Nell'appello contro le primarie del “centro-sinistra” in vista delle elezioni politiche del 2027
Intellettuali democratici e antifascisti spargono illusioni elettorali, governative e costituzionali
“Contro le primarie: l'opposizione apra un dialogo con la società civile per un'alleanza di governo fondata sulla difesa e l'attuazione della Costituzione”. Con questo titolo riassuntivo, si apre l'appello che un nutrito gruppo di intellettuali democratici e antifascisti rivolgono ai partiti dell'opposizione parlamentare, affinché rinuncino alle primarie per scegliere il candidato premier del cosiddetto “campo largo” (PD, M5S, AVS, con possibile estensione a IV e +Europa), in vista delle elezioni politiche del 2027.
A firmarlo sono in oltre 30 tra noti accademici, come Gaetano Azzariti, Donatella Della Porta, Michela Marzano, Tomaso Montanari, Francesco Pallante, Nadia Urbinati, Mauro Volpi e Gabriele Pedullà, ex magistrati come Gherardo Colombo e Armando Spataro, e rappresentanti di associazioni politiche, come l'ex presidente di Libertà e Giustizia, Sandra Bonsanti, e la presidente in carica, Daniela Padoan.
L'appello prende le mosse dalla netta vittoria del NO al referendum costituzionale sulla controriforma governativa della giustizia, che per i firmatari è la dimostrazione della “straordinaria vitalità democratica e di un attaccamento ai valori costituzionali che deve trovare espressione e rappresentanza in un progetto condiviso di governo del Paese, per invertire la china che oggi coniuga distacco dalla politica e tentazione autoritaria”. E sottolinea che “le centinaia di migliaia di persone che negli ultimi mesi hanno dato vita a piazze, cortei, scioperi generali e manifestazioni per la pace – insieme alla miriade di comitati territoriali che ovunque hanno scelto di mobilitarsi per fermare il tentativo di instaurare anche in Italia una 'democrazia illiberale' – devono essere al centro della costruzione di un’alternativa di governo credibile”.
A tale scopo chiedono che le forze di opposizione “agiscano con grande determinazione unitaria, evitando lo strumento personalistico delle primarie nell’individuazione del o della leader della coalizione che si candida a governare il Paese”. E questo non soltanto perché le primarie “possono portare a divisioni e litigiosità”, rischiando di “allontanare parte dell’elettorato potenziale”, ma anche perché “spostano il confronto dal programma alla persona”, favorendo la tendenza plebiscitaria; “interferiscono di fatto con i compiti del Presidente della Repubblica” (la nomina del presidente del Consiglio, ndr), seguendo la logica del progetto governativo di premierato; e infine “incentivano la spettacolarizzazione della politica” e “possono alimentare l'astensione”.
Dopodiché l'appello si conclude chiedendo “un vero dialogo tra forze di opposizione e società civile, che individui un programma strutturato su pochi e chiari punti basati sulla difesa e l’attuazione della Costituzione, intesa come bussola per l’alternativa”, e auspicando che questa “alleanza” non si esaurisca con le elezioni, ma “inauguri percorsi di democrazia rappresentativa e partecipativa, capaci di restituire fiducia nelle istituzioni democratiche, rafforzando il legame tra cittadini e politica”.
L'astensionismo di sinistra è una scelta consapevole
A nostro avviso l'appello è condivisibile per quanto riguarda le critiche alle primarie, strumento che il PMLI ha denunciato fin da quando è stato adottato dalla “sinistra” borghese scimmiottando il sistema bipartitico Usa e sposando la perversione istituzionale presidenzialista impressa per primo da Berlusconi alle campagne elettorali. In questo quadro siamo d'accordo con le critiche di leaderismo e spettacolarizzazione delle politica, e in particolare con quelle di favorire tendenze plebiscitarie e il progetto piduista e presidenzialista di premierato portato avanti dalla premier neofascista Meloni. Non siamo d'accordo invece sulla premessa dell'appello, fondata su un'interpretazione errata della vittoria referendaria, così come sulla proposta politica che i firmatari ne derivano, che sparge a nostro avviso solo nuove illusioni elettorali, governative e costituzionali.
Non crediamo infatti che i milioni tra giovani e astensionisti di sinistra che sono tornati a votare in questa occasione, e che sono stati determinanti per la vittoria del NO, siano stati mossi dalla volontà di difendere la Costituzione in quanto tale, ma piuttosto per difendere le residue libertà democratiche borghesi, comprendendo che la controriforma della giustizia era un passaggio cruciale del disegno piduista e fascista complessivo di Mussolini in gonnella; e per ripagarla con una sonora sberla politica per la repressione sempre più capillare e violenta dei movimenti di lotta sindacali, giovanili e studenteschi contro la scuola repressiva e classista e contro il genocidio di Gaza, per la sua complicità con il fascioimperialista Trump e il boia Netanyahu, per i suoi decreti sicurezza fascistissimi, per i salari da fame e il carovita alle stelle, in difesa del diritto di sciopero e manifestazione, e mille altri sacrosanti motivi. E la sberla la ducessa l'ha sentita eccome, a giudicare dai riposizionamenti tattici a cui è stata costretta dopo la sconfitta referendaria.
