Iran, Libano e Gaza
Trump annuncia tregue e negoziati inesistenti
Continua il genocidio nazisionista a Gaza
Hezbollah: “il popolo di questa terra rimane la vera garanzia per contrastare questa aggressione e porre fine all'occupazione”
 
Alla vigilia della scadenza del cessate il fuoco, il 21 aprile, il criminale di guerra Trump annunciava una nuova proroga questa volta a tempo indeterminato sulla base, dichiarava, di una richiesta del Pakistan e in attesa di ricevere una proposta iraniana. E aggiungeva di aver ordinato allo schieramento militare mobilitato per l'aggressione all'Iran di proseguire il blocco e di rimanere nella piena operatività, ossia a mantenere tutte le condizioni dell'aggressione compreso il blocco di Hormuz; dava comunque il via alla partenza della delegazione americana guidata dal vicepresidente Vance per un secondo giro di negoziati a Islamabad, subito rientrata perché quella iraniana non partiva nemmeno da Teheran; il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi iniziava invece un giro diplomatico che lo avrebbe portato in Pakistan, in alcuni paesi arabi del Golfo, Oman e Qatar, e in Russia.
Situazione analoga nella guerra di aggressione sionista al Libano. Il 23 aprile, dopo il secondo incontro a Washington tra la delegazioni sionista e quella governativa libanese, il criminale Trump annunciava una proroga di tre settimane della tregua in Libano, così che la scadenza del 26 aprile valida per i primi 10 giorni veniva prorogata fino al 17 maggio. La differenza con l'aggressione all'Iran era che, così come dopo la tregua di dieci giorni prima, il criminale Netanyahu continuava a bombardare tutto il sud del paese, a impedire il ritorno delle centinaia di migliaia di profughi cacciati dalle loro case e a demolire i villaggi, compresi quelli degli ex alleati cristiano maroniti. A minacciare di radere al suolo anche quelli poco sopra il fiume Litani spostando in profondità nel territorio libanese la cosiddetta “linea gialla” che segnerà il nuovo confine provvisorio nelle intenzioni del governo nazisionista; in altre parole di fare terra bruciata per la popolazione come a Gaza nel genocidio palestinese. Che peraltro prosegue nella più completa criminale indifferenza dei governi imperialisti alleati dei nazisionisti, da quello del tedesco Merz e della neofascista Meloni in testa.

Negoziati con l'Iran in stallo eTrump sposta l'ultimatum
In una nota diffusa dalle agenzie iraniane del 21 aprile si spiegava che al momento
non vi sono prospettive di possibili negoziati. Dopo l'intervento del Pakistan come mediatore e la richiesta di cessate il fuoco avanzata dagli Stati Uniti, l'Iran ha accettato tale cessate il fuoco e i successivi negoziati, nel tentativo di porre fine alla guerra sulla base del quadro in dieci punti presentati e accettati dagli Stati Uniti. Tuttavia, subito dopo, la parte americana ha iniziato a violare gli impegni presi a partire dal sostegno dell'aggressione sionista al Libano che non si fermava, salvo i bombardamenti su Beirut. Già nel primo round di negoziati a Islamabad, gli americani hanno avanzato numerose richieste eccessive, di fatto in contrasto con il quadro iniziale dei colloqui, e questo ha portato a una situazione di stallo totale. Nonostante la sconfitta sul campo di battaglia, gli Stati Uniti hanno ritenuto di poter compensare il fallimento bellico avanzando richieste eccessive nei negoziati, proseguiva la nota, fino a decidere il blocco di Hormuz per le navi dirette nei porti iraniani.
Il 27 aprile nel corso della sua visita a Mosca il ministro iraniano Araghchi ripeteva che “l'Iran si trova di fronte alla più grande superpotenza mondiale, ma gli Stati Uniti non hanno raggiunto nemmeno uno dei loro obiettivi. Ecco perché il presidente Donald Trump chiede di negoziare e noi stiamo valutando questa opzione”. Una posizione non molto diversa l'esprimeva in contemporanea in un incontro con gli studenti a Magonza il cancelliere tedesco Friedrich Merz, affermando che gli Stati Uniti stanno subendo un'umiliazione nella guerra contro l'Iran, avvertendo che Washington non ha una chiara via d'uscita dal conflitto mentre Teheran sta prendendo il sopravvento.

