Mobilitazione nazionale promossa dal CNNN
Migliaia di manifestanti in piazza contro guerra, Usa e Nato
Da Milano a Napoli decine di presidi e manifestazioni di protesta davanti agli arsenali militari nel 77° anniversario fondazione della Nato
Condivisibili le rivendicazioni non l'analisi e gli obbiettivi strategici

Nell'ambito della mobilitazione nazionale “contro le basi USA e NATO, la guerra e il coinvolgimento del nostro Paese nella terza guerra mondiale” indetta dal Coordinamento Nazionale No Nato (CNNN) in occasione del 77° anniversario della fondazione della Nato, il 4 aprile migliaia di manifestanti, tra cui molti giovani, studentesse e studenti medi e universitari antimperialisti, al grido “Fuori la Nato dall'Italia, fuori l'Italia dalla Nato” hanno preso parte alle varie iniziative di lotta organizzate in diverse città davanti alle basi militari, aziende belliche e nelle piazze cittadine: “per affermare con chiarezza che la lotta per la pace e contro la guerra passa per la liberazione del nostro Paese dall’occupazione Nato, UE, USA e sionista”.
A Roma si è svolto un presidio itinerante con striscioni, cartelli e contenuti social in vari luoghi simbolo della città.
A Ghedi (Brescia) i manifestanti si sono riuniti in presidio di fronte ai cancelli dell'aeroporto militare in via Castenedolo.
A Milano il presidio si è svolto in Piazza Dei Mercanti.
A Bologna è stata organizzata una “tenda contro le guerre della NATO” presso il Giardino Dei Pioppi nel quartiere di Borgo Panigale per ribadire che “Noi l'oleodotto interrato NATO che da La Spezia fornisce di carburante le basi militari del Nord Italia attraversando la regione e a Borgo Panigale passa tra scuole, fabbriche case, sotto strade e giardini pubblici non lo vogliamo”.
A Firenze il locale Comitato No Comando NATO né a Firenze né altrove ha organizzato un combattivo e partecipato presidio nei pressi della caserma Predieri per ribadire che “Firenze non è una caserma! Contro la guerra, contro le servitù militari fuori dalla NATO”. Impossibilitati a partecipare fisicamente, il Comitato provinciale di Firenze del PMLI ha inviato un comunicato stampa di adesione e sostegno al presidio che pubblichiamo a parte.
A Pisa invece è stata organizzata una conferenza stampa presso l'Ospedale sant'Anna per rilanciare la manifestazione che si terrà l'11 aprile in Piazza Del Comune “Contro il coinvolgimento del nostro Paese nelle guerre in corso”.
A Napoli un partecipato e combattivo corteo è partito da Piazza Di Vittorio (secondigliano) e si è diretto verso la base NATO di Capodichino al grido di “No NATO no guerra”, “Via la base militare Usa da Capodichino”, “Non vogliamo essere complici delle loro guerre”, “Napoli non deve essere un bersaglio militare”, “Vogliamo lavoro, salute e istruzione. Basta guerra!”
Si tratta di iniziative e parole d'ordine pienamente condivisibili da sempre sostenute dal nostro Partito. Sosteniamo l'impegno a mobilitare le masse e lo sforzo di declinare in senso antimperialista l'opposizione alla guerra, a cui si stanno preparando anche i governi europei e italiano, cercando di andare oltre il semplice e imbelle pacifismo senza principi, non violento e interclassista. Siamo d'accordo sul fatto che ciascuna organizzazione e individuo antimperialista deve mettere nel mirino anzitutto il “proprio” imperialismo, come ci hanno insegnato Lenin e i bolscevichi russi. Condividiamo e rilanciamo sempre nei nostri articoli e nei comunicati stampa di sostegno alle varie iniziative di protesta gli appelli alla lotta contro l'imperialismo occidentale, europeo e italiano. Ma allo stesso tempo ci sentiamo in dovere di denunciare anche i limiti di questo movimento che, da un lato, giustamente si oppone alle guerre scatenate dall'imperialismo dell'Ovest di Usa, Nato, Ue e sionisti Israeliani ma, dall'altro lato, non è coerente nel condannare conseguentemente anche l'imperialismo dell'Est, ossia il socialimperialismo cinese e l'imperialismo russo finendo per assumere posizioni filo “campiste” in piena contraddizione con l'internazionalismo proletario.
In un post di commento pubblicato il 6 aprile sulla pagina Facebook dei promotori della mobilitazione del 4 aprile fra l'altro si legge: “Non c’è pace possibile finché il nostro territorio continua a essere usato come piattaforma militare, retrovia logistica e base operativa delle guerre imperialiste. Non c’è sovranità popolare finché basi USA e Nato, comandi militari, servitù belliche e produzione di armi condizionano la vita politica, economica e sociale del paese. Non c’è futuro per i lavoratori, per i giovani e per le masse popolari finché miliardi vengono bruciati in armamenti, missioni militari e sostegno ai fronti di guerra, mentre salari, sanità, scuola e servizi sociali vengono sacrificati.
Le mobilitazioni del 4 aprile hanno indicato una strada precisa: unire le lotte contro guerra, carovita, repressione e sfruttamento dentro un fronte largo e combattivo, capace di colpire i responsabili reali della militarizzazione del paese”.
Rivendicazioni e unità di lotta che sottoscriviamo in pieno.
Ma quando più avanti nel post si afferma che: “opporsi alla guerra non significa invocare genericamente la pace, ma prendere posizione contro chi la guerra la prepara, la finanzia e la rende possibile ogni giorno: Nato, Unione Europea, governo italiano, complesso militare-industriale e apparati del sionismo internazionale” allora le cose cominciano a non tornare più. Perché quando si fa un'analisi, seppur molto concisa, della situazione internazionale, senza citare nemmeno una volta, in un articolo, in un comunicato stampa, in un volantino, l'aggressione russa all'Ucraina, viene il sospetto che l'antimperialismo del CNNN è un antimperialismo a metà, fondato sulla tesi del mondo “multipolare” e una visione che nega l'esistenza di due imperialismi che si fronteggiano, quello dell'Ovest e quello dell'Est, in competizione fra loro per l'egemonia mondiale.
Addirittura in vari documenti e prese di posizione del CNNN si arriva a sostenere che Cina e Russia sono Paesi che contrastano il regno unipolare a guida Usa in nome di un mondo meno squilibrato e “più giusto”.
E questo francamente è inaccettabile.
L'analisi oggettiva della situazione internazionale indica invece molto chiaramente che in questo momento gli Usa e l'Occidente (compreso Israele) sono i più aggressivi, ma non dimentichiamoci quanto sta succedendo in Ucraina e i piani di restaurazione dell'impero zarista di Putin, che a tale scopo destina il 35% del bilancio totale alle spese militari. O della Cina, principale avversario strategico degli Usa, che al momento estende la sua egemonia soprattutto con i mezzi economici, e commerciali ma che in 10 anni ha raddoppiato i suoi investimenti bellici e si prepara a costruire nuove portaerei, mezzi di proiezione militare offensiva per eccellenza.
Con quale obiettivo? Portare la pace nel mondo? O piuttosto sostituire il socialimperialismo cinese alla dominante superportenza imperialista americana.

8 aprile 2026