Meloni sospende (non annulla) l'accordo di difesa militare con Israele
Mussolini in gonnella si riposiziona tatticamente in politica estera per non perdere consensi elettorali
 
Mentre era alla fiera dell'imprenditoria vitivinicola di Verona, Giorgia Meloni ha annunciato di non aver rinnovato il memorandum di cooperazione con Israele. “In considerazione della situazione attuale – ha detto la Mussolini in gonnella - il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele”. Il giorno successivo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto al proprio omologo israeliano Katz, annunciando la decisione di sospenderlo. Il trattato adesso rimarrà in vigore per altri sei mesi in cui si dovranno “concludere le iniziative in corso” poi, sulla carta e se non ci saranno ripensamenti, sarà di fatto congelato fino al nuovo sblocco che potrà avvenire su semplice richiesta di riattivazione da parte del Governo, senza particolari affanni.

Cosa prevede l'accordo
L'accordo in questione fu firmato a Parigi il 16 giugno 2003 dagli allora ministri della Difesa Antonio Martino e Shaul Mofaz. Dall’8 giugno 2005, data di entrata in vigore dopo la ratifica del Parlamento, l'accordo è stato automaticamente rinnovato ogni 5 anni. Il trattato, composto da 11 articoli, ha di fatto costituito una cornice per la cooperazione nel settore della difesa, nello scambio di materiali militari, di intelligence, e di ricerca tecnologica tra l’Esercito Italiano e le Forze di Difesa Israeliane (Idf).
Più nel particolare, sono molteplici gli ambiti interessati dall'accordo: l'approvvigionamento di materiali d'armamento, la formazione e l'addestramento del personale militare dagli scambi “formativi” fino alle esercitazioni militari, la ricerca industriale ed informatica congiunta ed altro ancora in termini di royalties e di licenze d'esportazione.
Lo stesso accordo è da tempo al centro dell'attenzione di un gruppo di giuristi che ne chiede l’interruzione definitiva per motivi “strutturali”, che vanno cioè bel al di là dell’assedio di Gaza e dell'attuale aggressività del boia sionista Netanyahu, che sarebbero a nostro avviso di per sé più che sufficienti per rompere qualsiasi rapporto con Israele sionista. Il memorandum infatti è rimasto in vigore per tutti questi anni senza che la popolazione italiana potesse conoscerne l'effettiva applicazione, né gli "scenari reali di impiego"; in poche parole nessuno sa con precisione cosa sia stato condiviso, prodotto o trasferito in base a quell'accordo, e neppure se la sua applicazione è avvenuta sul territorio italiano, su quello israeliano o addirittura su quello palestinese occupato.
Tutto ciò, dicono i giuristi, in palese violazione anche dell'art.21 della Costituzione borghese sul diritto all'informazione e dell'art.1 della legge 85 del 1990 sulla cooperazione militare.

Un riposizionamento tattico per drenare l'emorragia di consensi
La decisione del Governo non ha a che fare con l’occupazione dei territori palestinesi né col genocidio a Gaza, poiché la complicità morale e pratica di Meloni e camerati con i sionisti di Tel Aviv è rimasta intatta. Secondo fonti vicine al ministero sarebbe invece maturata nelle ultime settimane, in particolare dopo l'attacco USA e Israele all'Iran ed i continui bombardamenti al Libano nonostante la tregua raggiunta. Nella realtà però la sedicente “opposizione” alla guerra imperialista e di sterminio perpetrata congiuntamente da Netanyahu e dall'amico di Meloni, Donald Trump, non c'entra nulla; la sospensione infatti è maturata soprattutto a seguito di pressioni ricevute da Meloni durante il suo ultimo viaggio nel Golfo da parte degli stati petroliferi partner di Roma, che sono stati danneggiati dai missili iraniani in risposta all'attacco USA-Israele, e colpiti commercialmente dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Inoltre Meloni ha il mandato da parte della ricca borghesia commerciale italiana in cerca di profitti, di svolgere un ruolo di primo piano nella cosiddetta Via del Cotone che dovrebbe collegare l’India con l’Unione europea. La “via” è attualmente in fase di realizzazione, ma per Meloni è sorta la necessità di smorzare, quantomeno a parole, toni e ferrei posizionamenti che al momento non sono più di tanto utili per gli interessi che rappresenta.
Oltre alle questioni internazionali, anche sul fronte interno Meloni corre ai ripari dopo la bruciante sconfitta referendaria che ha allarmato il governo neofascista sul calo dei consensi. È chiaro che anche la complicità e l'appoggio pieno e diretto a Trump e a Israele sionista nelle loro scorribande terroristiche in mezzo mondo, a partire dalla Palestina, stanno facendo venir meno a Meloni i voti di parte di quell'elettorato della destra più moderata o “centrista”.
D’altronde, oltre alle dichiarazioni di Meloni su Trump sulla questione vaticana, ne è prova anche il fatto che appena pochi mesi fa, nel luglio scorso, la maggioranza aveva bocciato una mozione delle opposizioni che chiedeva lo stralcio dello stesso accordo di collaborazione con Israele, per giunta nello stesso giorno nel quale l'esercito nazisionista aveva bombardato la parrocchia cattolica di Gaza.
In quella fase, nella quale Meloni con boria fascista si sentiva onnipotente, il testo fu liquidato in quattro e quattr'otto, senza dargli alcun peso. Senza la sconfitta referendaria insomma, meloni e Crosetto oggi non avrebbero mosso un dito.

