Intervento di Enrico Chiavacci all'assemblea provinciale di Firenze della FISAC CGIL
Chiavacci: il governo Meloni va cacciato dalle piazze e non contando sulle elezioni

Qui di seguito pubblichiamo ampi stralci dell'intervento, molto applaudito, pronunciato all'assemblea provinciale di Firenze della FISAC CGIL dal compagno Enrico Chiavacci. La medesima traccia, naturalmente aggiornata all'attualità, rimarrà il cardine anche degli interventi del compagno nelle prossime assemblee regionali e nazionali di categoria.
 
Il referendum sulla controriforma Nordio si è tradotto in una grande vittoria del campo antifascista e “democratico”. Una vittoria che si è potuta realizzare soprattutto grazie agli astensionisti di sinistra che ancora una volta sono scesi in campo per difendere le libertà e gli assetti democratico-borghesi da ulteriori peggioramenti. Come già avvenuto in passato per l'acqua pubblica o per la tornata del referendum renziano di qualche anno fa sulla riduzione dei parlamentari, questo aspetto deve far riflette anche la nostra Organizzazione che non dovrebbe accettare alcun tipo di qualunquismo sul fenomeno dell'astensione, che nella maggioranza dei suoi casi esprime una vera propria posizione politica.
Ma il lavoro è appena iniziato; non tragga in inganno il parziale riposizionamento tattico di Meloni. La polemica con trump sul Papa è utile a tenere a se i cattolici, così come la sospensione dell'accordo con Israele che nulla cambia nella sostanza, è solo fumo negli occhi finalizzato ad ammorbidire quella fattiva complicità che esiste da sempre e che continua, con le mire imperialiste e sterminatrici del governo sionista di Tel Aviv.
Verrebbe da dire “Che fare?”, ma senza scomodare gigandi del passato che dovrebbero essere ripresi e studiati a fondo per comprendere meglio l'attuale situazione internazionale, io dico “E ora?”
E ora, come procediamo?
Personalmente non condivido affatto la posizione di coloro che vedono nelle prossime elezioni politiche l'orizzonte fondamentale per mandare a casa Meloni. E questo perché non sappiamo come arriveremo a quell'appuntamento dal punto di vista dell'assetto istituzionale, ed anche se le forze istituzionali d'opposizione – per me di cartone – avranno gli strumenti per convincere gran parte delle masse popolari che possono fidarsi di loro o, quantomeno, di turarsi il naso e votare anche stavolta il “meno peggio”. Un “meno peggio” che in trent'anni ci ha portato a questo punto in un percorso unico e condiviso, naturalmente coi necessari aggiustamenti tattici in base al governo in carica, in maniera bipartisan.
In Italia è certamente forte il richiamo alla Costituzione, anche se completamente disapplicata nelle sue parti più progressiste a partire dal diritto al lavoro, alla casa ed alla sanità gratuita per tutti e tutte. A me piacerebbe molto, come ho detto più volte anche nelle assemblee nazionali, discutere a fondo di Costituzione e capire perché nei fatti a “norma di Costituzione” che viene definita innanzitutto “antifascista e nata dalla Resistenza”, abbiamo in carica un governo sostanzialmente neofascista, e le organizzazioni dichiaratamente neofasciste come Casapound e Casaggì sono accettate, e tutelate e protette dalle cosiddette “forze dell'ordine”.
Di quale ordine si parla lo si è visto anche qualche giorno fa quando sono state comminate pesanti sanzioni amministrative a compagni e compagne che hanno protestato in piazza Tanucci contro l'apertura della sede provinciale di Futuro Nazionale, altro partito neofascista, ed altri che hanno semplicemente srotolato degli striscioni di protesta davanti alla sede di Fratelli d'Italia,
Siamo arrivati addirittura alla sistematica perquisizione di compagni e compagne solo perché protagonisti della lotta d'opposizione ai decreti sicurezza ed al sionismo imperialista e sterminatore. In questi casi non importa qual è il grimaldello con i quali la Questura tenta di giustificare i blitz, perché la repressione del dissenso è ormai il modus operandi del governo neofascista Meloni nella sua politica interna.
Mentre nei primi casi non è mancata, nel secondo pesa l'assenza di una solidarietà da parte della CGIL che invito a fare per mezzo dei compagni e delle compagne che in questa sala hanno anche incarichi confederali.
Venendo a sintesi su questo punto quindi, per me attendere le prossimi elezioni vuol dire concedere altro tempo a Meloni per portare a termine il suo disegno presidenzialista e neofascista. A mio avviso il governo Meloni va cacciato immediatamente e con la piazza da un grande fronte unito che raccolga tutte le forze antifasciste senza alcuna preclusione alcuna, da quelle istituzionali, a quelle extraparlamentari, movimentiste ed anarchiche disposte a lottare per questo obiettivo. Poi dopo dibatteremo su cosa ciascuno di voi vorrebbe dopo; ma al momento la cacciata del governo Meloni è l'unico obiettivo urgente che dovremmo porci anche per cancellare tutte le riforme antipopolari e liberticide perpetrate da Meloni.
Quest'ultimo elemento sembra scontato, ma non lo è. Ricordo solo, ad esempio e monito, che gli attuali Decreti Sicurezza furono inaugurati da Minniti (PD) e ripresi, ampliati e peggiorati da tutti i governi che si sono succeduti, nessuno escluso.
L'ultima parte del mio intervento riguarda le questioni di settore, e nello specifico una breve analisi della piattaforma per il rinnovo del contratto ABI votata all'unanimità dall'Assemblea Generale della FISAC CGIL. La piattaforma rivista in sintesi dalle segrererie generali intersindacali è ampia e corposa. Spero di votare favorevolmente anche il risultato che ci sarà presentato dopo la trattativa che partirà dopo le assemblee nei luoghi di lavoro. Vedremo.
In ultimo il settore Federcasse, delle BCC, che mi riguarda direttamente. Al momento abbiamo completato la Commissione “salario” e stiamo lavorando a quella della “Bilateralità”. Naturalmente posso parlare brevemente delle due nelle quali anch'io sto lavorando.
In generale sulle piattaforme credo che dovremmo identificare con maggior precisione quali sono i punti che non saremo disposti a trattare e sui quali non accetteremo arretramenti da parte di controparte. E dobbiamo indicarli adesso, presentarli sinceramente in maniera trasparente nelle assemblee nei luoghi di lavoro, capire cosa pensano e tenerne conto. Solo con la trasparenza e la sincerità potremmo compattarli ed averli al nostro fianco qualora i tavoli non saranno sufficienti a raggiungere, soprattutto sul salario, sui diritti e sulla riduzione del precariato (ma noi dovremmo puntare alla cancellazione del precariato in generale ed in particolare in un settore ricco come il nostro), quello che ci spetta come lavoratrici e lavoratori del credito.

29 aprile 2026