Rivalità imperialiste nel continente africano
In Mali Russia, Usa e Cina si contendono i minerali
I gruppi jiadisti li combattono
Il Mali, situato nel cuore del Sahel, si trova al centro di una "nuova corsa all'Africa", dove le superpotenze imperialiste cercano di accaparrarsi le materie prime essenziali per il futuro economico e militare, tra cui oro, litio e altri materiali critici. La Russia offre sicurezza, la Cina investimenti e infrastrutture, e gli Stati Uniti cercano di riaffermare la propria presenza per contrastare i rivali, in un contesto in cui il controllo del sottosuolo del Mali è un obiettivo primario.
La Russia ha consolidato la sua presenza in Mali, dove è di stanza la maggior parte delle sue truppe nel Sahel, circa 6 mila uomini, principalmente attraverso il famigerato Gruppo Wagner (ora, dopo la morte del loro capo Evgenij Prigozhin fatto fuori da Putin, sotto il controllo diretto del Ministero della Difesa russo, noto come Africa Corps), subentrando alla Francia dopo il ritiro delle truppe europee. In Mali, Africa Corps sta notevolmente rafforzando il proprio contingente e le capacità operative. Il 16 marzo ha preso possesso di una base a Diema, 350 km a nord di Bamako, nell’ovest del Mali: è il primo campo militare fuori Bamako destinato ad uso esclusivo del contingente russo e non è un caso che sia proprio in quella regione. Diema è a soli 100 km dal confine mauritano, 90 da Nioro du Sahel.
Mosca, in particolare, punta a controllare le miniere d'oro, che sono la principale risorsa del Mali, per sostenere l'economia russa e finanziare le proprie operazioni militari nazizariste, specialmente in un contesto di sanzioni occidentali. La strategia russa si basa sull'offerta di sicurezza al governo militare di transizione in cambio di concessioni minerarie e accesso alle risorse strategiche.
La Cina è un attore economico predominante in Africa e in Mali, focalizzato sull'estrazione di minerali critici essenziali per la transizione tecnologica ed ecologica (come il litio). A differenza della Russia, la Cina utilizza un approccio più commerciale, offrendo prestiti e costruendo infrastrutture in cambio di accesso a lungo termine alle risorse minerari. Pechino mira a mantenere il controllo sulla catena di approvvigionamento dei minerali critici, sfidando l'influenza occidentale e la Russia stessa in alcuni contesti di estrazione.
Gli Stati Uniti, in particolare con l’avvento del dittatore fascioimperialista Trump, cercano di arginare l'influenza russa e cinese nella regione del Sahel, che considerano una minaccia strategica. Washington sta cercando di costruire coalizioni globali e stringere accordi per l'approvvigionamento di minerali critici, cercando di diversificare le proprie fonti lontano dalla Cina. In pratica gli USA cercano di promuovere un nuovo rapporto con la regione, basato sulla sicurezza e lo sviluppo, come alternativa alla presenza russa, anche se con risultati finora limitati. Il ritorno americano è stato scandito alla fine di febbraio, con il Dipartimento di Stato che ha revocato le sanzioni (in vigore dal 2023) contro il ministro della Difesa, il capo di Stato maggiore e il vice capo di Stato maggiore dell’aeronautica del Mali, accusati di essere responsabili di abusi contro la popolazione, violazione dei diritti umani e di avere agevolato le attività del gruppo mercenario russo Wagner nel Paese.
Sempre a febbraio, il rappresentante USA per gli Affari africani Nicholas Checker ha incontrato a Bamako il potente ministro degli Esteri maliano, Abdoulaye Diop, proponendogli di riprendere le operazioni di intelligence, interrotte dopo i colpi di Stato del 2020 e del 2021, inizialmente tornando operativi nello spazio aereo.
Le superpotenze imperialiste sono combattute dai gruppi jiadisti in tutto il Sahel. Qui le forze antimperialiste locali utilizzano droni d’attacco e droni kamikaze contro i loro avversari. Tanto che in Nigeria, nella base di Bauchi nel nord del Paese, gli Stati Uniti hanno schierato diversi droni MQ-9, insieme a circa 200 soldati, per fornire supporto di intelligence e addestramento all’esercito nigeriano nella continua lotta contro i jihadisti. Qui Africom, il Comando statunitense in Africa, testerà addirittura un sistema per proteggere le truppe dagli attacchi dei droni nemici: si tratta di una “cortina di droni”, uno sciame composto da almeno 25 droni difensivi pronti a colpire.
8 aprile 2026