Nello spirito del 25 Aprile
Uniamoci per buttare giù il governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella
81 anni fa, il 25 aprile 1945, trionfava l'eroica guerra di Resistenza partigiana per liberare il Paese dall'esercito invasore nazista e i suoi sgherri repubblichini. Operai e contadini, intellettuali e studenti, uomini e donne delle città e delle campagne, ma soprattutto tantissimi giovani, con all'avanguardia i partigiani comunisti delle Brigate Garibaldi, imbracciarono le armi consapevoli che quella era l'unica strada per sconfiggere il nazi-fascismo e far uscire l'Italia dalle tenebre del ventennio mussoliniano e dalla sciagurata guerra imperialista in cui era stata precipitata.
Fu una lunga, dura e sanguinosa lotta popolare di liberazione, iniziata dal proletariato italiano con i grandi scioperi antifascisti del marzo 1943 nelle fabbriche del Nord, ispirati dall'eroica resistenza e vittoria dell'Armata rossa a Stalingrado, che preannunciarono la caduta del regime fascista, e conclusa due anni dopo con la vittoriosa insurrezione generale armata del 25 aprile 1945 in tutte le città del Nord Italia, da Genova a Torino, da Milano a Venezia e Trieste, che completò la liberazione dell'Italia.
Tra le sue pagine più gloriose ricordiamo le eroiche quattro giornate di Napoli del 28 settembre-1° ottobre 1943, quando il popolo partenopeo si sollevò in armi cacciando da solo le truppe naziste dalla città, la prima in Europa a liberarsi dal giogo hitleriano; la liberazione di Roma del giugno1944, a cui i partigiani comunisti dei Gap diedero un importante contributo con azioni audaci come quella di Via Rasella; la Liberazione di Firenze dell'Agosto '44 per mano delle Brigate partigiane garibaldine e dei gappisti fiorentini; e l'eroica e tenace guerriglia partigiana lungo la Linea gotica nazista e nelle regioni occupate del Nord, resistendo al freddo, alla fame, ai feroci rastrellamenti dei nazi-fascisti e perfino all'ordine di smobilitazione degli Alleati nel durissimo inverno del 1944-'45.
Il programma neofascista e piduista di Mussolini in gonnella
Sacrificando le loro vite le partigiane e i partigiani ci hanno lasciato l'insegnamento incancellabile di difendere e mantenere sempre vivo lo spirito della Resistenza e dell'antifascismo, e perciò celebrare oggi il 25 Aprile significa non solo ricordare la pagina più luminosa della storia del nostro popolo, ma anche ispirarsi al suo spirito e ai suoi insegnamenti per sconfiggere il nuovo fascismo che si presenta sotto nuove forme “democratiche” e costituzionali, e che è tornato al potere con il governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella.
Questo governo conclude infatti la marcia su Roma elettorale iniziata con la fondazione del Movimento sociale italiano il 26 dicembre 1946 da parte dei reduci repubblichini e del fucilatore di partigiani Almirante, padre spirituale e politico di Giorgia Meloni, e sta attuando una politica interna antipopolare, poliziesca, razzista, omofoba e oscurantista, ed una politica estera militarista, interventista e neocolonialista, ispirate direttamente a quelle di Mussolini.
Non a caso uno degli obiettivi principali che Meloni si era data di realizzare in questa legislatura è la repubblica presidenziale neofascista, che era nel programma del MSI di Almirante ed è preconizzata nel “Piano di rinascita democratica” della P2 di Gelli. Piano che intendeva completare con la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, per mettere questi ultimi agli ordini del governo, e a seguire con il premierato, per attribuire al presidente del Consiglio i pieni poteri come nel ventennio mussoliniano.
Il primo obiettivo ha ricevuto una sonora battuta d'arresto, con la clamorosa bocciatura referendaria della controriforma costituzionale piduista e fascista della giustizia, ma il secondo è ancora nella sua agenda, così come la legge elettorale truffa presentata dal suo partito in parlamento, disegnata ad hoc per assicurarle una maggioranza schiacciante di seggi e tale da poter eleggere il presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, oltre che la maggioranza della componente laica del Csm. In tal modo Mussolini in gonnella controllerebbe sia il governo che i principali organi istituzionali di garanzia, realizzando un premierato di fatto anche se non dovesse riuscirci modificando la Costituzione.
La sconfitta referendaria e il riposizionamento tattico
È vero anche che la batosta politica e di immagine subita al referendum sulla giustizia, nonostante avesse già escluso di dimettersi in caso di sconfitta, ha creato una nuova situazione costringendola a fare almeno degli aggiustamenti tattici in vista delle prossime elezioni politiche. Soprattutto per cercare di recuperare terreno nel voto giovanile, che è stato uno dei due fattori determinanti per la vittoria del No, insieme al voto degli astensionisti di sinistra. La ducessa credeva infatti di aver già chiuso i conti con i movimenti di lotta studenteschi e di piazza per Gaza a suon di manganellate, denunce alla magistratura, arresti arbitrari, sgomberi dei centri sociali, multe iperboliche e decreti sicurezza fascistissimi, ma ha scoperto invece di dover pagare un prezzo salato per la sua vergognosa complicità con il dittatore fascioimperialista Trump e il boia nazisionista Netanyahu.
Per questo sta cercando adesso di rifarsi, a buon mercato, un'immagine di maggiore autonomia dai due, come ha fatto negando l'uso di Sigonella a due cacciabombardieri Usa (mentre insieme ad Aviano quella base continua a essere usata intensamente per la logistica di supporto alla guerra all'Iran); dichiarando “inaccettabile” l'attacco di Trump al papa (ma in ritardo di 10 ore, e solo per non inimicarsi il voto cattolico); e di sospendere il “rinnovo” del memorandum di collaborazione militare con Israele, ma solo per gli attacchi israeliani ai soldati italiani della missione dell'Onu in Libano, e dopo oltre due anni di assordante silenzio sul genocidio di Gaza, nonché di rifiuto di qualsiasi sanzione e anzi continuando a inviare armi a Israele. Silenzio peraltro condiviso vergognosamente anche dal “nonno buono” degli italiani, Mattarella.
