Milano
La polizia carica il corteo antifascista contro l'adunanza patrioti d’Europa guidati da Salvini
Meloni schiera le ”forze dell'ordine” a difesa dei meno di duemila xenofobi antimmigrati
Redazione di Milano
Il 18 aprile a Milano i “Patrioti d’Europa” - gruppo del parlamento europeo dei partiti xenofobi, neofascisti, “sovranisti” e filoputiniani di cui fa parte la Lega - hanno organizzato un corteo e un'adunata in Piazza Duomo all'insegna del motto antimmigrati “Senza paura: in Europa padroni a casa nostra”. Il fascioleghista Salvini ha invitato a intervenire sul palco i suoi camerati europei, come Jordan Bardella di Rassemblement National di Marine Le Pen, il premier reazionario “populista” e antimmigrati di ANO 2011 della Repubblica Ceca, Andrej Babiš, che è intervenuto con un videomessaggio, Geert Wilders del Partito delle Libertà olandese, e persino il dittatore uscente d'Ungheria Viktor Orban che ha preferito restare a Budapest dopo aver perso le elezioni che hanno visto la vittoria del suo rivale, sempre neofascista ma europeista e suo ex camerata nel partito Fidesz, Pèter Magyar.
Il comizio di Salvini e dei suoi camerati “d’Europa”, conferma il consolidarsi di una corrente reazionaria europea che, sotto la bandiera del “sovranismo”, maschera la difesa degli interessi del capitale e delle frazioni più aggressive della borghesia imperialista europea. Gli interventi di figure come Bardella e Babiš hanno rilanciato la retorica xenofoba e securitaria, funzionale a dividere la classe operaia e a deviare il malcontento sociale dalle cause strutturali dell'attuale crisi capitalistica.
In questa prospettiva, anche le posizioni di Geert Wilders e il riferimento politico a Viktor Orbán si inseriscono in un quadro di crescente normalizzazione delle destre neofasciste in Europa, spesso presentate dai media borghesi come “nuova politica” ma sostanzialmente orientate alla compressione, fino alla soppressione, dei diritti democratico-borghesi e sociali. Tali forze rappresentano una ristrutturazione della dittatura della borghesia in senso neofascista, che colpisce in primo luogo immigrati e lavoratori, mentre rafforza il potere del grande capitale nazionale e internazionale.
La marcia dei “Patrioti d’Europa” è partita da Via Palestro per finire in piazza Duomo, non a caso lo stesso percorso di ogni 25 Aprile, nella città Medaglia d’oro della Resistenza. Un vero e proprio affronto alla Milano antifascista. Nonostante la (tardiva) richiesta di ANPI, CGIL, ARCI, LIBERA al Comune e alla Prefettura di impedire la manifestazione, la giunta Sala ha risposto negativamente (e il PD ha virato su un evento di contestazione al Teatro B. Munari a partire dalle 9:30).
Ma la sfida lanciata da Salvini è stata miseramente persa: all'adunata del capitano fascioleghista hanno risposto meno di 2mila camerati, nonostante l'intensa, dispendiosa e becera campagna mediatica esplicitamente xenofoba, islamofobica e razzista organizzata dalla europarlamentare e vicesegretaria federale della Lega, Silvia Sardone.
Dalle 14, una vasta mobilitazione antifascista e antirazzista ha animato Milano: la misera adunata di piazza Duomo è stata progressivamente accerchiata da diversi presidi che sono confluiti in un unico, imponente corteo di 30mila partecipanti. La manifestazione è avanzata fino a sfiorare la “zona rossa” blindata da un ingente schieramento di polizia in tenuta antisommossa affinché la contestazione non giungesse in Duomo. Appena in via Borgogna i manifestanti hanno provato ad avvicinarsi alla zona rossa blindata dalle forze di polizia sono immediatamente stati aggrediti e respinti da un muro d’acqua sparato sulle prime file dagli idranti. Alla sacrosanta reazione degli antifascisti sono seguiti il lancio di fumogeni e cariche poliziesche per impedire che la contestazione di massa potesse in qualche modo farsi sentire in piazza Duomo.
