I colonialisti russi in fuga dal Mali
I jiahidisti all'assalto del governo golpista filoPutin

Fra il 25 e il 26 aprile le forze tuareg del Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla) e i qaedisti del Gruppo di Sostegno all’Islam e ai Musulmani (Jnim) hanno condotto attacchi coordinati contro una decina di città del Mali a partire dalla capitale Bamako e il suo aeroporto. Un attacco che ha messo in difficoltà il regime del generale golpista Assimi Goïta che ha preso il potere nel 2020 e che ha rivelato la debolezza della sua protezione militare organizzata dal Cremlino con reparti dell'Africa Corps, eredi della Wagner disciolta nel 2025.
L'attacco delle forze del Fla ha investito Kidal e Gao, nel nord-est del paese, quello delle milizie jihaidiste di Jnim, la capitale e Kati nel sud-ovest; l'esercito governativo e i mercenari russi non sono riusciti a coprire in maniera efficace le due regioni contemporaneamente. Gli insorti hanno ripreso il controllo di Kidal, la città del nord bastione dell’indipendentismo tuareg, riconquistata dai golpisti solo lo scorso anno mentre a Kati, dove risiedono protetti i capi della giunta di Bamako, hanno ucciso il ministro della Difesa, Sadio Camara, numero due del governo. Il 2 maggio le forze tuareg annunciavano di aver conquistato anche la base militare di Tessalit.
La debolezza dei colonialisti russi in Mali si era manifestata sempre più chiaramente a partire dallo sorso anno quando il Cremlino era stato costretto nei primi sei mesi a effettuare diversi trasporti di armi, da carri armati a veicolo blindati e missili e financo un bombardiere, per potenziare le difese dei circa 1.500 soldati distribuiti nelle basi dell'Africa Corps. Una missione di rinforzo facilitata dagli accordi con lo stato costiero della Guinea Conakry che rappresenta di fatto l’accesso marittimo privilegiato dell'imperilismo russo in Africa Occidentale. Il gruppo mercenario che risponde direttamente al servizio segreto militare russo, ha il compito soprattutto di mantenere il controllo di parti del territorio e dei ricchi giacimenti di oro che interessano a Mosca.
Un compito che la veloce ritirata a fronte dell'attacco dei milliziani tuareg e jiahidisti mostra quantomeno l'attuale fallimento del protettorato russo nell’area, a partire da quello del governo golpista filoPutin di Bamako, uno dei tre membri, insieme a Burkina Faso e Niger, dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES).

6 maggio 2026