Mattarella firma il decreto sicurezza fascistissimo
Le opposizioni cantano Bella Ciao e, contraddittoriamente, l'inno di Mameli nazionalista e guerrafondaio assieme al governo. Sdraiati sulla Costituzione borghese e anticomunista non hanno nemmeno il coraggio di denunciare la natura neofascista del governo di Mussolini in gonnella

Il decreto sicurezza fascistissimo del governo neofascista Meloni, che istituisce il fermo di polizia “preventivo” in occasione di manifestazioni, le supermulte per manifestazioni e cortei non autorizzati e lo scudo penale per gli agenti accusati di abusi, violenze e omicidi, è stato approvato definitivamente col voto di fiducia alle 12,20 del 24 aprile, a poche ore dalla scadenza dei 60 giorni per la sua conversione in legge e dalla celebrazione della Liberazione dal nazi-fascismo.
Uno spregio alla Resistenza e un altro giro di vite repressivo e poliziesco al regime capitalista neofascista, di cui si vedono già gli effetti con il moltiplicarsi delle denunce e dei procedimenti penali a carico di attivisti e manifestanti Pro-Pal, dei centri sociali e perfino sindacalisti, nonché con le recenti perquisizioni nel quadro di un'inchiesta per “sospetto terrorismo” nelle sedi di Firenze e Napoli del partito dei CARC. Inchiesta in cui si sta ora tentando di tirare dentro anche il PMLI, che ha espresso solidarietà ai CARC, attraverso l'articolo de "Il Giornale" online diretto da Tommaso Cerno e scritto da Francesco Giubilei titolato “'Buttare giù il governo Meloni': il documento choc dei marxisti-leninisti per il 25 aprile”.
Questo è almeno il quinto decreto sicurezza del governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella, dopo il decreto d'esordio fascista contro i Rave giovanili, il decreto Cutro contro i migranti e le navi delle ong, il decreto Caivano che ha criminalizzato il disagio giovanile e ha riempito i carceri minorili, e il precedente decreto sicurezza del 2025, con il carcere per i blocchi stradali e ferroviari e i picchetti operai, l'aumento spropositato delle pene per chi viene arrestato nelle manifestazioni e per altri “reati” di disubbidienza politica, i Daspo, le madri Rom in carcere con i bambini, i nuovi reati di rivolta, anche passiva, nelle carceri e nei Cpr per migranti, e numerose altre misure repressive e fasciste.

L'obiettivo è desertificare le piazze
Quest'ultimo decreto fascistissimo era stato varato in fretta e furia dal governo dopo gli scontri di piazza del 31 gennaio a Torino, durante la manifestazione nazionale di solidarietà col centro sociale Askatasuna, criminalizzando, con l'aiuto dei media di regime e la stolta acquiescenza dell'opposizione di cartone, i manifestanti che avevano legittimamente reagito all'aggressione in stile militare delle forze di Piantedosi. Il decreto è infatti studiato specificamente per, da una parte, scoraggiare, limitare, impedire e reprimere le manifestazioni e punire con multe salatissime e pene aumentate i manifestanti; e dall'altra, per offrire uno “scudo” penale agli agenti autori di abusi e violenze, omicidio compreso, contro i manifestanti stessi, o i migranti, i detenuti, ecc.
Ciò viene realizzato attraverso misure di puro stampo fascista come il “fermo preventivo”, ovvero il famigerato fermo di polizia fino a 12 ore in questura, senza obbligo di redigere verbale e con solo una semplice informativa al magistrato, che può essere effettuato “in occasione di manifestazioni” su chiunque possa essere sospettato di recare “un concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”. Un esempio di questo provvedimento, riesumato direttamente dal ventennio fascista, si è avuto con il fermo di una trentina di anarchici che il 29 marzo volevano effettuare a Roma una commemorazione per una loro compagna e un loro compagno morti nell'esplosione di una bomba.
Un'altra misura che va nella stessa direzione è l'aver decuplicato le multe per le manifestazioni non autorizzate e le deviazioni dai percorsi autorizzati dalla questura, con sanzioni che ora possono variare da 1.000 a ben 12.000 euro, col chiaro intento di scoraggiare preventivamente o punire successivamente ogni forma di protesta spontanea nelle piazze, nelle scuole, nelle università, davanti alle fabbriche e ai luoghi di lavoro. I suoi micidiali effetti si sono già fatti sentire, come dimostrano i casi delle multe pesantissime agli antifascisti che manifestavano contro l'apertura di una sede di Futuro Nazionale a Firenze, e alle militanti del Partito dei CARC, sempre a Firenze, per aver esposto uno striscione vicino alla sede di FdI.
Si tratta di due norme liberticide che hanno entrambe l'evidente scopo di desertificare le piazze dal dissenso e dalle lotte delle masse che si stanno intensificando, a cui si aggiunge l'incentivo alla repressione violenta delle stesse con lo scudo penale per gli agenti delle “forze dell'ordine”, che non potranno più essere iscritti dai pm nel registro degli indagati come tutti gli altri cittadini, se commettono reati durante il servizio, ma godranno di un registro speciale legalmente “supergarantito”, qualora siano commessi “quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione”: definizione abbastanza vaga da poter essere invocata in ogni circostanza.
Come se non bastasse, durante la prima lettura in Senato, il decreto fascistissimo è stato “arricchito” di altre misure liberticide e fasciste, tra cui una limitazione ulteriore dell’applicazione della riduzione per lieve entità della detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, qualora l’attività non sia occasionale: misura che ha suscitato le proteste delle ong come Antigone, per il rischio di aumentare il sovraffollamento delle carceri, che hanno già il 34% di detenuti tossicodipendenti. È poi stato esteso anche il Daspo per partecipare alle manifestazioni, per far scattare il quale basterà anche la semplice resistenza a pubblico ufficiale. Inoltre è stato approvato un altro grave emendamento del governo che autorizza l'infiltrazione di agenti sotto copertura tra i carcerati, col rischio che possano istigare anche rivolte pilotate per aumentare la repressione e le punizioni ai detenuti.

