Selfie a conclusione di una iniziativa elettorale di FdI a Milano
Meloni in foto con un camorrista
Come mai il referente del clan Senese e del consorzio mafioso lombardo Gioacchino Amico, che ha scattato la foto, sedeva in prima fila nell'iniziativa di FdI?
Mussolini in gonnella deve chiarire i rapporti di FdI con il clan Senese

Si allarga la vicenda del rapporto tra il temibile clan camorristico Senese e del consorzio mafioso lombardo e il partito di Mussolini in gonnella.
Dopo le vicende legate alla società "Le 5 forchette srl" che gestisce la Bisteccheria d'Italia a Roma che hanno portato alle dimissioni del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro e alla vicepresidente della giunta regionale piemontese, Elena Chiorino (vedi Il Bolscevico N 13 e N 14/2026), ora l'attenzione si sposta su un altro referente del clan e collaboratore di giustizia nel processo Hydra a Milano, Gioacchino Amico.
Il Fatto , Repubblica , Report e Fanpage , che hanno ripreso la notizia della trasmissione di Sigfrido Ranucci su Rai3, mostrano un selfie del 2019 della Meloni proprio con Amico, il quale secondo Report, aveva libero accesso alla Camera dei deputati “come se avesse un tesserino o un accredito speciale”.
L’ufficio stampa della Camera ha smentito a metà la notizia facendo sapere di non aver mai “rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa”. Ma in realtà il “tesserino permanente” viene rilasciato a giornalisti o staff, mentre Amato sarebbe entrato come ospite di qualche parlamentare. Un ingresso che non lascia traccia per una questione legata alla privacy dei deputati.
L’attenzione è sul vecchio gruppo di FdI da 40 deputati della scorsa legislatura che aveva come capogruppo l’attuale ministro Francesco Lollobrigida che però, spiegano i meloniani, non avrebbe potuto sapere né controllare tutti gli ospiti dei propri colleghi parlamentari e comunque Amico potrebbe essere entrato grazie ad altri partiti.
Le parole del siciliano Gioacchino Amico sui rapporti tra mafia e politica, sia quelle intercettate sia quelle dichiarate in cinque verbali da "pentito", sono ritenute credibili dagli inquirenti milanesi. Tra i presunti contatti inediti del mafioso emergono i nomi dei sottosegretari Nicola Molteni (Lega)Giorgio Mulè (FI), e degli ex ministri Renato Brunetta e Angelino Alfano. Nessuno di loro è indagato.
La rete politica è un dato centrale non solo per lo sviluppo dell'indagine Hydra di Milano, ma anche per il fascicolo romano su Michele Senese "o Pazzo". In quanto lo stesso capo del clan è stato iscritto per mafia dai pm milanesi proprio in relazione agli affari al Nord dell’unione delle mafie, messo nero su bianco il 28 marzo 2023. Il capo d’imputazione è associazione mafiosa.
Gli inquirenti indagano sugli incontri romani con le onorevoli di FdI Paola Frassinetti e Carmela Bucalo, il tentativo di approcciare l’ex ministra Daniela Santanchè, i contatti con l’ex consigliera regionale della Lega Monica Rizzi, per la quale Amico, nel 2019, lavorava per invitare personalità politiche, come l’allora parlamentare di FdI Carlo Fidanza, in vista del lancio del movimento Grande Nord che sembra poter spiegare chi fece entrare in Parlamento l’emissario del clan Senese.
Spulciando i nomi della rete inedita di Amico ne fa parte, secondo gli inquirenti, l'ex parlamentare di FI Roberto Caon (non indagato) il quale sentito dal Fatt o spiega: “Ho conosciuto Amico nel 2016 in Sicilia per il movimento di Flavio Tosi. A Roma mi ha chiamato per un caffè, voleva che lo portassi in Parlamento, può essere che lo abbia portato dentro ma non me lo ricordo”.
Amico fa poi il nome di Renato Brunetta (non indagato), ex ministro e attuale presidente del Cnel che poteva agganciare grazie proprio a Caon. Brunetta, sempre al Fatto spiega di “non aver mai visto né conosciuto Amico”. Stesse parole per il forzista e non indagato vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, di cui il mafioso pentito dice però di essere amico.
