Cortei promossi da Cgil, Cisl, Uil e separatamente dai sindacati di base A Taranto Montanari accosta la foto di Meloni a quella di Mussolini
Celebrato il 1° Maggio nelle piazze d'Italia
Cisl e Uil in linea con il governo neofascista Meloni. Debole distinguo della Cgil. Lavoratrici e lavoratori, in particolare quelli più giovani, contro il governo. Il manganello di Mussolini in gonnella si è abbattuto su Askatasuna
Il PMLI invita a buttare giù il governo neofascista Meloni. A Pontassieve (Firenze) abbandona la piazza appena inizia a parlare l'oratore ufficiale della Cisl in segno di disaccordo. A Firenze un giovane compagno del PRC chiede il fazzoletto del PMLI offrendo 20 euro. Diffusi l'Editoriale di Cammilli per il 1° Maggio e l'Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia
Dopo solo sei giorni dal 25 Aprile le piazze di tutta Italia si sono riempite di nuovo per la Giornata Internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori. Il tema scelto dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil è stato quello del contrasto al lavoro povero e precario, tenendo conto delle trasformazioni del “mondo del lavoro”, condensato nello slogan “lavoro dignitoso, contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l'Italia che cambia nell'era dell'intelligenza artificiale”.
Una scelta debole, non all'altezza della gravità della situazione economica e sociale del nostro Paese, e rispetto alle aggressioni imperialiste e ai pericoli sempre più concreti di una guerra mondiale interimperialista. Un posizionamento troppo prudente verso il governo che inevitabilmente ha creato disorientamento, malumore, distinguo e dissociazione, tanto da rendere difficoltoso, salvo pochi casi isolati, il manifestare uniti come sarebbe auspicabile. Nonostante alcuni appelli a scendere in piazza tutti assieme come avvenuto per lo sciopero generale del 3 ottobre scorso, come ad esempio quello del “Coordinamento lavoratrici e lavoratori autoconvocati” per un Primo Maggio unitario, forse mai come quest'anno le manifestazioni alternative a quelle dei sindacati confederali sono state cosi numerose e partecipate.
Cisl e Uil addirittura hanno espresso posizioni in linea con l'operato del governo. Basti vedere quanto successo con il cosiddetto “decreto lavoro”, che da alcuni anni il governo vara in maniera propagandistica e provocatoria a ridosso del Primo Maggio. Un decreto che non incide di un euro sui salari dei lavoratori, dopo che l'unica misura positiva annunciata, quella sul rimborso degli arretrati in caso di ritardo della firma dei contratti, è stata eliminata. Il tutto si riduce ai soliti sgravi fiscali per le aziende, quasi un miliardo di euro. Nonostante questo il sindacato della Fumarola esprime “Grande soddisfazione per gli elementi illustrati dal Governo. Primo passo verso un Patto sociale per rilanciare retribuzioni, tutele e occupazione di qualità”.
Parole inaccettabili quelle della segretaria della Cisl rilasciate alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione unitaria nazionale a Marghera
di Cgil, Cisl e Uil, che ha ripetuto, seppur con toni meno trionfalistici, nella piazza di quello che fu il polo industriale di Venezia. Anche il segretario della Uil Bombardieri ha sottolineato come “la strada è quella giusta, un passo avanti importante”. Il suo sindacato si è oramai allineato alla Cisl nel fiancheggiare il governo, tanto che Bombardieri ha perfino speso parole positive su un altro tema, definendo “un primo passo verso una politica della casa” il ridicolo e del tutto inefficace piano del governo per l'emergenza abitativa, rimandato più volte e presentato a fine legislatura solo per evidenti scopi elettorali.
Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha usato toni diversi: “Questo è il governo che parla di salario giusto e poi non aumenta i salari ai suoi dipendenti. Che non sta riducendo la precarietà e sta favorendo la fuga dei giovani. Quindi è il momento di dire basta propaganda”. Queste e poche altre sono state le parole contro il governo di Mussolini in gonnella Meloni. Anche sulla guerra le sue affermazioni sono state ambigue: “Condivido al cento per cento quello che ha detto il Papa: non esistono guerre giuste” e, pur dichiarando “basta investimenti in armi, dobbiamo investire su sanità e scuola”, sono mancate accuse precise al riarmo dell'Italia e dell'Unione europea.
