L’udienza conclusiva il prossimo 18 giugno
Chiesta l’assoluzione per gli ex “Bros”
L’avv. Buono: “Nessuna norma della Costituzione tutela i disoccupati”
Redazione di Napoli
Il 9 aprile si è tenuta a Napoli, presso la Terza Sezione penale della Corte di Appello, il processo di secondo grado contro le lavoratrici e i lavoratori della manutenzione stradale, assunti ormai da diversi anni presso le società partecipate della regione Campania.
Provenienti dalla grande battaglia dei disoccupati organizzati di fine anni Novanta, da sempre sostenuta dal PMLI, gli ex “Bros” hanno presidiato il Tribunale partenopeo con le tute arancioni e gialle che si evidenziavano a colpo d’occhio e che preludevano ad una partecipazione attiva presso l’aula 313 del palazzo sito in piazza Cenni. Accompagnati dall’avv. Mauro Buono, le operaie e gli operai salivano in Tribunale giungendo presso l’aula di udienza dove cominciavano le arringhe del collegio difensivo, con il turno questa volta degli avvocati Alfonso Tatarano e Marco Campora, quest’ultimo già presidente della Camera penale napoletana.
Il 12 marzo scorso, invece, aveva discusso l’avv. Buono con un'arringa molto forte, diretta e dura - che Il Bolscevico
riproduce in esclusiva in buona parte su concessione dell’avvocato e su richiesta di alcuni lavoratori in lotta -, tesa a rivendicare i giusti e sacrosanti diritti dei lavoratori in lotta, di denuncia della vergognosa incapacità delle istituzioni nazionali e locali a dare una risposta al bisogno di lavoro delle masse in lotta, fino a spingersi a criticare addirittura l’impianto stesso della Costituzione che non vede un solo articolo in aiuto ai disoccupati in particolare all’uscita dalla disoccupazione in generale. “D’altronde - sottolineava - il movimento dei disoccupati organizzati, fin dagli anni Settanta del secolo scorso, è nato con il rifiuto di incanalarsi in tre tunnel pericolosi: la criminalità organizzata, l’emigrazione forzata, la lotta armata, scegliendo la direzione ostinata ed opposta di scendere in piazza, alla luce del sole, con il volto scoperto, mettendo il dito nella piaga e sfidando l’inadempienza, l’inefficienza e l’incapacità delle istituzioni nazionali e locali sul tema lavoro-disoccupazione”. Discorso che ha ricevuto i complimenti del resto del collegio difensivo e del suo decano, l’avv. Domenico Ciruzzi, già presidente delle Camere penali e prossimo ad intervenire nell’arringa conclusiva del 18 giugno, data nella quale, dopo le repliche del procuratore generale presso la Corte di Appello, si chiuderà con sentenza il processo.
Un procedimento penale, quello che ha vergognosamente additato i lavoratori in lotta come “associati a delinquere”, che è durato addirittura tre lustri, con misure cautelari inaccettabili e con il compendio indiziario portato avanti dalla Procura di Napoli caduti sotto i colpi del collegio difensivo che ha respinto, documento su documento, testimonianza su testimonianza, le tesi antioperaie costruite da Digos, polizia giudiziaria e pubblici ministeri. Alla fine l’attuale procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, all’epoca a capo addirittura di un “pool antidisoccupati”, ha dovuto alzare bandiera bianca assieme ai pubblici ministeri Urbano Mozzillo e Raffaele Tufano chiedendo l’assoluzione per tutti i capi di imputazione già nel primo grado, ivi incluso quello relativo all’associazione a delinquere impresso nel famigerato art. 416 c.p.
Clamorosamente il Tribunale di primo grado (presidente Maurizio Conte, giudici a latere Antonia Napolitano Tafuri e Federico Somma) ribaltava le richieste assolutorie di accusa e difesa e condannava decine di ex Bros per i reati satelliti, relegando alla prescrizione la sentenza di non luogo a procedere e non accettando l’assoluzione nel merito, chiesto fortemente dal compatto collegio difensivo.
Si giunge, dunque, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 alle prime udienze di appello, con le discussioni che dovrebbero portare a naturale conclusione il processo nel merito il 18 giugno prossimo. “Faccio un appello alla Corte napoletana - ha evidenziato l’avv. Buono - affinché la stessa non cada nella trappola di essere trasformata ed utilizzata come braccio armato della politica ed utilizzare il diritto penale come prima ratio, paragonando i disoccupati a delinquenti associati. La politica ha voluto scaricare sul Tribunale prima e sulla Corte di Appello poi, l’annosa e mai risolta questione dei senzalavoro organizzati facendo diventare forzatamente una questione di ordine pubblico ciò che rappresenta in realtà una problematica di ordine politico, appartenente a quelle che prestigiosi costituzionalisti chiamano ‘le regole dello Stato sociale’”.
22 aprile 2026