Altre decine di morti e centinaia di feriti civili in tutta l’Ucraina per i bombardamenti russi
Zelensky: “Dobbiamo rispondere agli attacchi russi, e non lasceremo in pace su questa terra questi bastardi che hanno ucciso il nostro popolo. Abbiamo tutto il diritto di farlo. È assolutamente giusto rispondere agli assassini nel modo che meritano”
La Resistenza di Kiev colpisce al cuore le raffinerie di petrolio russe
È stato considerato uno dei più letali attacchi di quest’anno quello inflitto il 16 aprile dalla Russia all’Ucraina. Settecento fra missili e droni, secondo quanto riferito dalle autorità locali, hanno distrutto case e incendiato edifici nelle principali città del Paese compresa la capitale Kiev, provocando la morte di almeno 19 persone, tra i quali un bambino di 12 anni e il ferimento di oltre 100. La violenza dei raid degli aggressori nazizaristi ha causato il lancio di detriti in almeno altre 25 località. In totale sono stati lanciati 29 missili balistici, 25 missili da crociera e 659 droni, quasi tutti, come sempre, nel cuore delle città e contro edifici civili. Nonostante la tecnica della doppia ondata, per cercare di colpire anche i soccorritori, la strage sì è parzialmente evitata solo grazie alle difese aeree ucraine. Quelle difese che in molti, anche nel nostro Paese, a partire dalla Lega di Salvini e dal M5S di Conte non dovrebbero essere più finanziate dall’Europa e dal resto del mondo solidale con Kiev. ''Ecco un'altra notte che dimostra che la Russia non merita alcun allentamento della politica globale né la revoca delle sanzioni”, il commento a caldo del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dopo gli ultimi raid . “La Russia punta sulla guerra, e questa deve essere la risposta: bisogna proteggere le vite umane con tutte le forze e fare pressione per la pace con altrettanta determinazione”, ha aggiunto il leader di Kiev, che negli ultimi giorni è stato protagonista di una nuova tornata di incontri in Europa per sollecitare aiuti al suo Paese: “Sono grato a tutti nel mondo che lavorano con noi in questa direzione e che aiutano l'Ucraina in modo tempestivo – ha dichiarato''.
Altra morte e distruzione si erano registrate nei giorni precedenti. Il 14 aprile un raid aereo russo ha ucciso quattro persone e ne ha ferite altre 25 nella città di Dnipro, nell'Ucraina orientale. Mentre il 12 aprile un attacco con munizioni a grappolo sulla città di Sumy ha ucciso 34 persone, molte delle quali si stavano recando a funzioni religiose. Il presidente ucraino Zelensky ha promesso vendetta alla Russia per l'attacco a Sumy: "Dobbiamo rispondere agli attacchi russi, e non lasceremo in pace su questa terra questi bastardi che hanno ucciso il nostro popolo. Abbiamo tutto il diritto di farlo. È assolutamente giusto rispondere agli assassini nel modo che meritano".
Nella tragica spirale della criminale aggressione della Russia all’Ucraina sono finiti i bambini: almeno 3.452 quelli rimasti uccisi o feriti dal febbraio 2022, ma il numero reale è probabilmente più alto perché il dato comprende solo i casi verificati dalle Nazioni Unite. A denunciarlo l'Unicef, secondo cui nel solo marzo 2026 si sono registrate 89 vittime tra i minori, in aumento del 65 per cento rispetto a febbraio. L'organizzazione segnala anche gravi danni a scuole, strutture sanitarie, reti elettriche e sistemi idrici e fognari. Un contesto nel quale l’agenzia rinnova l'appello al rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.
Dal punto di vista diplomatico ferme le trattative per l’assenza dei mediatori americani tutti impegnati nella disputa con l’Iran sullo stretto di Hormuz. Il 17 aprile il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiga, ha dichiarato che il suo Paese non accetterà la richiesta della Russia di ritirare le truppe ucraine dal Donbass, perché si tratta di un ultimatum irrealizzabile, e ha sottolineato che Kiev non accetterà alcuna iniziativa a scapito dell'integrità territoriale e della sovranità. Il ministro ha parlato al Forum diplomatico di Antalya. Secondo Sybiga, l'Ucraina è pronta per un cessate il fuoco incondizionato con un ulteriore monitoraggio e ha un piano corrispondente, ma allo stesso tempo ha sottolineato che alcuni punti delicati restano irrisolti. "Abbiamo un piano in 20 punti. Sì, mancano ancora alcuni punti, punti più delicati su cui non si è raggiunto un accordo". Ma, ha chiarito, è "impossibile" che "l'Ucraina possa accettare questa richiesta o ultimatum di ritirare le nostre truppe dal Donbass". Sybiha ha inoltre osservato che la Russia esige che l'Ucraina riconosca la sua giurisdizione sui territori occupati, il che implica l'uso della valuta e dei simboli russi: "L'Ucraina non accetterà mai alcuna iniziativa a scapito della nostra integrità territoriale e della nostra sovranità. Questo è il nostro approccio", ha sottolineato.
