L'Iran sta negoziando ma è pronto alla guerra
Trump spaccia per “risultato storico” il cessate il fuoco in Libano che i nazisionisti usano per occupare il sud del paese
UN Women: Più di 38.000 donne, di cui 16 mila ragazze, sono state martirizzate a Gaza

Il 16 aprile il criminale Trump sosteneva sul suo social di aver parlato col presidente libanese Joseph Aoun e il suo compare criminale Netanyahu e esultava annunciando il loro accordo per un immediato cessate il fuoco della durata di dieci giorni, definito grazie al negoziato avviato a Washington tre giorni prima sotto la regia del segretario di stato americano Rubio. Un accordo che gli serviva per rilanciare il negoziato più generale con l'Iran dopo l'esordio senza successo, anche per la mancata tregua in Libano richiesta da Teheran, del primo incontro a Islamabad, e il cui unico risultato era il cessate il fuoco fino al 22 aprile.
L'Iran accoglieva con favore l'annuncio del cessate il fuoco in Libano. Il portavoce del Ministero degli Esteri elogiava la "leggendaria resistenza" del popolo libanese e dei combattenti della resistenza contro l'aggressione e l'occupazione del regime israeliano ma sottolineava la necessità del completo ritiro del regime israeliano dalle aree occupate nel Libano meridionale, del rilascio di tutti i prigionieri e del ritorno degli sfollati alle proprie case e della ricostruzione delle aree e delle infrastrutture libanesi danneggiate con l'assistenza della comunità internazionale. Altrimenti il secondo accordo assicurato dalla regia dell'imperialismo americano risulta la brutta copia del primo del novembre 2024.
Di tutt'altro avviso la neofascista Meloni che con una inconsueta rapidità dichiarava che “l'annuncio di un cessate il fuoco tra Libano e Israele è un'eccellente notizia e mi congratulo con i Governi libanese e israeliano per aver raggiunto questo importante risultato grazie alla mediazione degli Stati Uniti". E ammoniva Hezbollah: “ha la responsabilità di aver dato il via a questo conflitto, deve cessare ogni azione contro Israele”, come sostenuto dai suoi alleati nazisionisti.
Non cessava invece l'aggressione sionista al Libano e appena poche ore dopo l'inizio del cessate il fuoco l'esercito libanese denunciava attacchi sionisti in vari villaggi del sud del paese. Dove la popolazione tentava di ritornare alle proprie case trovandole in molti casi spianate dai bulldozer sionisti. Il modello della distruzione di Gaza è replicato al Libano dal criminale Netanyahu che fingeva di accettare il cessate il fuoco ma come a Gaza e come dopo il precedente accordo col Libano lo violava continuando la guerra contro la resistenza libanese. La resistenza rispondeva con attacchi che il 19 aprile distruggevano quattro carri armati sionisti che si stavano posizionando presso Taybeh.
Il segretario generale di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, dichiarava che la Resistenza resta pronta a rispondere a qualsiasi aggressione, sottolineando che il cessate il fuoco non può essere unilaterale e deve essere rispettato da entrambe le parti. Delineava le priorità per la prossima fase, tra cui il ritiro completo di Israele dai territori libanesi occupati, il ritorno degli sfollati nei loro villaggi e l'avvio di sforzi di ricostruzione sostenuti a livello nazionale e internazionale. Concludeva sottolineando l'importanza di rafforzare la sovranità libanese, mantenere l'unità interna e prevenire interferenze straniere.
