A Roma promossa dall'associazione di Amicizia Italia-Cuba
Manifestazione di solidarietà con Cuba
In piazza migliaia di antimperialisti contro il criminale blocco USA
Corretta e condivisibile la solidarietà al popolo cubano ma non l'esaltazione al regime revisionista de L'Avana che tratta con Trump la resa al capitalismo
Che i giovani rivoluzionari abbraccino al più presto il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e la via dell'Ottobre per il socialismo
“Contro il blocco a Cuba” è stato lo slogan principale della manifestazione nazionale che si è tenuta sabato 11 aprile a Roma, promossa dalla Associazione Italia-Cuba, e alla quale hanno aderito molte associazioni fra le quali ARCI ed ANPI, alcuni partiti a sinistra del PD come Potere al popolo e Rete dei comunisti, i sindacati USB e CGIL, i collettivi studenteschi OSA e Cambiare Rotta, ed alcune associazioni palestinesi della Capitale. Molte anche le adesioni di singoli provenienti dal mondo accademico, della cultura e dello spettacolo. Tante le bandiere cubane, palestinesi e degli organismi aderenti; poche e timide invece alcune di AVS, assieme ad un paio di parlamentari 5 Stelle, ospitati però in cima al corteo.
Migliaia di antimperialisti in piazza
Alla fine, oltre cinquemila persone di tutte le età hanno sfilato dal Colosseo, attraversato via di San Gregorio e viale Aventino, e sono giunte fino a Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza nella Capitale. Il corteo è poi terminato a piazzale Ostiense. La manifestazione è stata molto combattiva ed ha marcato il suo carattere antimperialista, anti USA e anti NATO.
Oltre a quello d'apertura con su scritto “Cuba si difende, non si vende e non si arrende”, molti striscioni hanno puntato il dito contro Trump e contro Netanyahu “assassini”, ma anche contro Meloni “complice”, contro l'imperialismo e, naturalmente, contro l'embargo. Gli organismi studenteschi hanno sfilato sotto uno striscione con su scritto “Con Cuba socialista e rivoluzionaria! Rompere il blocco imperialista”. Molti anche gli slogan rispolverati dagli anni sessanta come “Cuba sì, yankee no!”, “Adelante venceremos!” e “Giù le mani da Cuba socialista”.
L'altra parola d'ordine che ha contraddistinto l'avvio della mobilitazione che si è concretizzata in piazza è stata “Cuba non è una minaccia”, la stessa usata nella campagna filorussa quando a seguito dell'invasione all'Ucraina furono avviate le seppur minime sanzioni agli oligarchi di Putin. Naturalmente stavolta, a differenza della precedente, la condividiamo.
Le ragioni della mobilitazione
Le ragioni della manifestazione sono state espresse nell'assemblea che alcuni giorni prima al Cinema Aquila di Roma ha visto la convergenza di promotori ed aderenti, e che ha lanciato la manifestazione dell'11. Innanzitutto la piazza ha chiesto la fine dell’assedio economico, commerciale e finanziario imposto da Trump, e la piena sovranità del popolo cubano. La manifestazione ha denunciato il rischio imminente di una crisi umanitaria generalizzata poiché il blocco unilaterale limita l'accesso a beni di prima necessità, tecnologie, medicinali e risorse energetiche, aggravando la crisi economica già in atto nel Paese.
Cuba sta infatti subendo l’embargo ormai dal 1960 quando in piena Guerra Fredda, la firma dell’allora vice assistente segretario di Stato per gli Affari interamericani Lestor Mallory, dispose agli USA di “adottare tempestivamente tutti i mezzi possibili per indebolire la vita economica di Cuba” allo scopo di determinare “il declino e la caduta di Castro”. Oggi il leader mondiale dell'internazionale neofascista Trump ha deciso di inasprire notevolmente l’embargo agendo sul blocco energetico attraverso l'aggressione al Venezuela, principale fornitore di petrolio a Cuba, e attraverso un’altra serie di restrizioni e pressioni politiche, sull’Avana e sui Paesi che con Cuba continuano ad avere relazioni economiche. Al momento gli effetti più insopportabili sono la carenza di carburante, il verificarsi di blackout sempre più frequenti, la riduzione dei collegamenti aerei internazionali ed conseguente crollo del turismo.
Solidarietà antimperialista a Cuba
Cuba non è altro che un nuovo fronte della politica imperialista di Trump nell'America centrale, che dopo le bombe sul Venezuela non senza complicità interne a quel Paese, stringe il cappio intorno al collo dell'isola cubana. E la sua dichiarazione “sarà un grande onore prendere Cuba”, rilasciata una settimana fa mentre arringava sulla fine dell'Iran, ne é una evidente conferma.
