite” del clan dei Senese. Un’attività illecita “aggravata” dall’averla messa in atto, si legge negli atti dell’inchiesta, “al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso facente capo al clan”.
Secondo l’impianto accusatorio i due indagati, nel dicembre del 2024, hanno “investito” nella Srl al fine di “permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche” e “di reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni”. “Delmastro ci ha fatto beneficenza. Ci ha aiutato perché in quel momento ero incensurato, ero stato appena assolto dalla Corte d’Appello di Roma”, avrebbe detto ai pm Mauro Caroccia, secondo quanto riferisce il suo difensore, nel corso dell’interrogatorio presso la Dda di Roma. L’avvocato Fabrizio Gallo spiega che il suo assistito ha riferito di avere “deciso di mettere su il ristorante la Bisteccheria in quanto era stato assolto con formula piena dai giudici di appello. Successivamente Delmastro, quando viene a scoprire che Caroccia è stato poi condannato dalla Cassazione, decide di farsi da parte“. Caroccia e Del Mastro “si sono conosciuti tra il 2022 e il 2023“, aggiunge l’avvocato. “Era un semplice cliente del ristorante. Si sono piaciuti, l’ha cominciato a frequentare e poi hanno deciso di aprire il ristorante quando Caroccia non aveva più possibilità di poter continuare l’attività perché aveva avuto uno sfratto in quanto non aveva più capacità economica“, aggiunge il penalista.
Ma per i pm le cose non stanno così: la Bisteccheria d’Italia avrebbe permesso al clan di reinvestire capitali illeciti, rafforzare la propria posizione territoriale e sottrarre beni a misure ablatorie. Sporchi, scrivono i pm, erano i soldi con cui i Caroccia si sarebbero attribuiti fittiziamente il cinquanta per cento della società. Sporchi anche i capitali nella fase di avviamento. Il reato, secondo i pm di Roma, sarebbe stato commesso a partire dal 17 dicembre 2024, il giorno in cui nasce la Le 5 Forchette srl, la società utilizzata per gestire la Bisteccheria d’Italia. Quel giorno, al civico 2 di via Garibaldi, a Biella, sei persone si siedono davanti a un notaio di fiducia per costituire l’azienda. Ci sono Andrea Del Mastro, il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà, l’assessore ai lavori pubblici Cristiano Francheschini, la vicepresidente (dimissionaria) del Piemonte Elena Chiorino, tutti di FdI, quindi l’imprenditrice Donatella Pelle e la diciottenne Miriam Caroccia.
A parte quanto affermato dal legale di Mauro Caroccia resta un interrogativo centrale: nessuno dei soci si è posto domande sulla provenienza del denaro? Cioè su come una diciottenne potesse disporre di cinquemila euro per avviare l’azienda, altri cinquemila per acquisire ulteriori quote e le somme necessarie per l’allestimento del locale, inclusi gli arredi acquistati da una cittadina cinese. Una parte dei fondi, secondo quanto si ipotizza, sarebbe stata versata dai soci piemontesi, tra cui lo stesso Del Mastro. Ma resta da chiarire la provenienza del resto. Mauro Caroccia, infatti, non risultava disporre di grandi disponibilità economiche, anche alla luce dei precedenti sequestri di attività, dell’arresto, dell’incendio di un esercizio commerciale.
Di chi era dunque il denaro? Per gli investigatori dell’Antimafia, la risposta porta sempre nella stessa direzione: il clan Senese. La commissione parlamentare Antimafia approfondirà sul caso Delmastro con audizioni che coinvolgeranno lo stesso ex sottosegretario. Fonti della presidenza fanno sapere che "l'Ufficio di Presidenza della Commissione ha approvato all'unanimità l'avvio di un ciclo di audizioni sulla vicenda Delmastro e nell'ambito dell'inchiesta sul clan Senese, già affrontata dalla commissione durante il filone che ha riguardato 'Affari di Famiglia e Hydra'".
Intanto la deputata di Avs Francesca Ghirra fa sapere che il 1 aprile “Il Comitato consultivo sulla condotta dei deputati di Montecitorio ha deciso alla unanimità di sanzionare l'ex sottosegretario alla Giustizia e deputato di Fratelli d'Italia, Andrea Delmastro, applicando l’art.7 del proprio regolamento il quale, lo sottolineiamo, non prevede altri tipi di misure. Il voto è stato importante a tutela dell’onore delle istituzioni”. La sanzione è dovuta al fatto che Del Mastro non ha comunicato a suo tempo al Parlamento il fatto di avere una quota della società.

8 aprile 2026