Travolti dalla crisi economica e sociale
I governanti riformisti di Cuba negoziano con il fascioimperialista Trump
Fallimento del “modello cubano” e resa all’imperialismo

Strangolata dall’inaccettabile pluridecennale blocco americano, con le scorte petrolifere al lumicino dopo l’aggressione imperialista USA al Venezuela, principale fornitore dell’Avana, e la decisione di proibire a chiunque di rifornire di petrolio l’isola, pena l’imposizione di dazi severi, di fronte ad un’escalation dei segnali del malcontento sociale, che ha portato per la prima volta masse di persone ad assaltare le sedi del Partito comunista revisionista e gli studenti a riunirsi in assemblee, le trattative tra il dipartimento di Stato USA e Cuba si stanno muovendo al più alto livello. Lo ha confermato recentemente in diretta tv il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, in un’intervista concessa all’ex vicepremier spagnolo Pablo Iglesias. Da parte dell’Avana si è disposti a concedere a imprenditori dell’altro lato del Golfo della Florida la possibilità di investire in settori dell’economia dell’isola fino a oggi monopolio di Stato, dal turismo alle telecomunicazioni all’agricoltura. Non solo, il viceministro degli Esteri Carlos de Cossío ha fatto sapere che si tratta anche sulla possibilità di risarcire le compagnie nordamericane i cui beni furono nazionalizzati dopo la Rivoluzione antimperialista del 1959. Una decisione alla quale Fidel Castro si era si sempre opposto, ma solo perché le trattative in questa direzione erano state interrotte unilateralmente dagli USA all’inizio degli anni Sessanta e brutalmente sostituite dal bloqueo, ovvero dalle criminali sanzioni finanziarie, economiche e commerciali con lo scopo di strangolare Cuba. Díaz-Canel ha confermato anche che le trattative, da parte cubana, sono svolte in modo “collegiale” dal vertice politico dell’isola, ovvero “da me, da Raúl Castro e da personalità di fiducia di entrambi”. Ergo i governanti riformisti dell’Avana negoziano con il fascioimperialista Trump, quella che in definitiva non può che essere una resa al capitalismo e all’imperialismo. Invitiamo pertanto i tanti giovani rivoluzionari e antimperialisti, abbindolati e illusi dai falsi comunisti in Italia e all’estero che continuano da anni a fare la peana del “socialismo cubano”, della “difesa di Cuba socialista”, di aprire gli occhi su cosa sta succedendo nell’isola caraibica e sulla reale volontà di aiuto dei campioni del “mondo multipolare”, l’imperialismo russo e il socialimperialismo cinese, che non hanno saputo fare altro che far arrivare all’Avana una petroliera russa con il beneplacito del dittatore fascista di Washington Trump, come cortesia verso il suo amico criminale di guerra Putin. "Devono sopravvivere!", ha dichiarato il presidente americano nuovo padrone del mondo, "non mi preoccupa, hanno un regime pessimo, una leadership corrotta e pessima, e che ricevano o meno una petroliera, non importa", ha detto ai giornalisti a bordo dell’Air Force One.
Addirittura il segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha ripetuto il suo minaccioso refrain: “Cuba deve cambiare modello di governo”. Così come sta avvenendo in Venezuela, dove, dopo la “rivoluzione bolivariana” un altro pezzo del fallimentare e capitolardo “socialismo del XXI secolo” è morto e sepolto in quattro e quattr’otto. Mentre Trump il 29 marzo, in mezzo all’aggressione imperialista all’Iran, ha trovato il tempo di riferirsi a Cuba affermando che “sarà un grande onore” per lui “prendere Cuba”. Una dichiarazione fascioimperialista che si somma alle molte degli ultimi due mesi riguardante il futuro segnato dell’isola caraibica. Lo scorso 7 marzo, alla riunione a Miami dei leader dei 13 paesi latino americani governati dalle destre reazionarie, fasciste e razziste, in cui era sorta di fatto una nuova alleanza a coronamento della Dottrina Monroe, che definisce il dominio statunitense sull’emisfero occidentale, definita lo “Scudo delle Americhe”, una coalizione ufficialmente per “combattere il narcotraffico, l’immigrazione e ridurre l’influenza cinese nell’area”. “Così come abbiamo realizzato una trasformazione storica in Venezuela, confidiamo altrettanto nel grande cambiamento che presto arriverà a Cuba”, aveva affermato Trump in quell’occasione. Perché “Cuba cadrà molto presto ed è desiderosa di arrivare a un accordo. E’ solo una questione di tempo. Può darsi che si tratti di una presa di controllo amichevole, oppure no”.
Secondo il “New York Times”, per arrivare a un accordo, gli americani pretenderebbero l’uscita di scena dell’attuale presidente, lasciando ai dirigenti riformisti dell’Avana decidere il successore, magari col mantenimento al potere della famiglia Castro attraverso la figura di Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raúl Castro oggi 94enne, noto come El Cangrejo, che sarebbe la persona che sta mantenendo i contatti col segretario di Stato Marco Rubio. Il quotidiano americano USA Today, nei giorni scorsi, scriveva che l’accordo economico che si starebbe negoziando prevede una flessibilizzazione delle restrizioni dei viaggi degli statunitensi nell’isola, il sollevamento di alcune misure di embargo e un negoziato in materia di porti, energia e turismo.

8 aprile 2026