Riposizionamenti tattici, questi della premier neofascista, che non mutano nella sostanza la sua posizione “testardamente unitaria” per il “rafforzamento” dell'Occidente, come ha ribadito anche di recente in parlamento, riproponendosi come la sola capace di mediare tra Trump e gli altri leader europei per salvare l'Alleanza atlantica, dalla quale occorre invece uscire chiudendo tutte le basi Usa e Nato in Italia.
Così come non cambiano di una virgola il suo progetto di conquistare la testa dell'Internazionale nera dei fascisti del XXI secolo. Progetto non indebolito dai recenti attacchi di Trump, “deluso” perché non l'aiuta abbastanza nella guerra all'Iran, né dalla caduta del suo principale alleato europeo, Orban, ma forse addirittura rafforzato: sia all'interno, potendosi fregiare di una maggiore “indipendenza” da Trump rispetto al suo alleato e rivale Salvini, con gli elogi perfino della sua principale sfidante dell'opposizione, Elly Schlein; sia a livello internazionale, rivalutandosi come la leader “affidabile” della destra “sovranista” europea.
Una dittatura neofascista da abbattere con tutti i mezzi
Lo dimostra anche il suo rientro nel gruppo di testa europeo E4, da cui era stata finora emarginata, per pianificare, alla pari con Macron, Starmer e Merz, il rischioso intervento militare per difendere “i nostri interessi” e quelli dell'imperialismo europeo nel Golfo Persico. Intervento che, mascherato come si vuole, con o senza una presunta “legittimazione internazionale”, esporrebbe l'Italia ad un pericoloso coinvolgimento diretto nella guerra di Usa e Israele all'Iran che sta incendiando tutta la regione.
Vista la sua ideologia nazionalista, militarista ed interventista mussoliniana, che sta portando sempre più il Paese all'economia di guerra e alla corsa al riarmo, c'è anche il pericolo che trascini l'Italia nella guerra mondiale imperialista tra l'imperialismo americano e il socialimperialismo cinese per l'egemonia globale che si sta facendo sempre più probabile. In tal caso il PMLI chiamerà il proletariato e l’intero popolo italiano alla guerra civile per impedirlo.
Quello di Giorgia Meloni non è quindi solo un governo di destra, finanche “autoritario” e “illiberale”, come arrivano al massimo a definirlo i leader opportunisti dell'imbelle opposizione parlamentare, ma un governo neofascista a tutto tondo, proteso a completare il regime capitalista neofascista e favorire l'espansionismo del rinato imperialismo italiano seguendo le orme di Mussolini, e pertanto va buttato giù subito con la lotta di piazza, da un fronte unito di tutte le forze politiche, sindacali, sociali, culturali, religiose anticapitaliste e antifasciste, prima che riesca a rafforzarsi e completare il suo programma neofascista, presidenzialista e imperialista.
Come ha indicato il Segretario generale e Maestro del PMLI, Giovanni Scuderi, alla VII Sessione del Comitato centrale del Partito del 30 giugno 2024, “Il governo Meloni è una dittatura neofascista in contrasto persino con la democrazia borghese. Va quindi combattuto e abbattuto senza esclusione di colpi, usando tutte le forme di lotta, legali e illegali, parlamentari e extraparlamentari, pacifiche e violente di massa. Una lotta che va portata avanti fino alle estreme conseguenze, alla guerra civile, se risponde alla volontà delle masse
”.
Ispirarsi alla Resistenza nella lotta per il socialismo
Lo spirito giusto a cui ispirarsi in questa lotta è quello delle partigiane e dei partigiani, che nella loro componente principale operaia, contadina e popolare che combatteva sotto la bandiera rossa, impugnarono le armi per abbattere il nazifascismo, ma sognavano anche di cambiare radicalmente l'Italia con il socialismo, perché capivano che il fascismo e la guerra sono mostri generati dal capitalismo.
“La storia mondiale e i fatti attuali, anche del nostro Paese –
sottolinea infatti Scuderi nell'editoriale per il 49° Anniversario della fondazione del PMLI rivolto alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia - dimostrano che se non si abbatte il capitalismo e non si distrugge interamente e radicalmente il suo ordinamento economico, statale, istituzionale, giuridico, culturale e morale non è possibile abolire lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, le classi, la proprietà privata, le disuguaglianze sociali, di genere e territoriali, la disoccupazione, la povertà, la discriminazione e la subalternità delle donne, i femminicidi, la violenza di genere, l'emarginazione sociale dei giovani, degli anziani e dei più deboli, l'omofobia, la lotta all'immigrazione, la corruzione, il malcostume, la droga, la mafia e la massoneria, nonché l'imperialismo, le guerre imperialiste di aggressione e di dominio, il colonialismo, il fascismo e il razzismo
”.
Così oggi, il miglior modo per onorare la memoria delle partigiane e dei partigiani, continuare la loro lotta e realizzare le loro aspirazioni, è scegliere la via maestra della rivoluzione socialista e del potere politico del proletariato, che è l'unica via possibile per cambiare davvero l'Italia.
“La via è tortuosa, l'avvenire è radioso
” (Mao).
Viva il 25 Aprile!
Gloria eterna alle partigiane e ai partigiani!
Uniamoci per buttare giù il governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella!
Ispiriamoci alla Resistenza nella lotta per il socialismo e il potere politico del proletariato!
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!
22 aprile 2026