Inoltre la grande partecipazione al referendum, in controtendenza rispetto alle elezioni politiche, amministrative ed europee, dimostra proprio che l'astensionismo di sinistra non ha niente a che vedere con la presunta “disaffezione alla politica”, ma al contrario un primo passo verso la presa di coscienza dell'inganno elettorale e parlamentare su cui si fonda il dominio di classe della borghesia. In realtà è una scelta consapevole, che viene usata dalle masse più sfruttate , oppresse ed emarginate quando si tratta di esprimere la sfiducia e il malcontento verso le corrotte istituzioni rappresentative borghesi e verso gli imbelli partiti dell'opposizione di cartone, che non tutelano i loro interessi e non si differenziano sostanzialmente dalla destra al potere, e non viene usata invece quando si tratta di battaglie concrete che possono incidere sulle loro condizioni reali.
Di conseguenza spargere di nuovo illusioni elettorali e parlamentari, chiedendo agli astensionisti di sinistra di tornare votare per decidere quale fazione del regime capitalista neofascista debba governare gli interessi della classe dominante borghese, sarebbe far fare loro un netto passo indietro, mentre occorre piuttosto far maturare politicamente il loro astensionismo dandogli una coscienza più avanzata di classe, antifascista, antigovernativa e anticapitalista.
Illusioni governative e realtà del neofascismo
D'altra parte, negli ultimi decenni, il proletariato e le masse popolari italiane hanno già fatto ampiamente e amaramente esperienza dei governi della “sinistra” borghese: alcuni con l'aggiunta di partiti della sinistra trotzkista e pseudocomunista, come con i governi di “centro-sinistra” di Prodi 1, D'Alema, Amato e Prodi 2; con i governi Letta (con Berlusconi e Alfano), Renzi, Gentiloni e Conte 2, e con la partecipazione a quelli “tecnici” di Dini, Monti e Draghi. Inoltre, riproporre nuovamente queste illusioni governative, inseguendo il miraggio di un'“alternativa di governo credibile”, cioè di fatto la vittoria del “campo largo” sul “centro-destra” alle prossime elezioni, consente alla neofascista Meloni di restare in sella un altro anno per affamare ulteriormente il popolo, distruggere e privatizzare la sanità, la scuola e gli altri servizi pubblici, continuare la fascistizzazione e il riarmo del Paese e lanciarlo in nuove imprese interventiste in Medio Oriente, attuare la legge elettorale truffa super maggioritaria e l'autonomia differenziata federalista per rafforzare il regime capitalista neofascista.
“Attuazione della Costituzione” o via maestra al socialismo?
Quanto al cuore della proposta programmatica dell'appello, cioè la “la difesa e l’attuazione della Costituzione, intesa come bussola per l’alternativa”, si tratta di un'altra grande illusione, un falso mito: intanto perché non è più la Carta varata nel 1948, per le modifiche piduiste e da destra che ha subito in tutti questi anni. E poi perché, anche se potesse essere attuata integralmente, come sottolineava il Segretario generale e Maestro del PMLI, Giovanni Scuderi, nell'editoriale dell'aprile 2024 dal titolo “La via maestra per cambiare l'Italia”, scritto in occasione del 47° Anniversario della fondazione del Partito, “essa è a tutti gli effetti una costituzione borghese, capitalista, antiproletaria, antirivoluzionaria e anticomunista, che assicura il potere politico, economico e istituzionale alla borghesia. Mentre non riconosce il diritto alla rivoluzione, un diritto storico, sottolineato da Engels, che sta al di sopra di ogni e qualsiasi diritto, cioè il diritto degli schiavi moderni salariati di ribellarsi contro i padroni, gli sfruttatori e gli oppressori
”.
Tant'è vero che essa, benché si richiami all'antifascismo e sancisca il divieto di ricostituzione del partito fascista, non ha impedito il ritorno del fascismo al governo nelle vesti femminili, “democratiche” e costituzionali di Giorgia Meloni, così come non aveva impedito la nuova marcia su Roma elettorale e parlamentare, iniziata nel 1946 dal MSI del fucilatore di partigiani, Almirante, e completata nel 2022 da Mussolini in gonnella: “Come è possibile allora
– continuava l'editoriale di Scuderi - fare affidamento sulla Costituzione, in cui si riconoscono le due ali principali della classe dominante borghese, per cambiare l'Italia? Se non si abbandona ogni illusione costituzionale e non si intraprende la via maestra della Rivoluzione Socialista d'Ottobre niente di sostanziale potrà cambiare
”.
Perché è questo il vero cuore della contraddizione su cui invitiamo le intellettuali e gli intellettuali democratici e antifascisti a riflettere, e ad aprire una franca e aperta discussione col nostro Partito: la questione dell'abbattimento del sistema capitalista, che è la vera fonte della miseria e dello sfruttamento, del fascismo e della guerra, e la conquista del socialismo e del potere politico del proletariato, l'unica vera alternativa per cambiare realmente l'Italia. “Lo comprendano anche le intellettuali e gli intellettuali democratici antifascisti che in buona fede stravedono per la vigente Costituzione. La lotta rivoluzionaria per cambiare l'Italia non può fare a meno del loro contributo
”, li esortava infatti Scuderi.
Intanto noi ci auguriamo che riconoscano - come in parte è arrivato a farlo, pur in contraddizione con il persistere di illusioni elettorali, governative e costituzionali, Tomaso Montanari - che col governo Meloni siamo già in un regime neofascista, e non semplicemente al “tentativo di instaurare anche in Italia una 'democrazia illiberale'”. E che di conseguenza, dopo il successo straordinario della battaglia referendaria, è ancor più valido e attuale, nonché urgente, l'appello del PMLI a tutte le forze anticapitaliste, democratiche e antifasciste partitiche, sindacali, intellettuali e religiose, a dar vita ad un fronte unito per buttare giù al più presto con la lotta di piazza il governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella.
13 maggio 2026