Il vergognoso soccorso di Mattarella al governo
A dare un aiuto decisivo al governo neofascista è stato Mattarella, non solo perché ha firmato a suo tempo il decreto, pur non sussistendo reali esigenze di “necessità e urgenza”, se non quelle inventate di sana pianta dalla propaganda del governo e dei media di regime; e, anzi, dopo avervi apportato alcune correzioni (per esempio sullo scudo penale) per renderlo meno esposto alle accuse di incostituzionalità, collaborando quindi attivamente alla sua stesura. Ma anche per aver coperto e avallato adesso un obbrobrio anticostituzionale che, senza il suo intervento, avrebbe potuto causare la decadenza dell'intero decreto.
Bisogna infatti sapere che tra gli emendamenti inseriti dal governo in Senato ce n'era anche uno, particolarmente sporco e razzista (articolo 30 bis), che stabiliva un premio di 650 euro ad ogni avvocato che riuscisse a convincere un richiedente asilo ad accettare il “rimpatrio volontario”, da corrispondere “all'esito della partenza dello straniero”: una misura mirante ad aumentare i rimpatri con l'aiuto proprio di chi dovrebbe invece difendere gli interessi dello straniero. Un “provvedimento di buon senso”, insisteva invece la neofascista Meloni, sollevando l'indignazione degli stessi avvocati e della magistratura che ne chiedevano l'abolizione; non solo per la sua palese incostituzionalità, violando l'articolo 24 del diritto alla difesa per tutti, ma anche perché configurava i reati di corruzione e patrocinio infedele.
Mattarella non avrebbe potuto lasciarlo passare, ma la sua cancellazione alla Camera, o quantomeno la sua modifica, con il conseguente rinvio al Senato per l'approvazione finale del decreto modificato, avrebbe rischiato di eccedere la sua scadenza. Il capo dello Stato avrebbe potuto impuntarsi su questo, era nel suo pieno diritto costituzionale rinviare il decreto alle Camere dopo la sua conversione con l'articolo incriminato, determinandone la decadenza. Ma non l'ha fatto. Ha scelto invece di salvare in extremis il decreto fascistissimo, con l'escamotage di firmarlo “contestualmente” ad un altro decreto ad hoc del governo che “sanava” lo sbrego costituzionale estendendo il premio a tutti i soggetti (avvocati, operatori di ong ecc.) coinvolti nel rimpatrio volontario e indipendentemente dall'esito del procedimento. In questo modo, come hanno notato alcuni costituzionalisti, non si può più parlare di moral suasion da parte di Mattarella, ma di una vera e propria complicità con un atto di arroganza del governo che ha umiliato il parlamento e stracciato ogni regola istituzionale.

