Vietata la manifestazione
Fermo preventivo per 91 persone

L'infamia dello Stato borghese e dei suoi accoliti in divisa è tale da offendere persino la pietà verso i morti, nel caso specifico verso gli anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, travolti dall'esplosione di un ordigno in circostanze tutt'altro che chiare – la versione ufficiale sostiene che lo stesse confezionando Mercogliano ma altre fonti sostengono la possibilità che l'ordigno sia stato fatto esplodere appositamente da mani ignote - lo scorso 19 marzo in un casale abbandonato alla periferia di Roma, al Parco degli Acquedotti.
I compagni dei due militanti si erano dati appuntamento a Roma la mattina di domenica 29 marzo alle 9:30 all’incrocio tra via Lemonia e Circonvallazione Tuscolana solo per portare dei fiori sul luogo in cui avevano perso la vita Sara e Alessandro per poi spostarsi nella vicina zona del Quarticciolo, e l'iniziativa era stata ampiamente annunciata: non, quindi, una manifestazione, un presidio o un'iniziativa di lotta potenzialmente foriero di disordini in violazione di quello che per lo Stato borghese è l''ordine pubblico' ma soltanto un momento di raccoglimento di un gruppo di persone per ricordare due persone care che hanno perso la vita, un'istante di interiorità nel quale la pietà dell'uomo si esprime, sostanzialmente una cerimonia funerale laica.
Eppure la polizia di Stato in combutta con il questore non si è fatta scrupoli di violare i più profondi sentimenti di pietà umana dapprima vietando la manifestazione e intervenendo poi nella stessa in forze con decine di uomini e anche alcuni cavalli, bloccando su vari ingressi del parco degli Acquedotti, nei pressi del casolare, 91 persone per le quali è scattato il fermo preventivo, recentemente introdotto dall'ultimo decreto sicurezza, la maggior parte delle quali colpevoli soltanto di avere dimostrato umanità nei confronti di due esseri umani che non ci sono più.
La misura prevede che in occasione di manifestazioni gli agenti di polizia durante specifici servizi possano accompagnare nei propri uffici persone sospette e trattenerle fino a dodici ore, e naturalmente tutto è rimesso a quella che nel linguaggio giuridico è detta discrezionalità, ma che ovviamente in pratica nelle mani dei colleghi di Carmelo Cinturrino altro non è che mero arbitrio.
I manifestanti con i fiori ancora in mano - come si vede chiaramente nei filmati - e anche alcune persone che si trovavano per puro caso nel parco e che nulla avevano a che fare con la manifestazione sono stati quindi perquisiti, fatti salire su due pullman della polizia di Stato e accompagnati nell'ufficio immigrazione della polizia di Stato, un ufficio periferico che si trova lontanissimo dalla questura, dove nel frattempo erano affluiti giornalisti avvertiti di ciò che era accaduto al Parco degli Acquedotti, e ciò allo scopo di depistare la stampa e di tenere lontani gli occhi indiscreti dei giornalisti.
Una donna, che passava per il parco diretta verso una fermata dell'autobus per raggiungere una stazione ferroviaria, ha perso il treno, e a nulla è servito mostrare i titoli di viaggio di andata e ritorno agli agenti per dimostrare che non c'entrava nulla con la manifestazione, così come un uomo ottantenne che era seduto nel sedile del parco a leggere il giornale.
Le ultime tra le 91 persone sottoposte a fermo preventivo - trattenute in camere di sicurezza che contenevano una decina di persone - hanno potuto lasciare gli uffici della polizia soltanto dieci ore dopo quella che deve essere considerata una vera e propria retata arbitraria e indiscriminata di regime come al tempo del fascismo: per la cronaca, anche la donna con i biglietti ferroviari in tasca e l'uomo ottantenne sono stati sottoposti a fermo preventivo.
Eppure questo pretestuoso e vigliacco divieto, da parte del questore, di una manifestazione funebre (pretestuoso e vigliacco perché era evidente a tutti che non c'erano rischi per l'ordine pubblico e che venivano sottoposte a fermo preventivo persone non pericolose, senza alcun rischio quindi per i suoi uomini) e questo blasfemo intervento della polizia di Stato (blasfemo in quanto questi politicanti in divisa, pronti a stracciarsi le vesti se qualcuno infanga la memoria dei loro morti, non si sono fermati neppure di fronte a una commemorazione funebre di due loro avversari politici) ha costituito la prova generale, in ambito politico, di ciò che d'ora in poi attenderà tutti i movimenti di protesta in Italia. Nel caso specifico, alcuni isolati di un quartiere di Roma sono stati militarizzati, c'è stata un'indiscriminata identificazione di massa e una vera e propria retata che ha coinvolto e travolto anche cittadini, semplici passanti, che nulla avevano a che vedere con l'omaggio ai due militanti anarchici.
Grazie al decreto Sicurezza fascistissima, imposto da Mussolini in gonnella, le forze di polizia italiane sono autorizzate ad agire come e peggio delle squadracce trumpiane Ice contro i migranti e gli oppositori, come e peggio della polizia fascista mussoliniana che spadroneggiava nel Paese, arrestava ogni antifascista e terrorizzava la popolazione. E lo confermano ancora una volta le 91 persone sottoposte ad arresto preventivo solo perché intendevano commemorare i due anarchici scomparsi.

8 aprile 2026