Al leader del M5S preme di assicurarsi l'amicizia del presidente degli Usa per scalare Palazzo Chigi
Conte tresca con Trump?
A pranzo con Zampolli, inviato speciale del fascioimperialista della Casa Bianca

Martedì 31 marzo scorso ha avuto luogo a Roma presso un ristorante del centro, un incontro riservato tra il leader del M5s e Paolo Zampolli, imprenditore italiano che vive negli Usa, inviato speciale e amico personale del presidente Donald Trump.
Conte e Zampolli hanno pranzato per un’ora e 45 minuti in una sala riservata di un ristorante e nulla è stato comunicato ai media, prova del riserbo e della volontà di Conte di non renderlo di pubblico dominio. L’appuntamento tra i due è diventato invece di dominio pubblico grazie agli articoli e le foto apparsi sulla prima pagina del fogliaccio di destra Libero . Interessanti le risposte che Zampolli ha dato a Fausto Carioti per Libero : alla domanda sui conflitti, ha detto che "si è parlato di questo e di quello", che "ci sono state due battute sulla guerra" fino a specificare che "non siamo entrati in nessun dettaglio. La colazione non era stata fatta per parlare delle guerre".
Le parole di Zampolli hanno un significato diverso da quelle usate da Conte sul contenuto del colloquio. "L’ho incontrato come un amico" ha detto l’uomo d’affari, aggiungendo che il leader dei 5Stelle ha chiesto di porgere i suoi saluti a Trump ("per favore salutamelo"), specificando - passaggio non irrilevante alla luce delle cose scritte da Conte nella risposta a Libero - di non avere "alcun mandato sull’Italia", spiegando che c’è un ambasciatore in Italia e quest’ultimo "si occupa della politica dell’Italia". La risposta di Conte, tesa a giustificare l’incontro rivestendolo di un significato di alta diplomazia e nel quale avrebbe ribadito la sua contrarietà alle politiche di Trump sul Venezuela, Iran e sui dazi:"Nessun doppiogioco", scrive Conte in un post su Fb in cui precisa che "attacchi contrari al diritto internazionale come quello all’Iran non potranno, a mio parere, mai avere il sostegno dell’Italia". "A Zampolli ho detto che questo attacco illegale deve essere fermato anche perché costituisce un completo fallimento". E ancora: "Ho ribadito che mi batterò perché le nostre basi non siano messe a disposizione non solo dei bombardieri americani di passaggio ma anche per qualsiasi attività logistica di sostegno". Ma queste dichiarazioni vengono smentite da Zampolli e servono solo a mettere una pezza al fatto che l'incontro sia diventato pubblico. Il pranzo sarebbe dovuto rimanere riservato perché un appuntamento con un emissario di vecchia data di Trump sarebbe stato ed è fonte di imbarazzo nel momento in cui le opposizioni parlamentari criticano il governo Meloni per il rapporto con la Casa Bianca.
L'incontro con Zampolli rivela una contraddizione tra il discorso e l’azione parlamentare del M5S e l’iniziativa del suo leader e apre il tema sul come debbano essere regolati i rapporti tra alleati: chi aspira a diventare candidato premier del “centro-sinistra” e incontra un amico di Donald Trump senza dirlo a nessuno sta evidentemente cercando l'appoggio di Trump per la scalata a Palazzo Chigi. In questo quadro Conte punta ad avere il supporto dei centri di potere politico-finanziari americani, tanto da inviare all’ambasciata americana e a Trump dei saluti tramite Zampolli.
Un rapporto con Trump maturato durante i suoi anni a Palazzo Chigi con ben due governi. Conte all’epoca era un fedele alleato degli Stati Uniti, per esempio il 3 gennaio del 2020 non disse niente quando gli Stati Uniti uccisero con un missile Hellfire il generale iraniano Qassem Soleimani e fu violato il diritto internazionale.
Fu lo stesso Conte a dare il via libera a una serie di visite a Roma di William Barr, il segretario della Giustizia, legate all’indagine sul Russiagate. Barr incontrò i vertici dei servizi segreti (tra i quali il capo del Dis, il generale Gennaro Vecchione), l’obiettivo della missione di Barr a Roma era quello di accertare se l’Italia avesse avuto un ruolo nel Russiagate.
