Commenti sull'Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia
“Il 49° Anniversario della fondazione del PMLI segna un momento di straordinaria importanza per il proletariato italiano”
“Fondamentale l'Editoriale celebrativo di Scuderi”

di Prospero - Reggio Emilia
Il 49° Anniversario della fondazione del PMLI, segna un momento di straordinaria importanza per il proletariato italiano. La sua celebrazione non deve, però, essere ridotta ad uno sterile esercizio di memoria ma, al contrario, rappresentare il riconoscimento al PMLI di una dote rarissima: la coerenza.
In questi 49 anni, di fatti, il PMLI non ha, giammai, abbassato la guardia contro il revisionismo. Mentre altri svendevano i diritti dei lavoratori, in nome della governabilità o si perdevano nei labirinti del riformismo parlamentare, il PMLI è, ad oggi, l’unico baluardo inespugnabile a presidio del potere del proletariato, unica vera alternativa alla barbarie capitalista. Per il proletariato italiano, pertanto, la presenza del PMLI ha rappresentato e deve continuare a rappresentare l’unica bussola ideologica contro il revisionismo, contro la borghesia e contro l’illusione parlamentarista.
Ecco perché si imponeva, come doveroso, esordire con l’evidenziare che il 49° Anniversario della fondazione del PMLI costituisce un momento di straordinaria importanza per il proletariato italiano. Questi 49 anni altro non sono che una tappa verso la riscossa finale. Chi vuole davvero abbattere questo sistema di sfruttamento e oppressione deve guardare con ammirazione a questa lunga marcia di coerenza ed UNIRVISI.
A questo proposito trovo fondamentale l’Editoriale celebrativo del Segretario generale. Il compagno SCUDERI fa un’analisi che è insieme una celebrazione ed un ordine di battaglia. Cruciale è il focus sulle ragazze ed i ragazzi, e, soprattutto, sulla loro ambizione di voler cambiare l’Italia. Ma il suo Editoriale - ed è questo il punto focale - pone un interrogativo molto pertinente: oltre al proposito legittimo di voler “cambiare tutto”, i giovani sanno, in concreto, cosa occorre fare per “cambiare
tutto”?
La domanda, posta ad un rivoluzionario autentico, è, sicuramente, retorica ed ha una risposta fin troppo scontata: il cambiamento, facendo buon governo degli insegnamenti dei grandi Maestri del proletariato, non si implora nelle urne, ma si conquista con la lotta di classe. Come, difatti, insegnava Lenin: “la repubblica democratica è l’involucro politico migliore possibile per il capitalismo”. Partecipare al voto significa - per usare sempre le sue parole - “decidere una volta ogni qualche anno qual membro della classe dominate debba opprimere il popolo in parlamento” .
Quindi ed innanzitutto: la consapevolezza che i giovani dovrebbero maturare per “cambiare tutto” è che l’astensionismo tattico, rappresenta la pratica, l’arma di rottura e, in definitiva, il primo e necessario passo. Qualcuno, al riguardo, obietterà che l’alto tasso di astensionismo, imperante tra le nuove generazioni ha, comunque, rappresentato un voto di sfiducia collettivo. Questo, certamente, è un dato inoppugnabile. Ma è, a mio sommesso avviso, ancora lontano dal potere essere qualificato come tale (cfr.: tattico).
Esso rappresenta sì una forma embrionale e, per certi versi, inconscia di rifiuto dello Stato borghese e delle sue appendici elettorali ma, giova rimarcarlo ancora una volta, non può, propriamente, essere considerato tattico.
L’astensionismo tattico, invero, è una scelta politica deliberata che ha come obiettivi, ben delineati, quello di colpire la pretesa di “rappresentatività” del parlamento e del governo nonché quello ulteriore di neutralizzare il ricatto elettorale delle forze socialdemocratiche e riformiste.
È necessario, in altri termini, che il giovane che non si reca alle urne debba maturare la coscienza che la sua assenza, lungi dall’essere percepita quale forma di disimpegno, rappresenta, invece, il primo indefettibile passo verso quel proposito di cambiamento reale dell’Italia. Il “non voto” va trasformato da una sottrazione di presenza ad una addizione di combattività. Applicazione, nei termini di cui sopra, dell’astensionismo, dunque. Ma non solo. A tanto, deve indefettibilmente accompagnarsi una presenza militante ed il radicamento del PMLI in ogni fabbrica, scuola e quartiere, perché solo sotto la sua direzione politica l’astensionismo e le lotte spontanee diventeranno rivoluzione organizzata.
Da questi punti fermi, secondo il mio prudente apprezzamento, i giovani dovrebbero muovere per iniziare, realmente, a “cambiare tutto”. E perché ciò accada, è necessario diffondere la teoria rivoluzionaria tra gli stessi, affinché non si disperdano in lotte riformiste o sterili.

22 aprile 2026