Il 15 aprile il presidente ucraino Zelensky è arrivato in Italia, ringraziandola “per il suo sostegno politico, militare e diplomatico fin dall'inizio dell'invasione su vasta scala della Russia". "Per noi non è sufficiente che la guerra finisca. Certo, questa è una priorità. È molto importante che anche la Russia paghi per tutto, per tutto ciò che ha fatto contro il popolo ucraino. Per noi la questione della giustizia è una delle priorità", ha ribadito Zelensky, incontrando al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella . "Grazie Italia per il vostro sostegno costante all'Ucraina, agli ucraini e voglio ringraziarvi in particolare per il vostro rispetto verso il nostro Stato, verso la nostra indipendenza, la nostra integrità territoriale, verso il nostro popolo soprattutto. E il rispetto è molto importante, quanto la sicurezza" ha aggiunto il presidente ucraino nel punto stampa a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni .
Di pari passo proseguono i colpi inflitti dalla Resistenza ucraina alla Russia. Il 20 aprile secondo quanto riportato dal “The Kyiv Independent”, droni ucraini hanno colpito la raffineria di petrolio di Tuapse, nel Territorio di Krasnodar, nella Russia meridionale, durante un attacco notturno. Canali mediatici russi su Telegram, citando testimonianze di residenti, hanno riportato esplosioni nella zona del porto. Sono state viste grandi fiammate provenire dall'area e si è parlato di almeno due serbatoi di stoccaggio in fiamme presso la raffineria. Il governatore del Territorio di Krasnodar, Veniamin Kondratyev, ha confermato l'attacco al porto di Tuapse, senza specificare l'obiettivo colpito. Kondratyev ha inoltre affermato che una persona è rimasta uccisa e un'altra ferita nell'attacco. Due giorni prima la raffineria di Syzran, una delle più grandi della rete del colosso petrolifero russo Rosneft, è andata in fiamme in seguito a un attacco attribuito a un drone ucraino. Lo ha riferito Andriy Kovalenko, funzionario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa di Kiev, a “Ukrinform”. La raffineria di Syzran è uno dei principali impianti per la trasformazione di idrocarburi della regione del Volga. I media di Kiev ha riportato che nella stessa notte l'Ucraina ha "continuato la sua offensiva" contro le infrastrutture petrolifere russe colpendo diversi obiettivi nella Crimea occupata e nella regione russa di Samara.
Quel petrolio che gli USA e altri Paesi sono tornati ad acquistare nonostante divieti e sanzioni. “Ogni dollaro speso per il petrolio russo è denaro per la guerra", ha scritto su X il presidente dell'Ucraina Zelensky. "Il continuo allentamento delle sanzioni contro la Russia non rispecchia la reale situazione bellica né quella diplomatica – ha aggiunto - e alimenta l'illusione della leadership russa di poter continuare la guerra… Più di 110 petroliere della flotta ombra di Mosca sono attualmente in mare. A bordo ci sono oltre 12 milioni di tonnellate di petrolio russo che, grazie all'allentamento delle sanzioni, possono essere nuovamente vendute senza conseguenze. Si tratta di 10 miliardi di dollari, una risorsa che viene convertita direttamente in nuovi attacchi contro l'Ucraina… Ecco perché è fondamentale fermare le petroliere russe, impedendo loro di consegnare petrolio ai porti”.
Intanto il 17 aprile il nuovo zar del Cremlino e criminale di guerra Putin ha riunito governo e Banca Centrale per chiedere spiegazioni sul pessimo stato dell’economia. Nei primi due mesi dell’anno il PIL si è contratto dell’1,8%, un vero e proprio tonfo rispetto al +1,6% previsto dalla Banca Centrale. Il Ministero dell’Economia ha provato ad attribuire il calo al calendario, che offre 3 giorni lavorativi in meno, compensati i quali si arriva addirittura ad un +0,3% a febbraio. L’aumento delle tasse e del costo generale dei servizi sta erodendo di molto i fatturati delle aziende, con il risultato che sono in calo anche gli investimenti domestici (-2,3% nel 2025 e decresceranno ancora nell’anno in corso), visto che sanzioni ed espropriazioni forzate di asset stranieri hanno dato un colpo mortale a quelli esteri. A risentirne sono il settore delle costruzioni (-16% a gennaio e 14% a febbraio) e in generale l’economia civile. Il rallentamento sta mettendo sotto pressione anche le finanze pubbliche. Nel primo trimestre, le entrate derivanti dal petrolio e dal gas sono diminuite del 45% rispetto all'anno precedente, mentre le entrate non petrolifere sono aumentate solo del 7%, nonostante gli incrementi dell'IVA e delle accise. La spesa pubblica, nel frattempo, è balzata del 17%, con la conseguenza che il deficit di bilancio ha raggiunto i 4.580 miliardi di rubli (60,5 miliardi di dollari), superando già l'obiettivo per l'intero anno.
Il rialzo dei prezzi del greggio, legato alla crisi iraniana è finora stato in buona parte vanificato dagli attacchi ucraini sempre più efficaci su porti, raffinerie, depositi, oleodotti e navi della flotta ombra. Inoltre, anche qualora la bolla si protraesse nel tempo, da sola non basterebbe a risollevare la crisi di bilancio né a risolvere i problemi strutturali di un’economia ormai in un vicolo cieco, perché consumata dalla guerra, ma che nel breve periodo riesce a non crollare solo grazie alla spesa pubblica nel settore bellico.
22 aprile 2026