Sul fronte del Golfo Trump aveva appena dichiarato la tregua ma mantenuto il blocco navale all'Iran e a seguire convocava con l'ennesimo post il secondo incontro per il 20 aprile. Stesso tema, stesse condizioni con la minaccia di distruggere le infrastrutture civili in Iran, un crimine di guerra, se il Paese non accetterà i termini dell'accordo “molto equo e ragionevole” proposto dagli Usa. Senza ancora sapere se il negoziato riprenderà facciamo il punto.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha affermato in un discorso televisivo del 18 aprile che Teheran è contemporaneamente impegnata nella diplomazia e pronta al confronto militare, sottolineando che l'Iran non si fida dei suoi avversari ed è preparato a qualsiasi guerra. Nell'intervento riportato dall'agenzia Tasnim, Qalibaf ha affermato che la “terza guerra imposta” è iniziata durante i negoziati attraverso l’inganno degli Stati Uniti, come quella di 12 giorni del giugno scorso.
Ribadiva che l'Iran non si fida dei suoi avversari e avvertiva che un'escalation rimane possibile in qualsiasi momento, ribadendo al contempo che i negoziati sono in corso e che l'Iran è pienamente pronto ad agire. E a rispondere alle minacce, compresi gli ultimatum del presidente americano Trump. Infine ribadiva che l'Iran auspica una pace duratura ma rimane profondamente diffidente nei confronti degli Stati Uniti, esprimendo la speranza di una soluzione garantita e duratura che impedisca il ritorno a cicli di guerra, cessate il fuoco e rinnovati conflitti.
Alla responsabile della politica estera della Ue Kallas che commentava le iniziative di coordinamento e di missioni militari dell'imperialismo europeo, comprese quelle del gruppo dei cosiddetti volenterosi, ripetendo che “secondo il diritto internazionale, il transito attraverso corsi d'acqua come lo Stretto di Hormuz deve rimanere aperto e gratuito”, rispondeva il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, denunciando i doppi standard dell'Europa e l'abuso del diritto internazionale. L'UE rispolvera il diritto internazionale “per fare la morale agli altri mentre, in silenzio, dà il via libera a una guerra di aggressione tra Stati Uniti e Israele e chiude un occhio sulle atrocità contro gli iraniani”, affermava ricordando che nessun principio giuridico impedisce all'Iran, in quanto Stato costiero, di adottare le misure necessarie per contrastare l'aggressione militare da parte delle forze statunitensi e israeliane in prossimità di questa strategica via d'acqua.
L'Ue imperialista parla di de-escalation nel Golfo ma intanto non fa nulla per fermare la guerra dei criminali Trump e Netanyahu e anzi continua a discutere di come organizzare uno strumento militare anche fuori dall'Onu, da una forza navale per sminare Hormuz a un nuovo contingente in Libano, per poter mettere becco nelle questioni del Golfo e Mediorientali, ammesso che Trump glielo conceda.
Una delle poche voci fuori dal coro quella del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez che il 19 aprile tornava sulla richiesta di “sospendere l'accordo Ue-Israele perché viola i diritti”. “È giunto il momento che l'Ue rescinda il proprio accordo di associazione con Israele. Non abbiamo nulla contro il popolo israeliano, anzi, è proprio il contrario. Ma un governo che viola il diritto internazionale e, di conseguenza, i principi e i valori dell'Ue non può essere nostro partner. No alla guerra", scriveva su X il primo ministro spagnolo.

Genocidio a Gaza
Più di 38.000 donne, di cui 16 mila ragazze, sono state martirizzate a Gaza tra ottobre 2023 e dicembre 2025 dai criminali nazisionisti, con una media spaventosa di almeno 47 morti al giorno. Omicidi che non sono comunque cessati ma proseguono durante il “cessate il fuoco” nella Striscia ancora occupata e quotidianamente bersagliata dagli occupanti che il 20 aprile hanno di nuovo bloccato ogni passaggio dal valico di Rafah. Queste le cifre riportate nel rapporto pubblicato il 18 aprile da UN Women, l'Ente delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile, che riportano lo memoria al genocidio palestinese e al governo del criminale Netanyahu. Che nel bilancio aggiornato al 18 aprile dal Ministero della Salute di Gaza ha raggiunto il numero di 72.549 morti e 172.274 feriti.

22 aprile 2026