Genova: 10 mila antifascisti in piazza. Il giorno precedente, combattivo corteo “accerchia” la sede dei fascisti di Casapound
Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Quando si nomina Portofino a molti il pensiero vola presso quel borgo marinaro incastonato, simile a una perla, in una fessura della Riviera Ligure. A quel golfo che raccoglie vive suggestioni, odori di mare, e in cui il tempo sembra si sia dimenticato di scorrere. Per gli antifascisti genovesi, e liguri, nominare il borgo di Portofino, differentemente, significa fare un salto nel passato e approdare nella terribile notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1944, quando la Sicherheitspolizei di Genova, comandata dal colonello e boia di Genova, Siegfried Engel, prelevò dal carcere genovese di Marassi 21 partigiani e un civile per condurli in catene presso il castello San Giorgio di Portofino sede del comando della Kriegsmarine. Nelle celle del castello i partigiani vennero torturati, seviziati. Non per strappare a loro segreti, confessioni, ma per pura crudeltà. In seguito, i partigiani vennero trascinati, di notte e in segreto, in una spiaggia situata sotto il castello San Giorgio; spiaggia dell’Olivetta, schierati contro la scogliera e con raffiche di mitraglia fucilati. Con la fattiva collaborazione di fascisti locali, raccolti in una Brigata Nera diretta dal boia del Tigullio Vito Spiotta (condannato a morte e fucilato al poligono di Genova Quezzi, 11 gennaio ’46), i partigiani vennero legati assieme con del filo di ferro, avvolti con delle reti di pescatori, zavorrati con delle pietre, caricati su un barcone, e probabilmente, con l’intento di negare loro una sepoltura, gettati in mare.
Ma il mare non nasconde, il mare restituisce; ogni granello di sabbia su quella spiaggia parla ancora della scintilla che quei partigiani seppero suscitare, e racconta ancora della viltà di chi, fascista, scelse la morte per soffocare la libertà.
Il 25 Aprile a Genova si sono svolte molte iniziative; in ogni quartiere della città sono avvenute, nei pressi delle lapidi di partigiani caduti, pose di corone. Due le manifestazioni che hanno avuto maggiore partecipazione; quella degli antagonisti e quella organizzata dall’ANPI e dalle istituzioni locali.
Il 24 aprile sono scesi in piazza oltre un migliaio di antagonisti, antifascisti e anticapitalisti raccolti in varie sigle, e assieme a loro studenti, giovani, tanti giovani con bandiere della Palestina e tanta voglia di farsi sentire, di urlare la loro rabbia, la loro determinazione, di gettare i loro corpi nella lotta. Il concentramento è stato dato in piazza Alimonda (dagli antifascisti genovesi rinominata piazza Carlo Giuliani; il manifestante ucciso, durante il G8, il 20 luglio 2001). Il corteo ha ritmato: Siamo tutti antifascisti - Siamo tutti Carlo Giuliani - Genova è solo antifascista.
La combattiva manifestazione ha percorso alcune strade in modo da compiere un ipotetico anello attorno al covo fascista di Casapound sito in via Montevideo e protetto, con una decina di cellulari e barriere antiintrusione in ferro, dalle cosiddette forze dell’ordine. In direzione del covo fascista, oltre alle ripetute parole d’ordine antifasciste, sono stati lanciati dei fumogeni. Poi il corteo ha proseguito, con varie soste necessarie per dare la parola agli organizzatori su tematiche riguardanti la Resistenza e per dare modo agli attivisti di attaccare sui muri striscioni che contestavano la presenza dei covi fascisti in città e contro la guerra imperialista. A conclusione il corteo è arrivato in piazza De Ferrari.
La manifestazione indetta dall’ANPI e dalle istituzioni, si è svolta al mattino del 25 Aprile. Concentramento in via Cadorna (presso la stazione ferroviaria di Genova Brignole). Presenti oltre diecimila antifascisti, accompagnati dalla Filarmonica Sestrese che ha suonato musiche riconducibili all’eroica esperienza partigiana. Il corteo ha proseguito per via XX Settembre sostando in raccoglimento qualche minuto sotto il Ponte Monumentale in cui si trova il Sacrario dei Caduti Partigiani (nella sola città di Genova 1.863 partigiani caduti e 2.250 furono i deportati nei campi di concentramento).
Conclusione in piazza Matteotti, talmente gremita da non riuscire ad accogliere tutti gli antifascisti; la coda del corteo è rimasta fuori. Da un palco posizionato all’ingresso del Palazzo Ducale hanno preso la parola il presidente provinciale dell’ANPI Massimo Bisca, la sindaca di “centro-sinistra” di Genova Silvia Salis, che ha dichiarato che la Resistenza è la festa di tutti, ma non per tutti, poiché non può appartenere a chi usa la forza per schiacciare i popoli indifesi e a chi usa la violenza contro le donne. Ha quindi preso la parola il presidente della Regione di “centro-destra” Marco Bucci il cui intervento è stato subissato di fischi dall'inizio alla fine, mentre l’orazione ufficiale è stata affidata alla scrittrice Benedetta Tobagi, che ha parlato del ruolo delle donne nella Resistenza senza le quali non sarebbe stata possibile. Ha legato quindi quel passato con il presente; guerre, migranti, diritti sociali e antifascismo.

29 aprile 2026