Bando su misura di Milan e Inter
“Compravendita combinata” dello stadio di San Siro
Tra i nove indagati Tancredi, braccio destro del sindaco Sala. L’accusa è di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio

Redazione di Milano
La mattina del 31 marzo, nell'ambito di un'inchiesta sulla vendita dello stadio Meazza di San Siro coordinata dai pm Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi con l'aggiunto Paolo Ielo, il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di perquisizione firmato dal gip Roberto Crepaldi negli uffici del comune di Milano e di M-I Stadio, la società che gestiva l'impianto fino alla vendita ai due club del calcio capitalista meneghino Milan e Inter avvenuta nell'autunno 2025, oltre che negli uffici e abitazioni di nove persone tra manager, consulenti delle due squadre e dirigenti comunali che a vario titolo risultano indagati con l'accusa di turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio. Secondo la procura il bando di vendita, come si legge dai documenti, potrebbe essere stato costruito su misura per le due squadre con “collusioni consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti”.
Risultano indagati nomi molto vicini al sindaco di Milano Giuseppe “Beppe” Sala (PD) come Giancarlo Tancredi, responsabile unico del procedimento di vendita e poi assessore alla rigenerazione urbana tra il 2021 e il 2025, Christian Malangone, direttore generale di Palazzo Marino, Simona Collarini, direttrice della pianificazione del Comune e Ada Lucia De Cesaris, ex assessora e vicesindaca tra il 2011 e il 2015 durante la giunta guidata da Giuliano Pisapia diventata nel 2016 consulente dell’Inter per l’affare stadio. Indagati anche Giuseppe Bonomi e Marta Spaini, consulenti delle due società calcistiche e i manager Fabrizio Grena, Alessandro Antonello e Mark Van Huuksloot. Malangone al momento del sequestro dei dispositivi informatici avrebbe blindato pc e telefono negando ai finanzieri i codici per sbloccarli: “Se siete capaci apriteveli da soli”.
Secondo l'accusa la svendita a un prezzo irrisorio dello storico stadio sarebbe stata una “Compravendita combinata” con multiple “rivelazioni di segreto” da parte degli alti dirigenti del Comune ai consulenti e sarebbe arrivata dopo una “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” durata anni, visto che sembra gli indagati fossero a conoscenza fin dal 2017 delle intenzioni speculative di Milan e Inter e giunsero a confezionare su misura l’avviso pubblico di vendita lanciato dal comune il 24 marzo 2025 e chiuso il 30 aprile dopo appena 37 giorni e che già era stato oggetto di indagine in seguito ad alcuni esposti presentati, come riportato a suo tempo su Il Bolscevico . Gli indagati avrebbero anche condiviso tra loro dettagli sui vincoli culturali pendenti concordando di concludere ogni operazione entro il 10 novembre 2025, per evitare di far scattare il procedimento ministeriale che avrebbe automaticamente riconosciuto un vincolo culturale allo stadio di San Siro dopo 70 anni dalla data del collaudo preliminare del secondo anello, rendendone impossibile il suo abbattimento. Si trattò difatti di una vera e propria “corsa contro il tempo” visto che l'approvazione in Consiglio comunale avvenne il 30 settembre e il rogito il 5 novembre.
In una lettera aperta al sindaco Sala, il promoter Claudio Trotta, fondatore del Comitato “Sì Meazza”, denunciò di non aver potuto partecipare alla manifestazione d’interesse perché i tempi non lo consentivano, malgrado avesse proposto un piano alternativo che prevedeva la ristrutturazione dello stadio al posto della sua demolizione denunciando poi agli inquirenti come l'avviso fosse stato appunto “ritagliato su misura” per Inter e Milan e come il suo scopo fosse una speculazione immobiliare e non la valorizzazione dell’impianto, a cui nel corso degli anni non sarebbero volutamente stati fatti dei necessari lavori di manutenzione; difatti con quell'atto i fondi esteri proprietari di Milan e Inter acquisirono lo stadio Meazza e 280 mila metri quadrati di terreni attorno per dare il via nell'area a un’operazione immobiliare da oltre 2 miliardi di euro.
La procura ha ordinato le perquisizioni perché intende analizzare passaggi poco chiari emersi durante l'analisi di alcune chat degli indagati in merito a una possibile fuga di notizie soprattutto in relazione a due delibere, quella sulla dichiarazione di interesse pubblico, approvata dalla giunta Sala nella seduta del 5 novembre 2021 e quella di gennaio del 2023 sulle conclusioni del dibattito pubblico.
La giunta Sala del resto ha sempre spinto per l'operazione nonostante le forti e continue proteste degli abitanti e dei comitati di quartiere, preoccupati anche per l'impatto ambientale visto che le stime prevedono verranno generati all'incirca 400 mila tonnellate di Co2, riportando la città indietro di quasi vent'anni per quanto riguarda l'inquinamento. Il sostegno tecnico‐politico fornito da partiti come Forza Italia che uscì strategicamente dall'aula al momento del voto, ha fin da subito rivelato un quadro trasversale di supporto all'operazione, al di là degli schieramenti tradizionali, poiché la lobby capitalista del mattone non si ferma a destra o “sinistra”, ma agisce trasversalmente.
La vicenda di San Siro smaschera ancora una volta come la democrazia borghese sia solo una finzione, un teatro in cui i capitalisti decidono e i partiti eseguono. Per questo non bisogna nutrire illusioni elettorali: nel 2027 i milanesi saranno nuovamente chiamati alle urne, ma non c’è nulla da sperare dai partiti borghesi né di destra né di “sinistra”, tutti al servizio dei palazzinari e dei padroni. Come indica il PMLI, l’unica posizione coerente è l’astensionismo tattico marxista-leninista: rifiutare di legittimare dalle urne la farsa delle istituzioni rappresentative borghesi e concentrare le proprie energie nella lotta di massa, nelle Assemblee popolari e dei Comitati popolari, nel rafforzamento del fronte anticapitalista e dei suoi strumenti politici.
Milano deve appartenere alla sua popolazione, non ai palazzinari. È tempo di organizzarsi, di resistere e di lottare per una città che non sia il parco giochi dei capitalisti, ma lo spazio comune delle masse popolari, costruendo nella pratica quotidiana le basi di un’altra Milano e di un altro mondo orizzontale, solidale e popolare, che per noi marxisti-leninisti si avvererà compiutamente nel socialismo col potere politico del proletariato.

8 aprile 2026