Frenetico lavorio diplomatico e commerciale del socialimperialismo cinese
Xi coglie l'attuale difficoltà di Trump per unire attorno alla Cina più paesi possibili contro l'imperialismo americano
Lo scorso 17 aprile il criminale Trump scriveva sul suo social Truth che il suo compare criminale Netanyahu non bombarderà più il Libano, “gli ho vietato di farlo”. Due giorni dopo, sempre sul suo social, lo elogiava, “che Israele piaccia o meno, ha dimostrato di essere un grande alleato. Sono coraggiosi, audaci, leali e intelligenti, a differenza di altri che hanno mostrato la loro vera natura in un momento di conflitto e stress", per dipingere un rapporto ancora saldo con uno dei pochi “amici” che può ancora vantare di avere tanto più dopo l'attacco senza precedenti, squadrista, dittatoriale e da padrone del mondo al papa perché ha criticato la guerra all'Iran.
Si presenta con un atteggiamento ben diverso il rivale socialimperialista cinese Xi Jinping che ha risposto alla guerra contro l'Iran scatenata dalla coppia criminale imperialista-sionista con un frenetico lavorio diplomatico e commerciale evidenziato dalle proposte per far cessare l'aggressione, permettere la riapertura delle vie di transito del petrolio e stringere nuovi legami anche commerciali coi paesi della regione mediorientale. E presentandosi come un elemento stabilizzante, coglie l'attuale difficoltà di Trump per unire attorno alla Cina più paesi possibili contro l'imperialismo americano.
Il 14 aprile Xi riceveva a Pechino il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, registrando la sintonia tra i due paesi per salvaguardare il multilateralismo e difendere un ordine internazionale che si sta sgretolando. Sempre nella capitale cinese si teneva contemporaneamente il vertice tra i ministri degli Esteri cinese Wang Yi e russo Sergej Lavrov; ribadita la scontata sottolineatura del pieno coordinamento delle posizioni dei due paesi alleati sulla scena internazionale, di una alleanza strategica che resta ben salda, i due preparavano la prossima visita di Vladimir Putin atteso a Pechino dopo quella di Trump prevista al momento per metà maggio.
L'incontro principale di Xi era però quello, sempre del 14 aprile a Pechino con il principe degli Emirati Arabi Uniti, Zayed Al Nahyan, durante il quale presentava una sua proposta in quattro punti con l'obiettivo di promuovere non solo un cessate il fuoco ma una prospettiva di “pace e stabilità” in Medio Oriente. Già a fronte del bellicista Trump, il governo di Pechino aveva presentato il 7 aprile assieme al Pakistan una proposta in cinque punti che bilanciava la richiesta del rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell'Iran con quella a Teheran di interrompere i contrattacchi contro le infrastrutture energetiche dei paesi del Golfo, trovatisi di fatto scoperti dalla mancata protezione dell'alleato Usa. La proposta contribuiva almeno a convocare il primo round di negoziati a Islamabad. A seguire interveniva direttamente il presidente cinese che nel vertice con Zayed Al Nahyan illustrava la proposta del socialimperialismo cinese con al centro la creazione di un sistema di sicurezza regionale condiviso, globale, cooperativo e sostenibile per il Medio Oriente e il Golfo, contrapposto allo stato di guerra permanente alimentato dall'imperialismo americano e dall'alleato nazisionista col suo progetto biblico della Grande Israele. Gli altri punti illustrati da Xi sono stati il rispetto della sovranità nazionale, del diritto internazionale contrapposto a un ritorno alla “legge della giungla”, e la collaborazione per creare condizioni favorevoli alla crescita economica regionale. Sono dei principi generali in parte simili al piano di pace in 12 punti sulla guerra in Ucraina presentato nel 2023 e che seguono i concetti già espressi da Xi nella sua “Iniziativa di sicurezza globale”.
Intanto Xi confermava l'impegno della Cina a rafforzare la partnership strategica con gli Emirati Arabi Uniti mentre le delegazioni discutevano di investimenti e commercio. Il premier Li Qiang proponeva nuove collaborazioni in settori importanti come energia, idrogeno e veicoli elettrici quale acconto di quello che potrebbe essere definito nel vertice con tutti i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo già in programma nel corso dell’anno e nel quale la Cina punta a concludere un accordo di libero scambio e rafforzare le sue posizioni lungo la Nuova via della Seta minacciate dall'iniziativa bellicista del rivale imperialismo americano. E non solo coi paesi arabi. Sta per partire tra le altre l'attività di sviluppo congiunto di un nuovo gasdotto tra Cina e Turkmenistan, un nuovo collegamento energetico coi paesi dell'Asia centrale cui Pechino tiene anche se ha messo pure in conto di accontentare l'alleato Putin e dare il via libera alla costruzione del nuovo super gasdotto siberiano.
22 aprile 2026