A Pomigliano D’Arco (Napoli)
La giunta del neopodestà craxiano Russo concede incarichi su basi nepotistiche
Dopo le “zone rosse” e l’incapacità di impedire il licenziamento degli operai Trasnova

Redazione di Napoli
Non bastavano le precedenti, gravi vicende - vedi Il Bolscevico nn. 2 e 7/2026 -, a dimostrare la natura antipopolare della giunta del neopodestà e volpone craxiano di Pomigliano D’Arco, Lello Russo. Dopo le notizie dei tagli a tutti i servizi essenziali, ad eccezione delle tariffe per i parcheggi a pagamento e le sanzioni amministrative, dopo il licenziamento in massa degli operai Trasnova, un’altra preoccupante rivelazione colpisce le masse popolari di Pomigliano in particolare e per esteso tutto l’hinterland vesuviano.
Trattasi dell’assegnazione di incarichi tecnici, per quanto concerne lavori di ristrutturazione del parco abitativo “Partenope”, uno dei diversi quartieri residenziali nei comuni dell’allora provincia di Napoli costruito secondo i finanziamenti avuti dalla legge ex 219 post-terremoto all’indomani del terremoto del 1980, per gli sfollati e noti per il loro stato di degrado e abbandono istituzionale. Tutti incarichi che sarebbero andati a parenti stretti di consiglieri comunali espressione della maggioranza della giunta in carica, nello specifico dei fratelli di due consiglieri di maggioranza. Tutto ciò svelato da una denuncia delle uniche due liste civiche di opposizione, Per Pomigliano e Rinascita Pomigliano, in un comunicato congiunto, che si sono ben guardate dal fare i nomi e cognomi dei consiglieri di maggioranza e dei favoriti in questione.
Si tratta di uno “schema” già visto e ripetutosi nel comune metropolitano partenopeo, come testimoniano le diverse e storiche inchieste della Procura di Nola in merito a presunte irregolarità negli appalti edilizi durante i precedenti mandati di Russo.
Da questa vicenda, unita alla conferma di fatto dei licenziamenti degli operai in subappalto di Trasnova e alla continuazione dei tagli di tutti i servizi al solo scopo di fare cassa, non si può che concludere che l’unico modo per le masse popolari di Pomigliano e di tutti i piccoli comuni dell’area vesuviana per impedire che le loro cittadine diventino dei “dormitori” o dei semi-deserti è di abbandonare definitivamente a sé stesse le istituzioni borghesi, ormai marce e corrotte, e formare le Assemblee popolari e i Comitati popolari basati sulla democrazia diretta e a cui possono partecipare tutti a partire dai 16 anni di età indipendentemente dalla religione, cultura, etnia e provenienza, affinché le rivendicazioni possano trovare una vera ed effettiva applicazione.

22 aprile 2026