Lettere
Bellissimo l'Editoriale di Scuderi sul compleanno del PMLI
Ringrazio il compagno Scuderi per il bellissimo Editoriale sul 49° compleanno del PMLI.
Confesso che, prima dell'esito del referendum, non avrei immaginato una partecipazione così ampia verso il No da parte dell'elettorato giovanile. Non è una mancanza di fiducia, ma il semplice fatto che le manifestazioni di protesta non sempre si traducono in azioni in sede elettorale. Molto positiva la reazione dei giovani e degli elettori di sinistra delusi dai partiti d'opposizione e condivido che ora occorra una certa fermezza. Soprattutto perché i social sono già ampiamente inondati da informazioni riportate correttamente ma associate a slogan elettorali: non possiamo regalare - mi si conceda il termine dialettale - qualche "cadrega" all'ennesima formazione politica o movimento a servizio della borghesia, inerme o accondiscendente verso i piccoli Mussolini.
Il primo nemico è indubbiamente il governo di Mussolini in gonnella, con la sua legge elettorale, la sua già dichiarata intenzione di porre nuovamente mano sul potere giudiziario, la sua fascistizzazione della "sicurezza". Ma sarà anche necessario che, caduto un Orban, non se ne installi un altro.
Davide - Milano
Il 49enne PMLI continuerà la sua opera feconda e costruttiva seguendo l'esempio di Scuderi
Auguri a tutti per il XLIX Anniversario della fondazione del PMLI!
È stata fatta molta, tanta strada da quella fatidica data, con un voluminoso carnet di risultati ottenuti. Ciò nonostante l'opera feconda e costruttiva continuerà a più non posso!
Inoltre, congratulazioni e felicitazioni vivissime a Giovanni Scuderi che in tutti questi anni nonostante le cariche e gli incarichi prestigiosi offertegli, coerentemente non mai cambiato casacca!
Bellissimo esempio da additare alle future generazioni.
Un forte abbraccio.
Andrea - Vibo Valentia
Un saluto rosso per il compleanno del PMLI
Vorrei esprimervi il mio rammarico per non aver salutato in tempo i 49 anni dalla fondazione del PMLI.
Vi mando quindi un saluto rosso per i 143 anni dalla morte di Marx (un mese fa) e appunto per i 49 anni della fondazione del PMLI.
A breve farò una donazione di 40 euro per il Partito.
Fate bene a criticare la guerra contro l’Iran. Due anni fa ho comprato delle copie cartacee de Il Bolscevico
dell’81-89 e voi appoggiavate l’Iran anche nella guerra contro l'Iraq.
Giancarlo - Padova
Accessibilità senza privacy è truffa civile: così il digitale tradisce i più fragili
Per troppi anni l’accessibilità digitale è stata raccontata come una conquista, mentre in troppi casi è rimasta una messinscena. Siti, app e servizi online dichiarati “inclusivi” che, nei fatti, continuano a distinguere, esporre e perfino rendere riconoscibili gli utenti più fragili. È qui che cade la maschera dell’ipocrisia digitale.
Il parere favorevole espresso dal Garante per la protezione dei dati personali sullo schema di linee guida AgID attuative dell’articolo 21 del d.lgs. n. 82/2022 segna un passaggio che va ben oltre il piano tecnico. Dice una cosa semplicissima, ma devastante per chi continua a progettare male: non è accettabile che strumenti assistivi, configurazioni di accesso, software dedicati o modalità di utilizzo possano diventare indizi per desumere la condizione di disabilità di un utente.
Tradotto in modo brutale ma chiaro: se per accedere a un servizio devi essere riconosciuto come “diverso”, quel servizio non è davvero accessibile. È un sistema che ti fa entrare, ma intanto ti schedа. Ti apre la porta, ma ti mette addosso un’etichetta. E questo, in uno Stato civile, non è inclusione. È discriminazione digitale.
Il punto politico e culturale è tutto qui. L’accessibilità non può essere ridotta a una casella da spuntare, a una dichiarazione di conformità o a un obbligo da assolvere per evitare sanzioni. Quando un’app rende evidente l’uso di un lettore di schermo, quando un servizio consente a sistemi propri o di terze parti di tracciare strumenti assistivi o impostazioni che rivelano condizioni personali, siamo davanti a un fallimento gravissimo di progettazione e di visione.
Privacy e accessibilità devono nascere insieme, non rincorrersi dopo. Devono essere by design
, cioè incorporate nel progetto fin dall’inizio. Perché la dignità delle persone non può dipendere da una patch, da una correzione tardiva o dalla buona volontà di chi sviluppa.
La verità è scomoda ma va detta: una parte del mondo pubblico e privato è arrivata tardi, male e senza autentica consapevolezza su questi temi. E oggi non ci sono più scuse. L’inclusione non è propaganda. La protezione dei dati sensibili non è un dettaglio. Chi progetta servizi digitali deve decidere da che parte stare: o dalla parte dei diritti, oppure dalla parte di un’innovazione vuota, fredda e profondamente ingiusta.
Perché un digitale che ti osserva mentre ti dichiara incluso non è progresso. È solo una forma più elegante di esclusione.
Enrico Gaetano, responsabile osservatorio accessibilità digitale AIDR
15 aprile 2026