Roma conferma l'appoggio ad Israele nell'asse con l'UE
La decisione di Roma di sospendere l'accordo è stata recepita da Tel Aviv senza particolari difficoltà. “Non influirà sulla nostra sicurezza, ha commentato il ministero degli Esteri israeliano al portale Ynet. Abbiamo un memorandum d’intesa risalente a molti anni fa che non ha mai contenuto nessun elemento sostanziale”.
Ecco dunque che la tranquillità sionista fa apparire la sospensione una mossa mediatica tutto fumo e niente arrosto, e l'atteggiamento opportunista di Meloni è confermato anche dal fatto che, come hanno fatto sapere dalla Farnesina, l'Italia si è dichiarata non disponibile a far pressioni affinchè venga rivisto l’accordo ben più sostanzioso, tra Ue e Israele, che sancisce il grosso della cooperazione economica, commerciale, militare e politica tra i due, confermandolo in pieno, naturalmente per quanto la riguarda. Non a caso è proprio nel quadro UE che fin dal 2021 Israele ha aderito a “Horizon Europe”, il programma di finanziamento alla ricerca del quale hanno beneficiato per 1,11 miliardi 921 enti israeliani, 231 dei quali strettamente legati all’esercito.

Rompere le relazioni con il governo sionista di Tel Aviv
Nonostante l'inconsistenza e la parzialità del provvedimento che tutti sanno essere tale, l'annuncio di Meloni è bastato a generare una serie di commenti trionfalistici da parte dei partiti d'opposizione parlamentare.
"Ci voleva così tanto?", è la reazione della segretaria del Pd, Elly Schlein. "La presidente del Consiglio annuncia la sospensione del rinnovo automatico dell'accordo di difesa con Israele. Lo chiedevamo da tempo insieme ad altre forze progressiste perché la dignità di questo Paese si misura anche sul rispetto del diritto internazionale". Soddisfatto anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte che nel palese tentativo di mettere il cappello alla battaglia referendaria, tuona: "Il voto e la partecipazione contano come macigni. Dove non erano bastati 2 anni e mezzo di genocidio e guerre illegali è arrivato il vostro voto, il voto di 15 milioni di persone che hanno detto no alle politiche del governo".
Insomma, PD, 5 Stelle e anche AVS cavalcano l'onda, popolare e antifascista, che ha costretto Meloni a rivedere il suo posizionamento nei confronti di Israele, e contano di poter andare presto all'incasso in termini di voti. Tutto l'orizzonte di questi miopi politicanti della “sinistra” borghese e neoliberista rimane il rispetto delle regole del regime neofascista ed il fattivo perdurare del capitalismo nel quale sguazzano con i loro svariati interessi come pesci nell'acqua e che vogliono governare. In una parola, preparare il terreno che possa farli vincere alle elezioni politiche del 2027. Il fatto che ciò voglia dire concedere altri mesi di tempo al governo più a destra della storia della Repubblica nei quali, data la maggioranza parlamentare, potrebbe blindarsi al potere, non sembra elemento di riflessione e di discussione.
Un rischio non da poco, che Schlein e compagnia corrono senza batter ciglio proprio perché non sono minimamente interessato a cacciare una volta per tutte un governo illegittimo, pericoloso, antidemocratico e neofascista come quello di Meloni. Anche perché, se così non fosse, cosa aspettano a mobilitarsi e a scendere in piazza per abbatterlo immediatamente proprio ora che il suo nero tempio di cristallo scricchiola sonoramente?

22 aprile 2026