Nella lista di Amico c’è anche il leghista e sottosegretario al Viminale, Nicola Molteni, il quale, non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti. Sempre Amico sostiene di aver messo al Viminale Alessandra Gazzellone, avvocato di una sua società, già nelle segreterie politiche di Frassinetti e Bucalo. Come Molteni, anche l’ex ministro Angelino Alfano, non ha risposto ai giornalisti.
Giorgia Meloni ha provato a minimizzare il selfie scattato con Gioacchino Amico del 2019, riducendolo sbrigativamente a una foto con un simpatizzante qualsiasi, ma la smentisce Carlo Fidanza, attuale capo delegazione di FDI al Parlamento europeo. All’epoca dei fatti l’allora deputato meloniano conosceva molto bene Amico.
La sua testimonianza al Fatto contiene alcune importanti ammissioni: "Lo conosco perché nella mia ultima campagna elettorale si è offerto di darmi una mano." Quindi ha organizzato eventi elettorali per lei? Chiede il cronista: "In quella campagna elettorale, un aperitivo in un paese. Così fu. Purtroppo, ho letto anche io quello che è avvenuto, mi è molto dispiaciuto. Ovviamente non era neanche indagato, né c’era niente a suo carico, non potevo sapere quali fossero le sue abitudini o frequentazioni extrapolitiche. I fatti che gli sono stati contestati sono successivi. Quindi..." (In realtà all’epoca aveva avuto una condanna definitiva) ‘‘Fu una meteora Chissà quante persone ‘particolari’ ho incontrato... Be’, i precedenti non è che io... non basta chiedere in giro chi fosse... non è che chiedo alla gente se... Se dovessi andare indietro con la mente a tutte le campagne elettorali che ho fatto, chissà quante persone 'particolari' ho incontrato. Bisogna essere bravi a non avere rapporti con persone che non hanno comportamenti criminali. Noi all’epoca con Amico non potevamo sapere. Uno non può chiedere a una persona il casellario giudiziario prima di iniziare a parlarci. Questa è una zona d’ombra che credo tutti i partiti abbiano. C’è un problema generalizzato di filtro. Noi da partito di governo dobbiamo sicuramente presidiare di più. Non ha avuto ruoli, né vantaggi dall’essersi avvicinato a noi. È stato una meteora".
Una meteora che però, dopo aver contribuito, secondo quanto risulta a Report a vari eventi della campagna elettorale di Fidanza, è riuscito a sbarcare a Roma. Qui, il referente dei Senese in Lombardia è stato in grado di avvicinare un’altra deputata di FdI molto vicina all’eurodeputato, l’attuale sottosegretaria all’istruzione, Monica Frassinetti. Qualche giorno prima di incontrarla, in un ristorante accanto al Senato alle dieci di sera, Amico annuncia il viaggio nella Capitale al braccio destro di Michele Senese, Giancarlo Vestiti: “Vado a Roma a prendere contratti nella sanificazione”. Ed è proprio Vestiti, intercettato ad aprile 2020 con un suo parente, a svelare il nuovo rapporto sui rapporti con FdI. In una lunga conversazione fa il nome di Ignazio La Russa, oggi seconda carica dello Stato e all’epoca vicepresidente del Senato. Vestiti narra di una cena con La Russa (il quale smentisce l'incontro) in un noto ristorante di Milano. Poi sempre nella registrazione, ricorda i suoi rapporti amichevoli con Paolo Romani, ex ministro, uomo forte di Forza Italia e senatore fino al 2022.