Ma la manifestazione di Marghera e le posizioni dei segretari confederali non sono rappresentativi della giornata. Ai “giudizi positivi” verso il governo, ai richiami al “Patto sociale” della Fumarola, alla contrarietà a tutte le guerre, quindi comprese quelle di liberazione e autodeterminazione, si è contrapposta la carica antigovernativa delle lavoratrici e dei lavoratori, in particolare di quelli più giovani, contro il precariato e lo sfruttamento, i salari da fame e il caro vita, contro la fascistizzazione di tutti gli ambiti di vita e di lavoro e, nella parte più avanzata, contro l'imperialismo e il capitalismo. Nei cortei anche tante bandiere palestinesi e accuse allo Stato genocida di Israele. Non poteva essere altrimenti alla luce dell'ennesima azione terroristica dei sionisti a danno della Flotilla proprio alla vigilia del Primo Maggio, abbordata addirittura al limite delle acque territoriali greche, con il sequestro degli attivisti, poi picchiati e torturati.
A Torino
hanno preso parte al corteo organizzato da Cgil, Cisl e Uil 15mila manifestanti. Si è concluso in Piazza Castello, mentre il nutrito spezzone di “Torino partigiana” si è diretto verso il quartiere Vanchiglia, dove si trova lo stabile ora vuoto di Askatasuna. Dallo spezzone sono state gridate queste parole: “Il centro sociale è stato sgomberato e il quartiere sotto assedio, da allora non ci siamo arresi. Abbiamo fatto nostra la lezione della Val di Susa ribelle, oggi spieghiamo perché non entreremo in piazza Castello, ma andremo in Vanchiglia. Di fronte all’ingiustizia scegliamo da che parte stare, scegliamo di essere partigiani e partigiane”.
Mentre il governo è clemente con i suoi rappresentanti travolti da scandali e ruberie, a Torino, con la complicità della giunta di “centro-sinistra”, si continua ad usare il pugno di ferro contro chi è “catalizzatore di dinamiche conflittuali” (definizione della polizia). È stato negato persino il Giardino delle fiabe di Aska per la tradizionale grigliata popolare del Primo Maggio. Quando i manifestanti, a cui va tutta la nostra solidarietà, hanno tolto il lucchetto e sono entrati nel giardino del Centro sociale sono stati subito respinti violentemente dalle manganellate della celere. In Piemonte, oltre a Torino, ci sono state una decina di manifestazioni, tra cui Biella
, dove ha partecipato attivamente il PMLI, che assieme ai militanti di altri partiti con la falce e martello ha animato il corteo (vedi articolo a parte).
In Lombardia i sindacati confederali hanno organizzato una dozzina di manifestazioni. Come sempre la più grande si è svolta a Milano
. Migliaia nel corteo che si è concluso in Piazza della Scala, ha cui ha preso parte anche una combattiva delegazione del PMLI, vero punto di riferimento per le lavoratrici e lavoratori più avanzati. Sempre a Milano, ma nel pomeriggio, si è svolto il May Day Parade, organizzato da sindacati di base e realtà antagoniste, aperto dallo striscione “No al modello Milano” (riferito alla città in mano alla speculazione edilizia e alla finanza) e “No War”, con i ritratti di Trump e Netanyahu (articolo a parte sulle due iniziative). Altre manifestazioni con migliaia di partecipanti si sono tenute a Bergamo
e Brescia
.
Più di 5mila manifestanti hanno sfilato per le vie di Trieste
, mentre in Emilia-Romagna le iniziative sono state moltissime. A Bologna,
come l'anno scorso, non si è fatto il corteo, ma una manifestazione in Piazza Maggiore, terminata con un concerto. Nel capoluogo emiliano si sono tenute anche altre iniziative organizzate dai sindacati di base Sgb, Si Cobas, Usb. Tradizionali cortei invece a Parma
e Piacenza
. A Cesena
, all'iniziativa organizzata dai sindacati confederali, il PMLI ha rappresentato il “punto rosso” della piazza (articolo a parte).
In Umbria
la manifestazione regionale confederale si è svolta a Umbertide
(Perugia), articolo a parte.