Anche i marxisti-leninisti italiani solidarizzano con il popolo cubano e appoggiano il carattere antimperialista della manifestazione romana, ma non possono concordare con l'esaltazione che l'assemblea promotrice e la piazza attraverso le forze politiche sindacali e sociali aderenti continuano a dare al regime cubano elevandolo addirittura ad “alternativa sistemica alla democrazia e libertà occidentale fondati sulla spoliazione”, come affermato da Luciano Vasapollo, della Rete dei Comunisti.
Una cosa è la doverosa solidarietà antimperialista e internazionalista a Cuba e un'altra cosa è definire ed eleggere il regime castrista di ieri e di oggi come l'orizzonte e il modello della società socialista. Socialismo, ovvero il proletariato al potere, che non è mai stato instaurato a Cuba, ecco perché bisogna far chiarezza per impedire soprattutto alle giovani generazioni di cadere in questa trappola e comprendano il carattere revisionista e riformista del regime cubano. Quand'anche i dirigenti del partito comunista cubano si sono richiamati nominalmente al socialismo hanno oscillato tra il revisionismo moderno di stampo kruscioviano, in passato, e l'imperialismo russo e il socialimperialismo cinese, nel presente, e quel guazzabuglio di partiti e correnti idealiste, trotzkiste e antimarxiste-leniniste che si richiamano al chavismo e alla "rivoluzione bolivariana".
Su Cuba e sulla rivoluzione castrista il PMLI ha espresso la sua posizione attraverso un fondamentale discorso del segretario generale Giovanni Scuderi dal titolo “Dove porta la bandiera di Guevara”, pubblicato integralmente al link https://www.pmli.it/Guevara.html.
A chi crede e si batte contro l'imperialismo, non può sfuggire ad esempio la trattativa in corso con gli USA che ad oggi vederebbe l’Avana disposta a concedere a imprenditori dell’altro lato del Golfo della Florida la possibilità di investire in settori dell’economia dell’isola fino a oggi monopolio di Stato, come il turismo, le telecomunicazioni e l'agricoltura. Come abbiamo infatti già scritto, e lo ribadiamo, non è un fatto secondario la disponibilità data dal viceministro degli Esteri Carlos de Cossío di trattare anche sulla possibilità di risarcire le compagnie nordamericane i cui beni furono nazionalizzati dopo la Rivoluzione antimperialista del 1959.
Detto ciò, com'è possibile sostenere da parte dei trotzkisti e dei revisionisti che “Cuba non cederebbe di un millimetro l'autodeterminazione del popolo cubano”, quando è evidente che siamo ad un passo dalla resa da parte dei governanti revisionisti dell'Avana al capitalismo ed all'imperialismo?
La stella polare del marxismo-leninismo-pensiero di Mao e del socialismo
In estrema sintesi, dunque, per noi è giusta e sacrosanta la solidarietà a Cuba per la sua sovranità nazionale e la condanna senza eccezione alcuna all'imperialismo USA, ma i tanti giovani rivoluzionari e rivoluzionarie, gli antimperialisti che non perdono l'occasione di riversarsi in piazza per lottare contro questo cancro assoluto per l'umanità, devono porsi ben altri obiettivi politici se davvero vogliono realizzare quella società che hanno in mente e per la quale sono disposti ad ogni sorta di sacrificio.
I ragazzi e le ragazze che vogliono cambiare l'Italia e il mondo, devono comprendere quanto più rapidamente possibile la necessità di abbracciare fino in fondo una linea autenticamente marxista-leninista e non revisionista, la sola che con la direzione di un autentico partito marxista-leninista, può condurli alla realizzazione delle loro aspirazioni verso la via dell'Ottobre ed una società socialista.
Le migliaia di giovani in piazza a Roma devono pertanto sfilarsi dal falso mito del “socialismo cubano”, della “difesa di Cuba socialista”, della “rivoluzione bolivariana”, tutti frammenti del fallimentare e capitolardo “socialismo del XXI secolo”, ormai morto e sepolto, aprendo finalmente gli occhi su cosa sta succedendo nell’isola caraibica e nell'America latina. Consigliamo loro di leggere l'appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia (https://www.pmli.it/articoli/2026/20260408_14a_editorialeScuderi.html) e di commentarlo inviando il loro contributo a "Il Bolscevico". Ciò li aiuterà anche a prendere le distanze da coloro che sostengono il “mondo multipolare”, e cioè l’imperialismo russo e il socialimperialismo cinese, immobili di fatto, se si eccettua l'ingresso di una petroliera russa in accordo con Trump, sulla questione cubana verso la quale si sta invece organizzando una vasta rete di solidarietà popolare internazionale.
15 aprile 2026