L'esultanza di Meloni e l'inconsistenza dell'opposizione
“Con l’approvazione definitiva del decreto sicurezza – poteva così esultare la premier neofascista dal vertice europeo di Cipro - il governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, blindare chi indossa una divisa e affermare con chiarezza un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile. Più strumenti per contrastare violenza, degrado, occupazioni abusive, criminalità diffusa e immigrazione illegale. Più tutele per le forze dell’ordine, per i cittadini onesti. Avanti così”. Ciò a dimostrazione che la sconfitta referendaria non le ha fatto abbassare più di tanto la cresta, e men che meno rinunciare al suo disegno di rimettere l'Italia in camicia nera sfruttando anche l'ultimo anno di legislatura. E che è ancora necessario e urgente che tutte le masse anticapitaliste, antifasciste e democratiche si uniscano per buttarla giù al più presto con la lotta di piazza.
Da parte loro i leader dell'imbelle opposizione parlamentare del cosiddetto campo largo (PD, M5S, AVS, IV e + Europa), completamente sdraiati sulla Costituzione borghese e anticomunista, e lungi dal chiamare le masse alla mobilitazione contro il decreto fascistissimo, non hanno neanche denunciato in aula la natura neofascista del governo di Mussolini in gonnella, né la responsabilità di Mattarella nell'aver avallato e salvato questo provvedimento mostruoso. Invece si sono contentati di attuare un ostruzionismo simbolico, consistente nel prolungare fino a poche ore dalla scadenza la maratona oratoria di due giorni alla Camera iscrivendosi in massa a parlare, e di contestare il governo sul suo stesso terreno della “sicurezza”, che avrebbe “fallito” di assicurare agli italiani, rinviando la resa dei conti alle elezioni politiche del 2027 che contano di poter vincere sfruttando l'onda lunga della vittoria del No al referendum sulla giustizia.

Conte e Schlein in concorrenza con Meloni sulla sicurezza
I deputati del PD hanno innalzato in aula cartelli di protesta con la scritta “La nostra sicurezza è la Costituzione”. La loro capogruppo, Chiara Braga, intervenendo sulla ricorrenza del 25 Aprile, ha incentrato tutto il discorso sulla Costituzione “che, qualche mese fa, voleva essere sfregiata da chi si rifà a quelle ideologie e che noi non abbiamo permesso di sfregiare e non permetteremo mai di sfregiare, a difesa di questa istituzione, della nostra Costituzione e della nostra democrazia”.
Il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha accusato il governo di non aver fatto abbastanza per la sicurezza, perché gli sbarchi sono aumentati e i poliziotti diminuiti, promettendo che rimedierà il campo largo dopo aver vinto le elezioni: “Mancano 25.000 tra carabinieri e poliziotti. Allora, vi diciamo: non vi preoccupate, siamo agli sgoccioli, ci lavoreremo noi”, ha detto il liberale trasformista, chiudendo l'intervento con l'invito alla maggioranza di governo a leggere i “139 articoli della nostra Costituzione. Viva l'Italia democratica, vista la nostra Costituzione antifascista”.
Anche la segretaria del PD, Elly Schlein, ha accusato il governo di aver “fallito” sulla sicurezza e di non aver assunto abbastanza poliziotti, ma solo coperto il turn-over: “Se volete fare qualcosa di serio (per la sicurezza, ndr), le nostre opposizioni sono sempre disponibili con risposte e proposte molto concrete”, si è offerta. Quanto al decreto sicurezza, che “appare inutile anche rispetto agli obiettivi di sicurezza che vorrebbe raggiungere”, lo ha praticamente abbassato a uno strumento di propaganda, riducendo anche lei la lotta contro il governo neofascista alla sfida elettorale: “È inutile che parliate di sicurezza per coprire, ancora una volta, i fallimenti di un Governo che, in 4 anni, non è riuscito a fare nulla per migliorare la vita dei cittadini. Lo faremo noi”, ha detto infatti chiudendo la sua dichiarazione di voto contrario.
Alla fine, tutta la protesta che i partiti di opposizione sono riusciti ad esprimere è stata quella di alzarsi in piedi a cantare “Bella Ciao”. Salvo poi unirsi, contraddittoriamente e scioccamente, al coro dei deputati di FdI che hanno intonato l'Inno di Mameli nazionalista e patriottardo, in evidente risposta spregiativa alla canzone partigiana e al 25 Aprile.
 
29 aprile 2026