Gli attivisti di Flotilla torturati, picchiati e privati di tutto
Un centinaio di testimonianze
Prosegue l’inchiesta della procura di Roma sull’attacco israeliano alle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dello scorso ottobre: i pm Stefano Opilio e Lucia Lotti, sostenuti da Francesco Lo Voi, sono intenzionati a chiedere l’attivazione di una rogatoria nei confronti dello stato nazisionista d'Israele. Ovvero un percorso di cooperazione volto a individuare i responsabili dei reati ipotizzati nel fascicolo aperto ormai da mesi ma ancora privo di indagati. Si conoscono alcuni dei reati: il più grave è quello di tortura, emerso in virtù delle informazioni rilasciate alla polizia giudiziaria dall’equipaggio della Flotilla. Quindi sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Gli auditi in totale sono stati 37, tra cui anche i 4 parlamentari italiani che hanno preso parte alla missione dello scorso autunno.
La Global Sumud Flotilla era composta da una quarantina di barche con circa 500 partecipanti provenienti da 44 paesi diversi: per rompere il blocco navale israeliano intorno a Gaza e portare aiuti umanitari. “Quando fummo ascoltati dai pm – dice il deputato del Pd Arturo Scotto – spiegammo in maniera approfondita il trattamento che fu riservato da parte delle autorità israeliane, completamente fuori da qualsiasi idea di stato di diritto. Il fatto che si vada avanti in cerca di verità e giustizia è davvero rilevante”. L'avvocatessa del team legale della Flotilla, Tatiana Montella, spiega: "È la prima volta che il reato di tortura viene contestato dall'Italia nei confronti di Israele. Il fascicolo è aperto contro ignoti, ma perché è ignoto il soggetto che ha agito materialmente. La tortura però è ipotizzata durante la detenzione delle attiviste e attivisti da parte delle forze israeliane. Per individuare l'autore materiale ora è necessaria la rogatoria internazionale. Ci siamo fatti raccontare dagli attivisti tutto quello che è successo dal momento dell'abbordaggio fino a quando non sono rientrati in Italia. Nel frattempo, anche la Procura ha proceduto ad ascoltarli. All'esito di queste sommarie informazioni abbiamo depositato una querela specifica che dettagliava oltre i reati che avevamo già inserito nell'esposto, anche le torture".
Le testimonianze raccolte dagli inquirenti sono inequivocabili: dagli attacchi con i droni cominciati nella notte tra il 23 e il 24 settembre e poi ripetuti anche nei giorni successivi,quindi bombe con gas urticanti, flash bang per accecare l’equipaggio, piccoli ordigni esplosivi piovuti dal cielo in acqua. Per non parlare di quanto avvenuto dopo il primo ottobre, quando l’esercito israeliano è intervenuto, ha sequestrato le imbarcazioni e rapito le persone a bordo per portarle a terra e sottoporle a violenze fisiche e psichiche: dalle ore passate sotto al sole seduti sull’asfalto bollente alle percosse, dall’assenza di acqua potabile alla deprivazione del sonno, dai gesti di minaccia e di scherno, ai pugni, le ginocchiate, gli schiaffi per svegliare chi riusciva ad addormentarsi nelle celle minuscole e prive di letti dove erano stati sistemati gli attivisti. “L’hanno trascinata per il collo e buttata per terra – ha raccontato un testimone riferendosi a quanto accaduto a un’altra prigioniera non italiana - le hanno sputato addosso, le hanno messo la bandiera israeliana e le hanno chiesto di cantare 'free Israel, free Israel'. E ridevano”. L’assistenza medica non c'era, alle donne “non sono stati dati assorbenti”. Inutile poi chiedere aiuto, nessuno aveva la minima intenzione di prestare ascolto. Gli arabi, si legge in un altro dei verbali, “venivano bendati e ammanettati. Urlavano e soffrivano. Ad un ragazzo tunisino hanno rotto il braccio davanti a me e lui ha iniziato a gridare molto forte. A volte i soldati dell’Idf arrivavano a volto coperto, con i cani al guinzaglio e i mitra spianati”. “Ci hanno trasportati bendati dentro furgoni blindati dove la temperatura passava da caldissima a gelida e poi di nuovo caldissima”. “La luce era sempre accesa, abbagliante, per non farci dormire. Anche quando prendevamo sonno, venivano apposta a svegliarci”. “Alcuni di noi sono stati picchiati a manganellate mentre erano in ginocchio, bendati”.
Il prossimo passo della Procura di Roma sarà complesso, soprattutto ora che il governo italiano ha deciso di sospendere il rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare con Israele. I magistrati chiederanno chiarimenti ufficiali sull’operato delle forze di sicurezza e sull’identità dei responsabili delle violenze denunciate con l’invio di una rogatoria internazionale a Israele. Appare improbabile che da Tel Aviv si diranno disposti a offrire il loro aiuto, questo perché in passato già hanno rifiutato di farlo per le richieste arrivate da Spagna e Turchia.
Israele ha ratificato la Convenzione Onu contro la tortura, ma Netanyahu ha considerato la missione umanitaria una sorta di “atto ostile”, oltre a non riconoscere le acque territoriali palestinesi. Insomma al momento appare difficile una collaborazione fattiva. Inoltre le pratiche per le rogatorie, su richiesta della procura, devono essere svolte per lo più dal ministero della Giustizia, che ha ampio potere discrezionale.
La questione politica di fondo è quindi capire cosa farà il governo Meloni in proposito, andrà fino in fondo o lascerà cadere tutto nel nulla per non irritare l'alleato nazisionista israeliano?
Noi auspichiamo che sia fatta giustizia fino in fondo e continuiamo a chiedere la rottura delle relazioni tra il nostro Paese e Israele, sostenendo convintamente la Resistenza palestinese e ora anche libanese che si oppongono al disegno biblico e nazista del ''Grande Israele''. L'entità statale sionista va distrutta, cominciando con la sua espulsione dall'Onu, per la Palestina libera dal fiume al mare.
Intanto salutiamo con gioia la partenza di una nuova Global Sumud Flotilla il 15 aprile dal porto di Barcellona, dal quale sono partite 39 imbarcazioni, destinate ad infoltirsi lungo le tappe nei porti siciliani, in Grecia e Turchia per arrivare fino a 70, con un migliaio di partecipanti di una settantina di paesi.
Da Siracusa è previsto che il viaggio continuerà il giorno 24. Invitiamo i Pro-Pal italiani a non mollare la Piazza e le proteste contro le criminali guerre volute dai sionisti e sostenute dai loro alleati, tra i quali l'Italia della ducessa Meloni, il cui governo va buttato giù da sinistra e dalla Piazza prima che possa realizzare il suo disegno di completamento del regime capitalista neofascista, in alleanza con Israele e quindi con l'imperialismo dell'Ovest (Usa, Ue, Nato), senza dare tregua all'altrettanto infame e micidiale imperialismo dell'Est (Russia, Cina).
22 aprile 2026