Per gli inquirenti Amico aveva una funzione di coordinamento: faceva da mediatore tra il clan Senese, attivo principalmente a Roma, e altri gruppi criminali che come lui appartenevano al Sistema mafioso lombardo. Soprattutto teneva rapporti diretti con Antonio Messina, tra gli uomini di fiducia al Nord dell'ex latitante Matteo Messina Denaro. Ad Amico spettava risolvere le controversie tra gli associati e commissionare "una serie di delitti in materia di armi e munizionamento", ma anche assicurarsi "la vita e l'incolumità individuale". Ed era operativo nel "traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, rapine, riciclaggio, intestazioni fittizie". Partecipando al versamento di denaro nella cassa comune del Sistema mafioso lombardo e attribuendosi la gestione di più aziende del territorio mettendo a disposizione "dell'associazione la propria sfera relazionale politico-istituzionale ed imprenditoriale, accrescendo il ‘capitale sociale' dell'organizzazione mirando all'infiltrazione del tessuto economico/sociale lombardo". Questo anche in virtù dei debiti che pare Amico avesse nei confronti di molti. È da qui che le mafie avrebbero deciso di unirsi, allo scopo di recuperare il dovuto, evitando di aprire un conflitto per “avere” il debitore. Tra i motivi del suo pentimento, dunque, ci sarebbe anche il timore per la propria vita.
Un altro collaboratore di giustizia, già condannato, Bernardo Pace, del resto è morto in carcere a Torino il 16 marzo scorso, a tre giorni dalla prima udienza di Hydra. Si è impiccato in cella con un laccio di ferro agganciato al bocchettone dell’aria.
Nell'inchiesta di Report a parlare è un ex collega di Delmastro, deputato di FdI nella scorsa legislatura. Al deputato Amico avrebbe riferito di avere “agganci importanti dentro Fratelli d’Italia”. Tra i nomi fatti anche quello di Giovanni Donzelli, responsabile dell'organizzazione, che ha negato ogni addebito: “Non avrei avuto motivo di incontrarlo”. Secondo la ricostruzione, Amico (nel 2019 non indagato per mafia ma per ricettazione, truffa e associazione a delinquere) partecipava attivamente alle iniziative del partito in Lombardia grazie appunto alla vicinanza con l’europarlamentare Carlo Fidanza.
Secondo quanto riportato in un’informativa agli atti, il 16 giugno 2020 Amico confidava a Raimondo Orlando, anch’egli coinvolto nell’indagine, di essere in possesso della tessera di Fratelli d’Italia. “Non mi faccio intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede – ha affermato la ducessa Meloni – Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino”. E ha attaccato rabbiosamente i giornalisti che si sono occupati della vicenda, parlando di “fango nel ventilatore” gettato da “professionisti dell’informazione” che fanno da “grancassa mediatica agli interessi di partito”. Nel suo post, Mussolini in gonnella attacca la “redazione unica, composta da Il Fatto Quotidiano , La Repubblica , Fanpage e Report ”. Ma è lei a dover spiegare i rapporti del suo partito e dei suoi alleati con il clan Senese e l'alleanza mafiosa lombarda.
Ennesimo spaccato dello strapotere delle mafie in tutto il Paese e dell'intreccio fra queste e le istituzioni e i partiti borghesi del regime capitalista neofascista. Le mafie e quindi la corruzione sono uno dei tanti frutti marci del capitalismo, ecco perché nel suo splendido e rosso Editoriale per il 49° Anniversario della fondazione del PMLI il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale e Maestro del Partito esorta le ragazze e ai ragazzi che vogliono davvero cambiare l'Italia a lottare contro il capitalismo e il suo governo e per il socialismo: "Andate avanti con le vostre lotte, schivate le sirene riformiste e parlamentari del capitalismo, picchiate duro contro il governo neofascista Meloni, premete sulle vostre organizzazioni politiche e sindacali per buttarlo giù attraverso le manifestazioni e gli scioperi.
In vista delle prossime elezioni politiche, già le varie forze borghesi sono in gran movimento per riuscire ad accaparrarsi più posti possibili in parlamento, e magari nel governo, per gestire gli affari della classe dominante borghese e del capitalismo. Non seguitele, non agevolate i loro piani parlamentari e governativi col vostro voto. Anzi, prendetene le distanze col voto astensionista anticapitalista e antifascista, per il socialismo e, se volete per il PMLI.
È tempo che riflettiate a fondo su quello che bisogna fare per liberarci da questo regime capitalista neofascista e su come cambiare l'Italia. Parliamone ".

15 aprile 2026