“Un articolato sistema criminale” che coinvolge il ministero della Difesa
Generali tra i 26 indagati. Sono accusati di autoriciclaggio, turbativa d'asta, traffico di influenze illecite

Secondo i testimoni, quando la Guardia di Finanza si è presentata negli uffici di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, un alto dirigente ha aperto la finestra ed ha lanciato fuori centinaia di banconote. Una scena da film americano, ma stavolta reale, che dà l'idea di quale sia il contenuto della nuova inchiesta della procura di Roma che coinvolge 26 persone con alti incarichi all'interno della stessa Terna, di Tim, della Rete Ferroviaria Italiana, di Teledife (la direzione informatica del ministero della Difesa), e del Polo Strategico Nazionale, snodo della digitalizzazione pubblica.
Per gli indagati, a seconda delle posizioni, le accuse sono corruzione, induzione indebita, traffico di influenze, turbativa d’asta e riciclaggio, con gli unici e redditizi obiettivi di orientare appalti e forniture tecnologiche, e ricevere in cambio favori personali. Questo articolato sistema criminale, come viene definito dai PM, ruota soprattutto su Francesco Dattola, imprenditore e amministratore di fatto della Nsr Datasecurity, e su Antonio Spalletta, anche lui imprenditore e proprietario al 50% della S3consulting Srl che nel 2024 ha finanziato Forza Italia.
Dalle carte della Procura di Roma Spalletta emerge come abile faccendiere con relazioni ai vertici della pubblica amministrazione e dei servizi militari, in stretti rapporti con Giorgio Mulè, ex-sottosegretario alla Difesa, oggi uomo forte di Forza Italia e vicepresidente della Camera che seppur al momento non indagato, avrebbe aperto decine di porte a questi loschi accordi. Il terminale di questi intrallazzi dentro le grandi aziende, sarebbe invece Rodolfo Falcone, country manager della multinazionale statunitense sviluppatrice di software, Red Hat Italia.

Coinvolte TIM, RFI e Terna
Il primo fronte dell'inchiesta è quello tra Red Hat e la Nsr di Dattola, che distribuisce i prodotti della società di Falcone sul mercato romano ai grandi clienti pubblici grazie a rapporti diretti con alcuni dirigenti di Tim e Terna. “Noi senza Dattola in Tim non siamo niente (...) ha il totale controllo dell’ufficio acquisti”, Afferma lo stesso Falcone in una intercettazione. In una seconda confessa invece “Dobbiamo fare questa marchetta”, riferendosi ad una sponsorizzazione al circolo Sporting Eur, legato al Cto di Terna Enrico Senatore, servita per ripagare di favori ricevuti in termini di concessioni in gare d'appalto.
Le gare sono infatti il cuore del malaffare. A Terna, ad esempio, si contesta la turbativa d’asta in particolare per pressioni sugli uffici acquisti finalizzate ad orientare una commessa da sei milioni verso la Nsr di Dattola. Per Rete Ferroviaria Italiana invece, una gara da 400 milioni sarebbe stata alterata grazie al capitolato non solo ottenuto prima della pubblicazione dallo stesso Dattola, ma anche corretto dallo stesso a seguito delle soffiate di Riccardo Barrile (Rfi) e di Carlo Bisi (Tim). Per dinamiche analoghe a quelle di Terna ed Rfi, entra in ballo anche il Polo Strategico Nazionale con l’ad Emanuele Iannetti, che avrebbe contribuito a orientare il catalogo dei servizi, favorendo l’inserimento dei prodotti Red Hat e le forniture riconducibili alle società di Dattola.