La Resistenza libanese risponde all'aggressione sionista
La tregua annunciata dal criminale Trump in Libano non durava neanche due minuti, lo spazio tra due note di agenzia, dato che aerei sionsti lanciavano tre raid consecutivi sulla città di Kunin, nel sud del paese, che il criminale Netanyahu erano dovute a attacchi di Hezbollah e altro non erano che l'applicazione del diritto alla libertà di azione prevista dall'accordo.
La Resistenza libanese rispondeva che le sue operazioni erano contro i soldati sionisti occupanti e a testimonianza dell'intensità degli scontri in corso ricordava che lo stesso esercito sionista aveva ammesso il 23 aprile che 45 dei suoi soldati erano rimasti feriti nella regione nelle precedenti 48 ore, per un totale di 735 dall'inizio dell'agressione, lo scorso 2 marzo.
In una dichiarazione del 26 aprile del suo Ufficio Stampa, Hezbollah denunciava che il Libano "non ha avuto voce in capitolo né posizione" in tale accordo e pertanto "non lo ha approvato", aggiungendo che le rivendicazioni rappresentano un tentativo di eludere la sovranità libanese. La Resistenza dichiarava che le sue operazioni contro le forze e gli insediamenti israeliani non sono altro che una risposta legittima a oltre 500 violazioni del cessate il fuoco dall'inizio della tregua da parte degli aggressori, nel pieno disprezzo per tutte le leggi e le convenzioni internazionali. Criticava la debolezza delle autorità libanesi nella trattativa, che deve vertere su la fine dell'aggressione israeliana via terra, mare e aria, il ritiro di Israele da tutti i territori libanesi occupati, il rilascio di tutti i detenuti, il ritorno degli sfollati nelle loro città e villaggi e la ricostruzione, mentre rilanciava l'impegno “a difendere la propria terra e il proprio popolo, in virtù di un diritto garantito dalle carte internazionali". "Non aspetteremo né faremo affidamento su una diplomazia fallimentare o su un'autorità statale che ha abdicato alle proprie responsabilità", concludeva Hezbollah, sottolineando che "il popolo di questa terra rimane la vera garanzia per contrastare questa aggressione e porre fine all'occupazione". Il cui vero obiettivo, denunciava il segretario generale di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, il 27 aprile, è ora chiaro a tutti: "l'occupazione del Libano nell'ambito del cosiddetto progetto del 'Grande Israele'".

Genocidio a Gaza
Una dichiarazione del 23 aprile del Movimento di Resistenza Islamica Hamas rilanciava l'appello alla comunità internazionale, alle Nazioni Unite e a tutte le parti interessate affinché intervengano per porre fine alla serie di uccisioni e crimini quotidiani perpetrati dall'esercito di occupazione e dai suoi coloni terroristi contro il popolo palestinese, minacciato di sterminio e sfollamento forzato a Gaza e in Cisgiordania. Nella Striscia gli occupanti sionisti hanno commesso 2.400 violazioni dell’accordo di “cessate il fuoco” siglato lo scorso ottobre.
La dichiarazione denunciava anche l'ingiustificato silenzio e l'inazione della comunità internazionale di fronte a questi crimini e violazioni, che, a suo dire, incoraggiano il criminale di guerra Netanyahu e i membri del suo governo terroristico a perpetrarli. Ciò costituisce un fallimento internazionale e globale nel rispetto degli obblighi legali e morali, tra cui il dovere di proteggere i civili e preservare i principi del diritto internazionale umanitario.
Nell'aggiornamento al 26 aprile, il genocidio palestinese a Gaza è salito a 72.587 morti e 172.381, dei quali 811 morti e 2.278 feriti dopo l'accordo del “cessate il fuoco”.

29 aprile 2026