Il decreto bollette assolutamente insufficiente
Grave proroga delle centrali a carbone

Il decreto bollette è stato approvato dalla Camera con 157 voti a favore e 93 contrari, adesso passerà al Senato. Dei suoi contenuti ce ne siamo occupati alcuni numeri fa su Il Bolscevico definendolo una vera e propria truffa perché, rispetto a provvedimenti simili degli anni passati, i tanto sbandierati “aiuti alle famiglie” si sono rivelati più contenuti e diretti a una platea più ristretta di utenti.
È quindi utile ricordare che il bonus bollette, riconosciuto da gennaio 2022 e consistente nell'ultima versione in una misura strutturale equivalente a 200 euro (che rimane invariato), dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia era stato esteso fino ai possessori di Isee con un massimo di 25mila euro. Il decreto approvato il 31 marzo scorso invece riporta il limite Isee per averne diritto sotto i 10mila euro, ovvero solo agli indigenti. Nella fascia intermedia (10-25mila euro di Isee) al posto dei 200 euro, un bonus che al massimo può raggiungere la cifra di 115 euro (annui) in base ai componenti familiari. In sostanza il governo non metterà più soldi, come strombazzato dalla Meloni e dai suoi ministri, bensì li risparmia.
Inoltre il decreto è stato varato quando l'ultima aggressione degli Usa e dei sionisti all'Iran non era stata ancora scatenata anche se era già nell'aria, ed era facile prevedere che anche questi pochi spiccioli non sarebbero serviti ad allentare la morsa del caro bollette sulle famiglie italiane. Così come non è servito il taglio delle accise sui carburanti, guarda caso istituito alla vigilia del referendum sulla controriforma della giustizia. Un maldestro tentativo propagandistico assai poco credibile, che non ha influito sulla grande vittoria del NO e la sconfitta del governo. Oltretutto un taglio previsto per soli 21 giorni (prorogato poi al primo maggio) e già ampiamente neutralizzato dall'aumento del greggio. Effimeri palliativi, quando servirebbero interventi strutturali.
Del resto i numeri parlano chiaro. L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) ha stimato che, nel secondo trimestre del 2026, l’aumento della bolletta elettrica per 3 milioni di famiglie “vulnerabili” (quelle che necessitano di maggiori tutele) sarà dell’8,1%. La spesa annuale si attesterà a 589,34 euro tra il primo luglio 2025 e il 30 giugno 2026 (+4,5%). “A breve è attesa una seconda mazzata, quella del gas” ha evidenziato Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Il prezzo del gas a marzo è stato più alto del 19,2% rispetto a febbraio. La spesa totale nei prossimi dodici mesi sarà una batosta complessiva stimata di 1813 euro. Per il Codacons si tratta di "Un incremento peggiore di qualsiasi aspettativa".
Oltretutto il provvedimento nasce già menomato. Dei cinque miliardi finanziati e reperiti con tagli alla sanità e alla spesa pubblica, ben tre sono in forse perché condizionati alla sospensione dell'Ets. Il sistema Emissions Trading System è il principale strumento dell’Unione Europea nato con lo scopo di rendere sconveniente l’utilizzo di combustibili fossili e favorire la diffusione di fonti e tecnologie rinnovabili, basato sul principio “chi inquina paga”, e prevede la compravendita della CO2. Chi vuol continuare a produrla deve comprare delle quote dalle aziende “virtuose” per non incorrere in sanzioni. Ma Bruxelles per il momento non è orientata a soddisfare le richieste italiane.
La risposta del governo neofascista della Meloni è stata quella di scaricare la colpa del caro bollette sulle norme ambientali europee troppo restrittive, anziché sui ritardi dell'Italia nell'affrontare la decarbonizzazione. Questa non è certo una novità, in un esecutivo pieno di negazionisti del cambiamento climatico, che prende a pretesto la crisi energetica, accelerata dal fascioimperialista Trump, alleato e punto di riferimento di questo governo, per sferrare l'ennesimo attacco alla transizione ecologica.
Anche in questo decreto bollette si continua a usare l’emergenza dei prezzi energetici per portare avanti questa crociata contro le misure che cercano di eliminare o contenere le fonti di energia più inquinanti. Tra i dodici articoli del decreto bollette va segnalata la norma che proroga al 31 dicembre 2038 la graduale dismissione delle centrali a carbone utilizzate per la produzione di energia elettrica. Una decisione grave che contraddice apertamente gli impegni climatici assunti dal nostro Paese, modificando il programma, definito dalla Strategia energetica nazionale del 2017 e dal recente Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec), che fissava un percorso di uscita dal carbone già al 2025 e prorogato al 2027.
In Italia ci sono 4 centrali ancora attive (Brindisi in Puglia, Civitavecchia nel Lazio, Fiumesanto e Portovesme in Sardegna), tutte gestite da Enel eccetto Fiumesanto, che coprono meno dell’1% del fabbisogno elettrico nazionale. Nel 2025 hanno prodotto circa 2 terawatt/ora su una domanda di 311, secondo i dati Terna-Rete Elettrica Nazionale. Se la Sardegna ha una situazione perticolare in quanto l'isola non è collegata alla rete nazionale, non ha alcun senso continuare a inquinare con le altre due centrali.
Ma il governo e il ministro dell'energia Pichetto Fratin se ne infischiano della salute delle popolazioni e anche della loro volontà. Tanto che, nonostante 2 referendum abbiano bocciato l'utilizzo dell'energia nucleare nel nostro Paese, fin dal suo insediamento la Meloni, Pichetto Fratin, Salvini e altri ministri ed esponenti dei partiti di governo, cercano di rilanciare l'energia atomica, spacciandola come rinnovabile, sicura, e addirittura “verde”, e l'attuale crisi energetica è un buon pretesto da utilizzare.

8 aprile 2026