La Toscana è stata una delle regioni con più iniziative, dalle città ai piccoli centri. Il PMLI ha partecipato a quelle di Firenze
, Prato
, Fucecchio
, Pontassieve
, Barberino del Mugello
(vedi articoli a parte). Nell'area fiorentina ci sono state due iniziative, quella dei sindacati confederali a Sesto Fiorentino, nel capoluogo quella organizzata da alcuni sindacati di base come Usb e Cobas, a cui hanno partecipato alcuni partiti politici, tra cui il PMLI. A Firenze un giovane di Rifondazione ha voluto il fazzoletto del nostro Partito lasciando una cospicua sottoscrizione e commenterà l'Appello di Scuderi su Il Bolscevico
. Due i cortei anche a Prato: la mattina quello dei confederali, il pomeriggio quello organizzato dal sindacato Sudd-cobas. A Pontassieve, appena iniziato l'intervento dell'esponente della Cisl, i marxisti-leninisti hanno abbandonato la piazza in segno di dissenso. Alcune migliaia di manifestanti a Lari
, in provincia di Pisa, per il Primo Maggio organizzato dall'Associazione La Rossa.
A Roma
non c'è stato solo il concertone organizzato da Cgil, Cisl e Uil. Nel Quadrante est della capitale, manifestazione e corteo in Piazza dei Consoli contro il carovita, il precariato, la guerra, per aumenti salariali e in difesa del diritto di sciopero, organizzata da Collettivi e dal sindacato Si Cobas. Il concerto di Piazza San Giovanni è diventato oramai un evento musicale senza più collegamenti con il Primo Maggio. Nonostante questo quando Piero Pelù (al di là del giudizio sul cantante dei Litfiba) ha gridato dal palco “Palestina libera”, la piazza ha rilanciato ripetutamente lo slogan, segno che il pubblico giovanile era ricettivo a messaggi di impegno e di lotta, e non soltanto musicali.
A Napoli
in mattinata si è svolto un presidio in Piazza Municipio. Un'iniziativa con le istituzioni locali e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Nel pomeriggio la manifestazione nella zona Ovest della città, a cui hanno partecipato in più di 5mila, organizzata dai sindacati di base, collettivi e comitati, a cui hanno aderito alcuni partiti politici, tra cui il PMLI. I partecipanti hanno occupato temporaneamente i cantieri dell'ex Italsider di Bagnoli per protestare contro la lentezza del risanamento del vecchio centro siderurgico e contestare i maggiori responsabili, il neopodestà Gaetano Manfredi e il governatore della Campania Fico, entrambi eletti con il “centro-sinistra” o “ campo largo” che dir si voglia (articolo a parte).
In Puglia la manifestazione regionale confederale si è svolta a Santeramo in Colle
(Bari), un tempo al centro del fiorente “distretto del salotto” e attualmente epicentro di una profonda crisi industriale. A Taranto
si è svolto con successo il consueto “Uno Maggio libero e pensante”, che unisce musica e impegno politico, sociale e ambientale. Nel suo intervento dal palco il professore Tomaso Montanari ha affermato, tra le altre cose: “Da Benito a Giorgia c'è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo", accostando le foto dei vecchi e nuovi fascisti mostrando un collage che univa un manifesto elettorale di Meloni a una copertina de La Domenica del Corriere
con Mussolini. Il rettore dell'università per stranieri di Siena ha suscitato reazioni “bipartisan”, quelle scomposte e prevedibili del segretario provinciale di Fratelli d'Italia, ma anche le critiche del sindaco di Taranto Bitetti, eletto con il “centro-sinistra”.
In Sicilia l'epicentro del Primo Maggio è stato ancora una volta Portella della Ginestra
, in provincia di Palermo, dove nel 1947 i banditi e i mafiosi al soldo della reazione spararono sulla manifestazione di braccianti e lavoratori, uccidendone 11.
In Sardegna la manifestazione principale si è svolta Villacidro
, nel sud della regione, organizzata dalla sola Cgil. Anche questa una zona in profonda crisi, a causa della dismissione del settore legato alla lavorazione dei minerali e dei metalli e dell'industria in generale.
Questa giornata ha mostrato come sia sempre maggiore la distanza tra i sindacati istituzionali, i partiti che a parole si definiscono di sinistra e l'autentico spirito del Primo Maggio, che era e rimane una giornata di lotta internazionale del proletariato.
Il PMLI ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità, con il massimo impegno, per tenere alta la bandiera del 1° Maggio contro il capitalismo, l'imperialismo, il neofascismo e Mussolini in gonnella, invitando quanti sono disponibili a farlo, a lottare uniti per buttare giù il suo nero governo. Un messaggio che abbiamo portato ovunque siamo stati presenti, attraverso la diffusione di migliaia di volantini con l'Editoriale per Il Bolscevico
di Andrea Cammilli sul 1° Maggio e l'Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia, con i nostri cartelli, con la combattività, la determinazione, il coraggio e l'esempio delle nostre e dei nostri militanti e simpatizzanti.
6 maggio 2026