Conte è lo stesso che in Parlamento promette battaglia per la difesa dello spazio aereo e il taglio definitivo del Muos di Niscemi, ma appena esce dal palazzo si incontra di nascosto con uno dei punti dei riferimento di Trump, il quale lo definiva "l'amico Giuseppi". Insomma Giuseppe Conte dimostra ancora una volta di essere un incallito trasformista, ambizioso, spregiudicato e narcisista politicante borghese al servizio del capitalismo, prova ne sono stati i suoi due governi, il primo con la Lega di Salvini e il seguente con il PD che fino al giorno prima era all'opposizione.
Dietro la strategia opportunista di Conte che svela il suo allineamento al dittatore fascioimperialista Trump e all'imperialismo dell'Ovest, non senza molte sbandate filoputiniane sue e del giornale che più lo sostiene ovvero "Il Fatto Quotidiano" di Travaglio, sembrerebbe esserci il vecchio rottame del PD romano Goffredo Bettini, più vicino a lui che alla segretaria del PD, fra l'altro regista del secondo governo guidato da Conte: "Elly Schlein ha fatto un lavoro enorme, e questo le va riconosciuto perché c'è chi dentro non glielo riconosce. Ma la questione della premiership non va posta oggi: la mia esperienza mi dice che bisogna pensare al migliore per vincere" ha affermato Bettini. Sprezzante il senatore Filippo Sensi, della destra PD, che su X è durissimo: "Non capisco la sorpresa per un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un presidente di destra".
Questo incontro spiega anche perché Conte, con la sua proverbiale propensione al trasformismo, ha cominciato a usare toni meno aspri verso la Resistenza dell’Ucraina aggredita dal nazizarista Putin, a costo di deludere i più accaniti sostenitori di Putin che pure si aggirano nel “campo largo”.
L’ex premier sembra essere in attesa di qualche forma di compromesso sia in Ucraina sia in Iran, è quello che gli serve per mantenersi sempre un passo avanti rispetto ai suoi rivali. Cosciente che proprio la politica estera, se da un lato lo aiuta ad avere consenso negli ambienti anti-americani e anti-israeliani, dall’altro lo obbliga a fornire spiegazioni all’alleato di ieri che sarà poi anche quello di domani: ovviamente gli Stati Uniti, la Ue imperialista e i boia nazisionisti israeliani, ovvero l'imperialismo dell'Ovest di cui l'Italia imperialista fa parte, contrapposto all'altrettanto infame e micidiale imperialismo dell'Est, Russia-Cina. Contrapposizione che potrebbe portare ad un nuovo terrificante conflitto mondiale contro il quale noi marxisti-leninisti ci opporremo con ogni mezzo per evitare la partecipazione del nostro Paese.
Questa vicenda dimostra ancora una volta il suo incorreggibile opportunismo e arrivismo borghese e dovrebbe aprire gli occhi agli elettori del M5S in buona fede, specie quelli più di sinistra, circa la necessità di non dare alcun consenso né a lui né al "campo largo" alle prossime politiche.
La "sinistra" borghese altro non è che l'altra faccia della medaglia del regime capitalista e neofascista e l'unico voto utile, rosso, anticapitalista, antimperialista e di sinistra alle prossime politiche sarà il voto dato al PMLI e al socialismo attraverso l'astensionismo tattico marxista-leninista.
Prima delle politiche 2027 occorre buttare giù da sinistra e dalla Piazza il nero governo Meloni per evitare il suo programma di completamento del regime capitalista neofascista, cosa che i vertici del "campo largo" non hanno nessuna intenzione di fare, preparandosi solo allo scontro elettorale per sostituire Mussolini in gonnella e continuando quindi la loro opposizione di cartone da qui alle elezioni. Opposizione parlamentare che non denuncia il carattere neofascista del nero governo Meloni e in ultima analisi ne condivide in fin dei conti l'antipopolare politica economica e sociale interna e quella estera. Come questo incontro di Conte con Zampolli, emissario del fascioimperialista Trump, conferma in pieno.
 
8 aprile 2026