Anche la Difesa terreno di malaffare
Il sistema corruttivo evidenziato dalla Procura di Roma riguarda in particolare la Difesa. Nell'inchiesta infatti emergono i nomi del generale Francesco Modesto, del generale Antonio Lanzillotti e del colonnello Fabio Cerase (Teledife) che consentivano a Dattola di partecipare alla definizione dei requisiti tecnici della piattaforma Cmdb (il sistema che gestisce le infrastrutture digitali) prima ancora dell'avvio delle procedure.
La tanto decantata “sicurezza nazionale”, oggi fatta dagli armamenti ma anche dai cyberdati della quale si riempiono la bocca Meloni e i suoi ministri, è dunque barattata per scambi di favori e tangenti. In questa inchiesta il gancio istituzionale indispensabile per coinvolgere aziende direttamente controllate dal Ministero, è Giorgio Mulè, e le dinamiche sono ben riassunte dal convegno che si è svolto a Montecitorio il 7 novembre 2024, dal titolo dalla piena evidenza imperialista e neofascista “Eureka 2.0. Intelligenza artificiale: intercettare le opportunità tra atlantismo e sovranismo”. A moderarlo chi meglio di Antonio Spalletta, e chi potrebbe intervenire con piena coscienza di quelle “opportunità” se non Francesco Dattola?
Ma i rapporti di favore non si limitano solo alle mazzette per l'assegnazione di appalti; tant'è vero che secondo le carte a Mulè Spalletta si sarebbe rivolto anche per la nomina a generale di un militare dell’aeronautica. La Procura contesta infatti a Pierfrancesco Coppola “capo della Sezione Sistemi meteorologici del 4° Reparto” dell’aeronautica, turbativa d’asta e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Alla vittoria di un appalto di gara dal valore di 213 milioni di euro, Spalletta prometteva in cambio a Coppola “l’ottenimento della nomina dello stesso al grado di Generale grazie all’interessamento di organi di vertice delle Istituzioni e dell’aeronautica”.
L’influenza esercitata da Spalletta, secondo i Pm, avrebbe dunque garantito” la promozione di Coppola dalla quale egli può ambire a rivestire il ruolo di nuovo Comandante dell’Aviazione Militare e Meteorologia”, in pratica col solo merito di aver truccato l'appalto milionario. E la “benedizione” definitiva di questa sporca operazione impossibile da concretizzarsi senza l'intervento istituzionale, è quella dello stesso Giorgio Mulè, amico e complice di Spalletta, solito a promettere poltrone in cambio di affari, come testimonia anche la promessa di intercedere presso i vertici di Unicredit per far ottenere alla figlia di Angelo Gervasio un incarico di suo gradimento, oppure per far ottenere un incarico di rilievo presso i vertici del Ministero della Difesa ad Antonio Di Pardo, entrambi di Teledife.

La corruzione colonna portante del regime capitalista neofascista
In una intervista a Il Fatto Quotidiano , Mulè ha confermato di conoscere Spalletta, rigettando tutte le accuse attribuendole sostanzialmente alle ritorsioni della magistratura dopo la bruciante sconfitta referendaria. Ma quando il giornalista gli chiede se Spalletta gli avesse mai segnalato Coppola, Mulè dà una risposta che rappresenta una piena confessione dell'ordinario marciume del sistema istituzionale capitalista borghese e dei suoi apparati. “Coppola sicuro mi è capitato di conoscerlo quando ero alla Difesa. Non escludo che Spalletta possa avermi chiesto qualcosa o che lo abbia fatto lo stesso Coppola riguardo alla progressione in carriera. Si tratta di un’attività che normalmente faccio rispetto agli ufficiali di qualsiasi arma e di qualsiasi forza armata”.
Insomma, le dinamiche corruttive a sprezzo delle stesse regole e istituzioni borghesi, l'arrivismo e la sete di denaro sporco, non sono episodi isolati dei quali si macchiano le “mele marce”, ma un vero e proprio “modus operandi” nello stretto legame esistente fra uomini ed apparati di Governo ed i capitalisti. Anche per i contenuti della nuova inchiesta romana, le responsabilità sono tutte del governo neofascista Meloni, rappresentato da una banda di profittatori in camicia nera che serve il capitalismo non solo legiferando nel suo stretto interesse sulla pelle delle masse popolari che hanno le tasche sempre più vuote, ma anche rendendosi complice interessato e protagonista di certe dinamiche criminali.
Mandarlo a casa immediatamente con la piazza è urgente. Cosa aspettano dunque le forze che si dicono antifasciste e d'opposizione, i sindacati come la CGIL a togliere gli indugi e a muoversi in questa direzione?

8 aprile 2026