Quattro sono stati i punti di ritrovo principali: piazza Santo Stefano, dedicata alle famiglie con bambini migranti e italiane; piazza Argentina, dove si sono concentrati i gruppi palestinesi guidati dall'API; piazza Lima, punto di riferimento per il centro sociale Cantiere, associazioni, CGIL e ANPI, presenti in via informale e senza simboli visibili; e infine piazza Tricolore, dove si sono radunati i centri sociali Zam e Lambretta insieme alla rete Antifa. A questi si è aggiunto un flusso continuo e partecipato di manifestanti.
Il corteo ha raggiunto l’area di Piazza San Babila nel tentativo di avvicinarsi il più possibile a piazza Duomo, impedito da un massiccio uso di lacrimogeni e idranti da parte delle “forze dell'ordine” predisposti dal ministro di polizia Piantedosi, evidentemente col beneplacito di Mussolini in gonnella.
Arrivati in piazza Oberdan, gli attivisti del C.S. Cantiere hanno appeso uno striscione davanti alla vecchia redazione del quotidiano fascista e razzista Libero
: “Milano è migrante e partigiana”. Frase che dà il senso della giornata e che rilancia la prossima piazza, quella del 25 Aprile. Dagli interventi ai microfoni si comprende lo spirito del corteo: “Con la remigrazione Milano non esisterebbe”, afferma una madre migrante scesa in piazza con sua figlia. Un attivista del Comitato San Siro spiega come la remigrazione salviniana punti innanzitutto alla “espulsione di quegli immigrati che non riescono ad arrivare alla fine del mese” istigando contro di loro gli italiani che sono nella stessa situazione di crescente indigenza.
Ci sono quelli del NAGA e della Rete “Mai Più Lager-NO CPR” che con gli immigrati hanno a che fare tutti i giorni. “Dentro ai centri di detenzione la situazione è sempre peggio - denuncia un loro rappresentante - e i decreti del governo che vogliono vietare l’uso del cellulare dentro alle strutture peggioreranno ancora di più la situazione”. Mentre i fascioleghisti parlano di remigrazione, “il CPR milanese di via Corelli è diventato un manicomio dove vengono scaricate persone migranti con problemi di salute mentale”.
Da un edificio ancora in costruzione, un gruppo di operai di origine egiziana ha salutato il passaggio del corteo con applausi; alla vista delle bandiere palestinesi, hanno alzato le dita nel segno della vittoria. A partire dalle mobilitazioni per la Flotilla dello scorso anno, i cortei milanesi hanno visto ridefinirsi la propria composizione: una parte, conosciutasi in quelle giornate trascorse tra piazze e iniziative per Gaza e contro la barbarie nazisionista, ha continuato a ritrovarsi, partecipando anche a manifestazioni non direttamente legate alla questione palestinese.
“Oggi piazza Duomo è attraversata da una forma di violenza legata ai messaggi che vengono diffusi ha dichiarato una giovane intervenuta sul palco mobile dell'API - non possiamo accettare la normalizzazione di idee che alimentano soltanto odio e risentimento nella società”.
Nel concludersi in Piazza Santo Stefano, la manifestazione ha lasciato il suo messaggio finale espresso dall'intervento dal rappresentante del comitato organizzatore: “ancora una volta abbiamo saputo dimostrare una risposta compatta e determinata a chi cerca di appioppare valori che con questa città non c’entrano nulla. L’invito è quello di continuare ad organizzarsi”. E per l'81° Anniversario della Liberazione d'Italia dal nazifascismo, il 25 Aprile, piazza Duomo tornerà a riempirsi di antifascisti, ma lo dovrà essere non solo contro remigrazione e Salvini ma anche per buttare giù il governo neofascista Meloni prima che possa fare altri gravi danni alle masse popolari e al Paese, a cominciare da un sempre possibile intervento dell'Italia nella guerra di aggressione all'Iran nello Stretto di Hormuz.
22 aprile 2026